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Pubblicata il: giugno 19, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie del 800 | Totali visite: 1352 | Valorazione

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Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Siede sopra una pietra del cammino,
a notte fonda, nel nebbioso piano:
e tra la nebbia sente il pellegrino
le foglie secche stridere pian piano:
il cielo geme, immobile, lontano,
e l'uomo pensa: Non sorger pi.

Pensa: un occhiata quale passeggero,
vana, ha gettata a passeggero in via,
la sua vita, e impresse nel pensiero
l'orma che lascia il sogno che s'oblia;
un'orma lieve, che non sa se sia
spento dolore o gioia che non fu.

Ed ecco - quasi sopra la sua tomba
siede, tra l'invisibile caduta -
passa uno squillo tremulo di tromba
che tra la nebbia, nel passar, saluta;
squillo che viene d'oltre l'ombra muta,
d'oltre la nebbia: di pi su: pi su,

dove serene brillano le stelle
sul mar di nebbia, sul fumoso mare
in cui t'allunghi in pallide fiammelle
tu, lento Carro, e tu, Stella polare,
passano squilli come di fanfare,
passa un nero triangolo di gru.

Tra le serene costellazoni
vanno e la nebbia delle lande strane;
vanno incessanti a tiepidi valloni,
a verdi oasi, ad isole lontane,
a dilagate cerule fiumane,
vanno al misteroso Timbuct.

Sono passate . . . Ma la testa alzava
dalla sua pietra intento il pellegrino
a quella voce, e tra la nebbia cava
riprese il suo bordone e il suo destino:
tranquillamente seguit il cammino
dietro lo squillo che vana laggi.


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