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Pubblicata il: giugno 19, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie del 800 | Totali visite: 2679 | Valorazione:

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Andavano e tornavano le rondini,
intorno alle grondaie della Torre,
ai rondinotti nuovi. Era d'agosto.
Avanti la rimessa era gi pronto
il calessino. La cavalla storna
calava gi, seccata dalle mosche,
l'un dopo l'altro tutti quattro i tonfi
dell'unghie su le selci della corte.
Era un dolce mattino, era un bel giorno:
di San Lorenzo. Il babbo disse: "Io vo".
E in un gruppo tubarono le tortori.
Esse l nella paglia erano in cova.
Tra quel hu hu, mia madre disse: "Torna
prestino". "Sai che voler!" "Non correr
tanto: la tua stornella appena doma".
"Eh! mi vuol bene!" "Addio". "Addio". "Vai solo?
non prendi Jn?" "Aspetto quel signore
da Roma..." "E` vero. Ti verremo incontro
a San Mauro. Io sar sotto la Croce.
Tu ci vedrai passando". "Io vi vedr".
E Margherita, la sorella grande,
di sedici anni, disse adagio: "Babbo..."
"Che hai?" "Ho, che leggemmo nel giornale
che c' gente che uccide per le strade..."
Chin mio padre tentennando il capo
con un sorriso verso lei. Mia madre
la guard coi suoi cari occhi di mamma,
come dicendo: A cosa puoi pensare!
E le rondini andavano e tornavano,
ai nidi, piene di felicit.
Mio padre palpeggi la sua cavalla
che l'ammus con cenno familiare.
Riguard le tirelle e il sottopancia,
e raccolte le briglie, calmo e grave,
si volse ancora a dire: "Addio!" Mia madre
s'appress con le due bimbe per mano:
la pi piccina a lui tocc la mazza.
Egli teneva il piede sul montante.
E in un gruppo le tortori tubarono,
e si sent: "Pap! Pap! Pap!"
E un poco presa egli sent, ma poco
poco, la canna come in un vignuolo,
come v'avesse cominciato il nodo
un vilucchino od una passiflora.
S: era presa in una mano molle,
manina ancora nuova, cos nuova
che tutto ancora non chiudeva a modo.
Era la bimba che vi avea ravvolte,
come poteva, le sue dita rosa,
e che gemeva: "No! no! no! no! no!"
Mio padre prese la sua bimba in collo,
col suo gran pianto ch'era di gi roco;
e la baci, la ribaci negli occhi
zuppi di gi per non so che martoro.
"Non vuoi che vada?" "No!" "Perch non vuoi?"
"No! no!" "Ti porto tante belle cose!"
"No! no!" La pose in terra: essa di nuovo
stese alla canna le sue dita rosa,
gli mise l'altro braccio ad un ginocchio:
"No! no! pap! no! no! pap! no! no!"
Non s'ud che quel pianto e quei singulti
nel tranquillo mattino tutto luce.
Pi non raspava i ciottoli con l'unghia
la cavalla, e volgea la testa smunta
alla bimba. E le tortori, hu, hu!
Povera bimba! non avea compiuti
due anni, e ancor dormiva nella culla.
Sapea di latte il suo gran pianto lungo:
assomigliava ad un vagir notturno.
Mio padre disse: "Non partir pi".
Jn, a un suo cenno, men fuor del muro
la cavalla, aspettando ad un altro uscio.
Lontan essa con un ringhio acuto.
E mio padre baci la creatura,
e le disse: "Non vado: entro; mi muto,
e sto con te. Perch tu sia sicura,
prendi la canna". Rabbrivid tutta
essa, come un uccello quando arruffa
le piume; le spian; poi con le due
braccia abbracci la canna di bamb.
Ed aspett. Aspetta ancora. Il babbo
non torn pi. Non si rivide a casa.
Lo portarono a sera in camposanto,
lo stesero in un tavolo di marmo,
dissero, oh! s! dissero ch'era sano,
e che avrebbe vissuto anche molti anni.
Ma uno squarcio aveva egli nel capo,
ma piena del suo sangue era una mano.
Maria! Maria! quel pegno di tuo padre,
ci che di lui rimase, ove sar?
Sorella, a volte penso che tu l'abbia,
che tu lo tenga ancora fra le braccia.
Cos mi pare a volte, che ti guardo
e tu non vedi, ch tu stai pregando.
Tieni le braccia in croce, un poco lasse;
e tieni ancora gli occhi fissi in alto.
Stai come quando ti lasci tuo padre;
sicura, come allora. Ma una lagrima
ancora scorre a te, di quelle, e il labbro
balbetta ancora, s: "Pap! Pap!"


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