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Pubblicata il: giugno 19, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie del 800 | Totali visite: 1690 | Valorazione:

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Una crisalide svelta e sottile
quasi monile
pende sospesa dalla cimasa
della mia casa.

Salgo talora sull'abbaino
per contemplarla
e guardo e interrogo quell'esserino
che non mi parla:

O prigioniero delle tue bende
pendulo e solo,
soffri? il tuo cuore sente che attende
l'ora del volo?

Tu ti profili dal tetto antico
sui cieli pallidi...
No, non temere: sono l'amico
delle crisalidi!

No, non temere l'orride stragi
care una volta:
mi dan rimorso gli anni malvagi
della raccolta.

Papili Arginnidi Vanesse Pieridi
Satiri Esperidi:
contemplo triste con la mia musa
la tomba chiusa.

Dormono in pace tutte le morte
sotto il cristallo;
fra tutte domina la sfinge forte
dal teschio giallo.

O prigioniero delle tue bende
pendulo e solo
soffri? Il tuo cuore sente che attende
l'ora del volo?

Ti riconosco. Profilo aguzzo,
dorso crostaceo
irto, brunito, con qualche spruzzo
madreperlaceo:

sei la crisalide d'una Vanessa:
la Policlora
che vola a Maggio. Maggio s'appressa,
tra poco l'ora!

Tra poco l'ospite della mia casa
sar lontana;
pender vota dalla cimasa
la spoglia vana.

Andrai perfetta dove ti porta
l'alba fiorita;
e sar come tu fossi morta
per altra vita.

L'ale! Si muoia, per che morendo,
sogno mortale,
s'appaghi alfine questo tremendo
sforzo dell'ale!

L'ale! Sull'ale l'uomo sopito,
sopravvissuto,
attinga i cieli dell'Infinito,
dell'Assoluto...

E tu che canti fisso nel sole,
mio cuore ansante,
e tu non credi quelle parole
che disse Dante?


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