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Pubblicata il: giugno 19, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie del 800 | Totali visite: 817 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
La via del rifugio

I.

Ho rivisto il giardino, il giardinetto
contiguo, le palme del viale,
la cancellata rozza dalla quale
mi protese la mano ed il confetto...

II.

"Piccolino, che fai solo soletto?"
"Sto giocando al Diluvio Universale."

Accennai gli stromenti, le bizzarre
cose che modellavo nella sabbia,
ed ella si chin come chi abbia
fretta d'un bacio e fretta di ritrarre
la bocca, e mi baci di tra le sbarre
come si bacia un uccellino in gabbia.

Sempre ch'io viva rivedr l'incanto
di quel suo volto tra le sbarre quadre!
La nuca mi serr con mani ladre;
ed io stupivo di vedermi accanto
al viso, quella bocca tanto, tanto
diversa dalla bocca di mia Madre!

"Piccolino, ti piaccio che mi guardi?
Sei qui pei bagni? Ed affittate l?"
"S... vedi la mia mamma e il mio Pap?"
Subito mi lasci, con negli sguardi
un vano sogno (ricordai pi tardi)
un vano sogno di maternit...

"Una cocotte!..."
"Che vuol dire, mammina?"
"Vuol dire una cattiva signorina:
non bisogna parlare alla vicina!"
Co-co-tte... La strana voce parigina
dava alla mia fantasia bambina
un senso buffo d'ovo e di gallina...

Pensavo deit favoleggiate:
i naviganti e l'Isole Felici...
Co-co-tte... le fate intese a malefici
con cibi e con bevande affatturate...
Fate saranno, chi sa quali fate,
e in chi sa quali tenebrosi offici!


III.

Un giorno - giorni dopo - mi chiam
tra le sbarre fiorite di verbene:
"O piccolino, non mi vuoi pi bene!..."
" vero che tu sei una cocotte?"
Perdutamente rise... E mi baci
con le pupille di tristezza piene.


IV.

Tra le gioie defunte e i disinganni,
dopo vent'anni, oggi si ravviva
il tuo sorriso... Dove sei, cattiva
Signorina? Sei viva? Come inganni
(meglio per te non essere pi viva!)
la discesa terribile degli anni?

Oim! Da che non giova il tuo belletto
e il cosmetico gi fa mala prova
l'ultimo amante disert l'alcova...
Uno, sol uno: il piccolo folletto
che donasti d'un bacio e d'un confetto,
dopo vent'anni, oggi ti ritrova

in sogno, e t'ama, in sogno, e dice: T'amo!
Da quel mattino dell'infanzia pura
forse ho amato te sola, o creatura!
Forse ho amato te sola! E ti richiamo!
Se leggi questi versi di richiamo
ritorna a chi t'aspetta, o creatura!

Vieni! Che importa se non sei pi quella
che mi baci quattrenne? Oggi t'agogno,
o vestita di tempo! Oggi ho bisogno
del tuo passato! Ti rifar bella
come Carlotta, come Graziella,
come tutte le donne del mio sogno!

Il mio sogno nutrito d'abbandono,
di rimpianto. Non amo che le rose
che non colsi. Non amo che le cose
che potevano essere e non sono
state... Vedo la case, ecco le rose
del bel giardino di vent'anni or sono!

Oltre le sbarre il tuo giardino intatto
fra gli eucalipti liguri si spazia...
Vieni! T'accoglier l'anima sazia.
Fa ch'io riveda il tuo volto disfatto;
ti bacier; rifiorir, nell'atto,
sulla tua bocca l'ultima tua grazia.

Vieni! Sar come se a me, per mano,
tu riportassi me stesso d'allora.
Il bimbo parler con la Signora.
Risorgeremo dal tempo lontano.
Vieni! Sar come se a te, per mano,
io riportassi te, giovine ancora.


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