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Pubblicata il: giugno 19, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie del 800 | Totali visite: 1102 | Valorazione:

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
La via del rifugio

I.

Quante volte tra i fiori, in terre gaie,
sul mare, tra il cordame dei velieri,
sognavo le tue nevi, i tigli neri,
le dritte vie corrusche di rotaie,
l'arguta grazia delle tue crestaie,
o citt favorevole ai piaceri!

E quante volte gi, nelle mie notti
d'esilio, resupino a cielo aperto,
sognavo sere torinesi, certo
ambiente caro a me, certi salotti
beoti assai, pettegoli, bigotti
come ai tempi del buon Re Carlo Alberto...

"...se 'l Cnt ai ciapa ai rangia pr le rime..."
"Ch'a staga ciut..." - "'L caso a l' stupend!..."
"E la Duse ci piace?" - "Oh! mi m'antend
p vaire... I neg p, sar sublime,
ma mi a teatr i vad pr divertime..."
"Ch'a staga ciut!... A jntra 'l Reverend!..."

S'avanza un barnabita, lentamente...
stringe la mano alla Contessa amica
siede con gesto di chi benedica...
Ed il poeta, tacito ed assente,
si gode quell'accolita di gente
ch' la tristezza d'una stampa antica...

Non soffre. Ama quel mondo senza raggio
di bellezza, ove cosa di trastullo
l'Arte. Ama quei modi e quel linguaggio
e quell'ambiente sconsolato e brullo.
Non soffre. Pensa Giacomo fanciullo
e la "siepe" e il "nato borgo selvaggio".


II.

Come una stampa antica bavarese
vedo al tramonto il cielo subalpino...
Da Palazzo Madama al Valentino
ardono l'Alpi tra le nubi accese...
questa l'ora antica torinese,
questa l'ora vera di Torino...

L'ora ch'io dissi del Risorgimento,
l'ora in cui penso a Massimo d'Azeglio
adolescente, a I miei ricordi, e sento
d'essere nato troppo tardi... Meglio
vivere al tempo sacro del risveglio,
che al tempo nostro mite e sonnolento!


III.

Un po' vecchiotta, provinciale, fresca
tuttavia d'un tal garbo parigino,
in te ritrovo me stesso bambino,
ritrovo la mia grazia fanciullesca
e mi sei cara come la fantesca
che m'ha veduto nascere, o Torino!

Tu m'hai veduto nascere, indulgesti
ai sogni del fanciullo trasognato:
tutto me stesso, tutto il mio passato,
i miei ricordi pi teneri e mesti
dormono in te, sepolti come vesti
sepolte in un armadio canforato.

L'infanzia remotissima... la scuola...
la pubert... la giovinezza accesa...
i pochi amori pallidi... l'attesa
delusa... il tedio che non ha parola...
la Morte e la mia Musa con s sola,
sdegnosa, taciturna ed incompresa.


IV.

Ch'io perseguendo mie chimere vane
pur t'abbandoni e cerchi altro soggiorno,
ch'io pellegrini verso il Mezzogiorno
a belle terre tiepide e lontane,
la met di me stesso in te rimane
e mi ritrovo ad ogni mio ritorno.

A te ritorno quando si rabbuia
il cuor deluso da mondani fasti.
Tu mi consoli, tu che mi foggiasti
quest'anima borghese e chiara e buia
dove ride e singhiozza il tuo Gianduia
che teme gli orizzonti troppo vasti...

Evviva i bgianen... S, dici bene,
o mio savio Gianduia ridarello!
Buona la vita senza foga, bello
godere di cose piccole e serene...
A l' questin d' nen piessla... Dici bene
o mio savio Gianduia ridarello!...


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