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Pubblicata il: giugno 19, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie del 800 | Totali visite: 913 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Una voce ora udii nel camposanto.
- Dal tetro sonno in pieno d mi scosse
un lungo squillo che parea di pianto.
E... Oh! speranza del mio cuor superba!
I miei cari lasciai nelle lor fosse
dormire avvolti in bianche fibre d'erba.
Cantavano un soave inno le trombe,
di pianto e gloria; ed echeggiava lento
su l'immobilit delle altre tombe.
La mia sussult sola. Era d'un grande
popolo il passo... mi parea che al vento
s'esalasse l'odor delle ghirlande...
Chi venne in pia soavit di rose
alla sua pace? Forse... Ora che ai vivi
apri l'anime, o notte, ombri le cose;
vado: la voglio rimirar, con l'orme
del pensiero ma gi sui semprevivi
calma, la fronte di colui che dorme.
Odor di fiori mi conduce ov'egli
dorme... Non chi mi sperava il cuore.
Non . Non ... Ma chi sei tu? Tu vegli!
Oh! non hai pace!... Io so chi sei... chi eri.
Tu sei colui che uccide e che poi muore.
Oh! son anni, son anni anni... Fu ieri.
Tu non hai fatto che bagnar la fossa
tua del mio sangue. E tu davi la morte
che ignoravi? Ma eri anche tu d'ossa.
L'uomo non ti pun? Tu dalla vita
giungi tra i fiori? Hai oggi dalla morte
la pena che sarebbe oggi finita.
Riposeresti... Oh! i figli miei! Tu giungi
or dalla vita. Alcuni gi qui sono
con me, con noi. Gli altri, non so, ma lungi.
Una dormiva ancora nella culla.
Tutti piccoli, tristi, in abbandono
e scoramento... Ne sai nulla?... Nulla.
Avevi i tuoi... Ma io, io ombra esangue,
io di qui sopra le lor nude vite
getto il mantello del mio puro sangue.
Se fanno il male, li difendo io, sorto
su loro. Uomini, me me non punite,
se chi m'uccise, infuria su me morto!
Se poi si sono stretti, umili e proni
al lor destino e nella terra amara
per bont loro vollero esser buoni;
oh! benedetti! E il tristo ieri adorni
oggi di fiori semplici la cara
miseriola dei lor miti giorni.
Ma se alcuno di loro, dallo stento
della sua giovinezza, a poco a poco
avesse alzato, oh! non la fronte e il mento,
ma il cuore! il cuore! se dalla sua creta
insanguinata avesse tratto il fuoco!
se fosse, quel mendico, ora un poeta!
fosse un consolatore, egli cui niuno
consol! fosse, il derelitto, un forte!
un grande fosse l'orfano digiuno!...
Io sogno! Io sogno, o muto autor del male!
ma se di quelli che dannasti a morte
col padre loro, fosse, uno, immortale!
Oh! se qui, con soavi inni, a' suoi morti
ch'egli am tanto, il popolo suo mai,
in un giorno d'amor, non lo riporti;
io l sar, col figlio mio sepolto,
che mi ridona ci che gli donai,
che m'ha ridato ci che tu m'hai tolto! -
Oh padre!... Gli astri... Vega, Aquila, Arturo...
splendeano sopra il camposanto oscuro...


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