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Pubblicata il: giugno 19, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie del 800 | Totali visite: 854 | Valorazione

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Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
In una breccia, allo smorir del cielo,
vidi un fanciullo pallido e dimesso.
Il fior caduto ravvis lo stelo;
io nel fanciullo ravvisai me stesso.
Ci rivedemmo all'ultimo riflesso;
e s, l'uno dell'altro ebbe piet.
Gli dissi: - Tu sei qui solo soletto:
un mucchiarello d'alga presso il mare.
Hai visto un chiuso, e tu non hai pi tetto;
di l c' gente, e tu vorresti entrare.
Oh! quella casa senza focolare:
non c', fuor che silenzio, altro, di l. -
Scosse i capelli biondi di su gli occhi.
- No! - mi rispose: - l c' il camposanto.
Tua madre ti riprende sui ginocchi;
tu ti rivedi i fratellini accanto.
Si trova un bacio quando qui s' pianto;
si trova quello che smarrimmo qui. -
- O fior caduto alla mia vita nuova! -
io rispondeva, - o raggio del mattino!
Io persi quello che non pi si trova,
e vano stato il lungo mio cammino.
A notte io vedo, stanco pellegrino,
che deviai su l'alba del mio d!
Felice te che a quello che rimpiango,
cos da presso, al limitar, rimani! -
- Misero me, che fuori ne rimango,
cos lontano come i pi lontani!
Alla porta che s'apre alzo le mani,
ma tu sai ch'io... non posso entrarvi pi.
S'apre a tant'altri gracili fanciulli,
addormentati sui lor lunghi temi,
addormentati in mezzo ai lor trastulli;
s'apre appena e si chiude e par che tremi:
assai se, l, venir tra i crisantemi
vedo la rossa veste di Ges!... -


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