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Pubblicata il: giugno 19, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie del 800 | Totali visite: 1552 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
I
O pallido croco,
nel vaso d'argilla,
ch' bello, e non l'ami,
coi petali lilla
tu chiudi gli stami
di fuoco:
le miche di fuoco
coi lunghi tuoi petali
chiudi nel cuore
tu leso, o poeta
dei pascoli, fiore
di croco!
Voi l'acqua di polla
ravvivi, o viole,
non chi la sua zolla
rivuole!

II
Ma messo ad un riso
di luce e di cielo,
per subito inganno
ritorna il tuo stelo
col donde l'hanno
diviso:
tu pallido, e fiso
nel raggio che accora,
nel raggio che piace,
dimentichi ch'ora
sei esule, lacero,
ucciso:
tu apri il tuo cuore,
ch' chiuso, che duole,
ch' rotto, che muore,
nel sole!


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passato tanto Ma non cambio Ho fatto danni su danni Mi sono fatto male E continuavo senza gridare Cerco di scappare Da un labirinto senza uscita Cerco, scavo ma faccio sempre Lo stesso girotondo La sera vedo il rosso del tramonto Con le sue nuvole viola In cui cerco il bianco Di cui sono fatte la mattina Quando il sole brilla in alto Come cerco in me Quello che mi faceva ridere Essere sereno e felice Di perder tempo Vorrei che il mio dolore Fosse muto e si nutrisse di silenzio Perch da quando parla Ripete sempre lo stesso lamento C chi nel dolore Ci nasce e ci muore Ma almeno ha la dignit Di non farlo pesare In fondo sar quel che devessere Sia che ci sia un temporale Che un sole tropicale Non sono io che scelgo Ne c nessuno da pregare La vita va da se Ed imprevedibile Proprio come te Come i tuoi occhi e il tuo cuore Impercrutabili e indecifrabili Per me che se penso al tuo sapore Ancora perdo la ragione. Daniele Paiaccia

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