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Pubblicata il: giugno 19, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie del 800 | Totali visite: 1656 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
I
Nel collegio d'Urbino il mio fratello
faceva in grande un piccolo ritratto.
Quando il gi fatto a noi parea pur bello,
sotto la gomma il bello era gi sfatto.
Tornavamo scontenti alla finestra
per guardare, intrecciati alla ringhiera,
se una carrozza per la via maestra
montava nella pace della sera.
Era pace nei cuori. Era l'esame
passato alfine con le sue lunghe ore:
tranquillo alfine da pi d lo sciame
ronzava nella nuova arnia maggiore.
Pi grande all'improvviso ogni fanciullo
si ritrovava dopo tante acquate;
il boccio apriva i petali in un frullo
meravigliando che gi fosse estate;
e che fosse gi colto, anzi, il ciliegio,
ma che di rosa si tingesse il melo;
che fosse tanto verde oltre il collegio,
ch'oltre la scuola fosse tanto cielo.
Si ronzava: non altro. Fra due scuole
gi chiuse, una di fronte, una alle spalle,
nel mezzo c'era l'aria, c'era il sole,
odor di timo e voli di farfalle.
Ma nell'ore, pi brevi ma pi lente,
di studio, tra due libri, ch'uno troppo
sapeva e l'altro non sapea pi niente,
stanchi del nostro insolito galoppo,
con tra le mani che sentian di lauro
e di busso, le guancie ancor di fiamma,
noi pensavamo al nostro bel San Mauro,
al babbo atteso d'ora in ora, a mamma...
Se il babbo, a casa, col pi grande ch'era
gi di liceo, portava anche noi tre!...
Era quello, lo studio: una preghiera,
prima che al babbo, o Dio presente, a te!
II
Il pi grande, un fanciullo esile e bianco,
nostro babbo d'Urbino, al suo ritratto
calmo attendeva; ed ogni tanto al fianco
gli era un di noi che gli chiedeva: E` fatto?
Quasi... Ma il babbo arriva questa sera.
ed il ritratto non sar finito!
Tornavamo a intrecciarci alla ringhiera,
a riguardare, ad appuntare il dito,
a dire, Vedi? a dire, Viene! O belle
serate, fin che il cielo era celeste,
e le vie bianche, e non ardean le stelle
sopra il nero di monti e di foreste!
Ma crescendo il silenzio, come triste
sonava la campana della cena;
mentre stelle lass, viste e non viste,
cadevan per l'oscurit serena!
Oh! non veniva, non veniva ancora!
Il ritratto, s, forse era venuto.
Anche due segni, l'opera d'un'ora,
di due: sarebbe vivo, bench muto.
S: finito in alcune ore, domani!
e s: domani, ci sarebbe anch'esso!
Lo spiegherebbe tra le sue due mani,
sorriderebbe tacito a s stesso;
e quindi al figlio, al caro primo, al vanto
di casa, al fiore che gi dava il frutto:
e poi, con gli occhi molli un po' di pianto;
anche ai minori - Eh! sapevate tutto? ! -
troverebbe una lode anche per loro...
Domani, dunque, all'ora del tramonto.
Il fanciullo, il domani, era al lavoro;
verso sera il lavoro era gi pronto.
Mancava un nulla. Noi fissi alla via,
a una carrozza che montava su...
Oh! gitt un grido, spinse tutto via,
e tutto in pianto non lavor pi!

III
Era il dieci d'agosto. Era su l'ora
dello scurire. L'ora del ritorno.
Non attese al ritratto egli d'allora
pi. Mai pi, da quell'ora e da quel giorno.
Quella sera restammo alla finestra,
ancora, ancora. Ma pareva in vano.
S: era, il babbo, in una via maestra:
s, ma come, ma quanto era lontano!
Oltre monti, oltre fiumi, oltre pianure,
oltre citt. Veniva da Cesena.
Di buon trotto. Non anco erano oscure
le strade. Solo. L'anima, serena.
Oltre fiumi, citt, monti, da un monte,
il caro figlio lo guardava in viso:
ne sfiorava la bianca larga fronte,
sorrideva al suo placido sorriso.
Oh! mio fratello, che fu mai? La bianca
fronte d'un tratto si macchi di stille
rosse, la testa in un attimo stanca
per sempre, si pieg, con le pupille
ferme in eterno... O tu che sei congiunto
a lui, ch'oltre lo spazio, oltre la vita,
vedevi allora, oh! non egli in quel punto
si sent su la fronte le tue dita?
La tua carezza non gli fu conforto
tra il sudor freddo e il rompere del sangue?
Non gli fu meglio, o mio fratello morto,
non veder l un doppio teschio esangue
dietro la siepe, e due vili ombre nere
fuggir nell'ombra; ma veder te, noi?
miseri, s, per sempre, ma vedere
nella via sola quattro figli suoi?
Nella via sola, dopo il soprassalto
di pianto, tutti quattro, orfani gi,
guardammo ancora. E poi guardammo in alto
cader le stelle nell'oscurit.


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