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Pubblicata il: giugno 22, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie del 900 | Totali visite: 1049 | Valorazione

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Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Nascondere il colore
nero
dei nostri fiumi
con argini lucenti
e alti fusti
persi nella nebbia
come dire
che la guerra
striscia tra gli uomini
ma non li uccide.
Sepolcri imbiancati
le nostre citt,
le nostre vite.


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"Quando vien la notte/noi andiamo vagando sprigionate/dai cupi regni; tolte via le spranghe,/anche Cerbero vagola dintorno./Ma Lete vuol che all'alba si ritorni/alle nostre paludi. L il nocchiero/prima ci conta e poi ci porta ancora." (Sesto Properzio: "Elegie", VII, Libro Quarto; Rizzoli Editore, trad. Ettore Barelli) Ci fu un tempo in cui nelle citt, nei villaggi, nei piccoli paesi sperduti sui monti, in ogni luogo insomma dove poteva essere presente l'uomo, i morti e i vivi stavano insieme. Questo fatto singolare che oggi forse ci stupisce non dur pochi giorni o poche settimane o qualche anno, ma and avanti quasi per un intero secolo agli inizi del sesto millennio dopo Cristo.

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