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Pubblicata il: giugno 19, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie del 800 | Totali visite: 732 | Valorazione

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Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
I
Sonata gi l'Avemaria
dalla chiesa di Caprona,
si sente correre via via
la schilletta che risna.
Il poco viene dopo il tanto;
come l nella capanna:
un pianto ancora, un po' di pianto,
dopo tanta ninnananna!

II
Un'ombra va col tintinno
di quel vecchio campanello;
e l'ombra passa lungo il rio,
gira il piccolo castello,
si ferma un poco ad ogni soglia,
come vuole ancor quel primo
che non si sa chi fu, che voglia;
ch'era Nimo, il vecchio Nimo.
III
Fu quando non c'era la fonte,
n la chiesa n il becchino.
Il suo muletto cadde in monte;
gli lasci solo il bronzino,
che avea maravigliato i botri
e le polle col suo canto,
quand'egli andava a su con gli otri,
al Saltello, al Lago Santo.

IV
Al suon di questo che, le notti,
nell'immobile abetina
squillava tra i silenzi rotti
dal crocchiar di qualche pina,
che su gli abissi senza voce
mise il suo dondolo blando;
ognuno fa il segno di croce
che si fa pericolando.

V
O vecchio, o nostro vecchio buono,
or ci sono due campane;
ma quel tuo piccoletto suono
nel castello tuo rimane.
O Nimo, o nostro vecchio Nimo!
or c' un doppio bello e grave;
ma tu per noi sei stato il primo
a dirci Ave! Ave! Ave!

VI
E noi l'amiamo, il tuo bronzino,
che ci mandi, quando imbruna:
lo mandi per un fanciullino:
io lo vidi a un po' di luna.
A un raggio pallido lo vidi:
un ragazzo ch'hai, l, teco:
un garzonetto che ti guidi,
perch forse tu sei cieco.

VII
Lo mandi a noi su la sericcia,
che si chiudono le porte:
ha i piedi scalzi, ma scalpiccia
sopra tante foglie morte;
non parla, ma passando in fretta
sgrolla qualche secco ramo;
per farci udir la tua schilletta
prima che ci addormentiamo.


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