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Pubblicata il: giugno 19, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie del 800 | Totali visite: 1178 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Il Tempo chiam dalla torre
lontana... Che strepito! E` un treno
l, se non il fiume che corre.
O notte! N prima io l'udiva,
lo strepito rapido, il pieno
fragore di treno che arriva;
s, quando la voce straniera,
di bronzo, me chiese; s, quando
mi venne a trovare ov'io era,
squillando squillando
nell'oscurit.
Il treno s'appressa... Gi sento
la querula tromba che geme,
l, se non l'urlo del vento.
E il vento rintrona rimbomba,
rimbomba rintrona, ed insieme
risuona una querula tromba.
E un'altra, ed un'altra. - Non essa
m'annunzia che giunge? - io domando.
- Quest'altra! - Ed il treno s'appressa
tremando tremando
nell'oscurit.
Sei tu che ritorni. Tra poco
ritorni, tu, piccola dama,
sul mostro dagli occhi di fuoco.
Hai freddo? paura? C' un tetto,
c' un cuore, c' il cuore che t'ama
qui! Riameremo. T'aspetto.
Gi il treno rallenta, trabalza,
sta... Mia giovinezza, t'attendo!
Gi l'ultimo squillo s'inalza
gemendo gemendo
nell'oscurit...
E il Tempo lass dalla torre
mi grida ch' giorno. Risento
la tromba e la romba che corre.
Il giorno coperto di brume.
Quel flebile suono del vento,
quel labile tuono del fiume.
E` il fiume ed il vento, so bene,
che vengono vengono, intendo,
cos come all'anima viene,
piangendo piangendo,
ci che se ne va.


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