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Pubblicata il: giugno 19, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie del 800 | Totali visite: 959 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
I

O cipresso, che solo e nero stacchi
dal vitreo cielo, sopra lo sterpeto
irto, di cardi e stridulo di biacchi:

in te sovente, al tempo delle more,
odono i bimbi un bisbillo secreto,
come d'un nido che ti sogni in cuore.

L'ultima cova. Tu canti sommesso
mentre s'allunga l'ombra taciturna
nel tristo campo: quasi, ermo cipresso,
ella ricerchi tra que' bronchi un'urna.

II

Pi brevi i giorni, e l'ombra ogni d meno
s'indugia e cerca, irrequieta, al sole;
e il sole freddo e pallido il sereno.

L'ombra, ogni sera prima, entra nell'ombra:
nell'ombra ove le stelle errano sole.
E il rovo arrossa e con le spine ingombra

tutti i sentieri, e cadono gi roggie
le foglie intorno (indifferente oscilla
l'ermo cipresso), e gi le prime pioggie
fischiano, ed il libeccio ulula e squilla.

III

E il tuo nido? il tuo nido?... Ulula forte
il vento e t'urta e ti percuote a lungo:
tu sorgi, e resti; simile alla Morte.

E il tuo cuore? il tuo cuore?... Orrida trebbia
l'acqua i miei vetri, e l ti vedo lungo,
di nebbia nera tra la grigia nebbia.

E il tuo sogno? La terra ecco scompare:
la neve, muta a guisa del pensiero,
cade. Tra il bianco e tacito franare
tu stai, gigante immobilmente nero.


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