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Pubblicata il: giugno 20, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie del 800 | Totali visite: 748 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
VI
E vide il vecchio, e gli mormor: "Pace".
E il vecchio scosse il capo: "Andai, lontano,
per aver lei, da tutto ci che piace!"
"Io fui cacciato": mormor il silvano.
E poi soggiunse: "e mi sbalz sul flutto
d'ogni procella il folle vento vano.
Cos mostrai le piaghe mie per tutto.
Altro non fui che pianta di mal orto,
pianta silvestra senza fior n frutto.
A me fu questo che tu vedi, il porto.
Per questa selva m'aggirai cattivo
e lasso e tristo e cieco e nudo e morto.
Morto non pur, ma come non mai vivo.
Era il mio nome per fuggir disperso,
qual foglia secca su corrente rivo.
DANTE, il mio nome. Ero nel nulla immerso,
quando, guardato in viso la ventura,
sorsi e descrissi tutto l'universo.
Descrissi l'uomo, e il sonno nell'oscura
selva e il risveglio, e l'apparir di fiere,
l'una che attrae, la coppia che spaura.
Mi seppellii sotterra per vedere.
Vidi n vivi i pi n morti, vidi
gli uomini bestie e l'anime pi nere.
Ebbro di lai, d'urli, di guai, di gridi,
mi lasciai sotto capovolto il male,
e giunsi a santi solitari lidi.
A un santo monte su per aspre scale
salii, dove la pena era gioconda.
Gli angeli ventilavano con l'ale.
Nel fuoco entrai. N'ebbi la vista monda.
Entrai l dove bene ci che piace,
e l'uomo obla, poi si rinnova, all'onda
di sacre fonti. E ritrovai la pace".


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