La Poesia

La casa della poesia
non avrà mai porte





Il più grande sito italiano di poesie e racconti

Entra o Registrati Che metta del giusto animo il pellegrino che bussa alla casa della poesia.


La Poesia | Antologia completa | Testi più votati | Ricerca avanzata | Rss Feeds | Invio materiale

    Poesie e racconti
» Poesia antica greca e latina
» Poesia dialettale italiana
» Poesia italiana
» Poesie inedite
» Poesie straniere tradotte
» Racconti inediti e/o celebri

  Filtra le poesie e racconti
Più lette
Più votate dagli utenti

  Felice Pagnani
Disegni
Sito Poesia
In ricordo

   Iscrivermi alla newsletter
Iscrivendoti alla newsletter riceverai la info dei nuovi materiali pubblicati.
Nome E-mail

Titolo/Autore Testi    ricerca avanzata
Pubblicata il: giugno 19, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie del 800 | Totali visite: 2233 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
La via del rifugio


I.

Sui gradini consunti, come un povero
mendicante mi seggo, umilicorde:
o Casa, perch sbarri con le corde
di glicine la porta del ricovero?

La clausura dei tralci mi rimorde
l'anima come un gesto di rimprovero:
da quanto tempo non dischiudo il rovero
di quei battenti sulle stanze sorde!

Sorde e gelide e buie... Un odor triste
nell'umile casa centenaria
di cotogna, di muffa, di campestre...

Dalle panciute grate secentiste
il cemento si sgretola se all'aria
rinnovatrice schiudo le finestre.


II.

Il profumo di glicine disspi
l'odor di muffa e di cotogna. Sotto
la viva luce palpiti il salotto!
E il mio sogno riveda i suoi princpi

nei frutti d'alabastro sugli stipi -
martirio un tempo del fanciullo ghiotto -
nei fiori finti, nello specchio rotto,
nelle sembianze dei dagherottipi.

O casa fra l'agreste e il gentilizio,
coronata di glicini leggiadre,
o in mezzo ai campi dolce romitaggio!

Fu bene in te, che, immune d'artifizio,
serenamente il padre di mio padre
visse la vita d'un antico saggio!


III.

O Nonno! E tu non mi perdoneresti
ozi vani di sillabe sublimi,
tu che amasti la scienza dei concimi
dell'api delle viti degli innesti!

Eppur la fonte trover di questi
sogni nei tuoi ammonimenti primi,
quando, contento dei raccolti opimi,
ti compiacevi dei tuoi libri onesti:

il tuo Manzoni... Prati... Metastasio...
Le sere lunghe! E quelle tue malferme
dita sui libri che leggevi! E il tedio,

il sonno... il Lago... Errina... ed il Parrasio...
E in me cadeva forse il primo germe
di questo male che non ha rimedio.


IV.

Nonno, l'argento della tua canizie
rifulge nella luce dei sentieri:
passi tra i fichi, tra i susini e i peri
con nelle mani un cesto di primizie:

"Le piogge di Settembre gi propizie
gonfian sul ramo fichi bianchi e neri,
susine claudie... A chi lavori e speri
Ges concede tutte le delizie!".

Dopo vent'anni, oggi, nel salotto
rivivo col profumo di mentastro
e di cotogna tutto ci che fu.

Mi specchio ancora nello specchio rotto,
rivedo i finti frutti d'alabastro...
Ma tu sei morto e non c' pi Ges.


V.

O tu che invoco, se non fosse l'io
una sola virt dell'Apparenza,
ritorneresti dopo tanta assenza
tra i frutti del frutteto solatio.

Verresti dal frutteto dell'oblio,
d'oltre i confini della conoscenza,
a me che vivo senza fedi, senza
l'immaginosa favola d'un Dio...

Ma non ritorni! Sei come chi sia
non stato mai, o tu che vai disperso
nel tutto della gran Madre Natura.

Ohim! Sul pianto pianto nella via
l'implacabilit dell'Universo
ride d'un riso che mi fa paura.


VI.

"Beati mortui qui in domino moriuntur"
(Cartiglio dell'orologio solare)

Avventurato se colui che visse
pellegrinando, eppure cos v'agogna,
o vecchie stanze, aulenti di cotogna,
o tetto dalle glicini prolisse,

avventurato se colui morisse
in voi! E in Te, Ges, nella menzogna
dolce, rendesse l'anima che sogna
alle tue buone mani crocefisse!

Questo nei voti del perduto alunno,
o Ges Cristo! Un letto centenario
m'accolga sotto il monito dell'Ore.

Ritorna la viola a tardo autunno:
non morir premendomi il rosario
contro la bocca, in grazia del Signore?


 Commenti degli utenti

Non ci sono commenti...



Protected by Copyscape DMCA Takedown Notice Violation Search
1 2 3 4 5
Come ti è sembrato?     Scarso
Eccellente    


Ti proponiamo i Poesie del 800 più letti

» Guido Gozzano - Le golose
» Emilio Praga - Vendetta postuma
» Aleardo Aleardi CHE COSA E DIO?
» Giosu Carducci - Sole d'inverno
» Edmondo De Amicis BONT
Gli ultimi Poesie del 800 pubblicati

» Giosu Carducci INNO A SATANA
» Alessandro Manzoni MARZO 1821
» Giosu Carducci IL BOVE
» Giosu Carducci MEZZOGIORNO ALPINO
» Giovanni Pascoli NOVEMBRE
» Edmondo De Amicis BONT


    Una pubblicazione proposta fra le tante presenti nel sito
Spigolosa e metallica metropoli, sobborghi di melma puzzolenti, cassettoni, immondizia sparsa. Tra panni di melma e sozzura geme una donna accasciata, la sua pelle giovane e vellutata di cicatrici spezziata, di un nero sbiancato da stirpi.

    Statistiche generali
Pubblicazioni
6540
Autori registrati
3080
Totali visite
9951761
Categorie
35

Eliminare i file cookie | Torna su   

2000, 2013 © La-Poesia.it | Fondato da Felice Pagnani e ripubblicato nel 2013 dalla redazione di Latamclick.