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Pubblicata il: giugno 19, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie del 800 | Totali visite: 4579 | Valorazione

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Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Meritamente, per'ch'io potei
Abbandonarti, or grido alle frementi
Onde che batton l'alpi, e i pianti miei
Sperdono sordi del Tirreno i venti.

Sperai, poich mi han tratto uomini e Dei
In lungo esilio fra spergiure genti
Dal'bel paese ove or meni s rei,
Me sospirando, I tuoi giorni fiorenti,

Sperai che il tempo, e i duri casi, e queste
Rupi ch'io varco anelando, e le eterne
Ov'io qual fiera. dormo atre foreste,

Sarien ristoro al mio cor sanguinente;
Ahi, vta speme! Amor fra l'ombre inferne
Seguirammi immortale, onnipotente.


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Sul selciato muoiono passi L'uomo nell'ombra del portico ha due gradi di freddo L'osso del mento muove qualcosa bestemmia nome veggenza. Le vetrine sono muri d'ambigua sostanza all'occhio vario mutano spessore o sono ambigue le variet di occhi che evitano l'uomo. O e' ambiguo l'uomo che non teme la fame pi dura e scova briciole di briciole da donare a giovani colombi. A volte stupisce la sagoma che non risulta dal vetro l'immagine nostra per farci sorrisi e stringersi in un quadrato dell'altro mondo e pure si cercano vetri mentre nel simulacro degli stoici muoiono passi ed echi non colti.

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