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Pubblicata il: giugno 23, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie del 900 | Totali visite: 4309 | Valorazione:

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Felicità raggiunta, si cammina
per te su fil di lama.
Agli occhi sei barlume che vacilla,
al piede, teso ghiaccio che s'incrina;
e dunque non ti tocchi chi più t'ama.

Se giungi sulle anime invase
di tristezza e le schiari, il tuo mattino
è dolce e turbatore come i nidi delle cimase
Ma nulla paga il pianto del bambino
a cui fugge il pallone tra le case.


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BIOGRAFIA di Salvatore Di Giacomo Salvatore Di Giacomo nacque a Napoli il 12 marzo 1860. Appassionato fin dalla giovinezza allo scrivere venne indirizzato dalla famiglia agli studi scientifici e bravamente frequentò con profitto i primi tre anni della Facoltà di Medicina. Poi un giorno di ottobre del 1886 abbandonò l'aula durante una lezione ed iniziò a lavorare al Corriere del Mattino curando la parte letteraria. Dal Corriere passò al Pro Patria e da questo alla Gazzetta. Come giornalista si distinse soprattutto scrivendo liriche, novelle e drammi. La sua forma, musicale e pittorica insieme, è ammirevole per sobrietà e curatissima in ogni particolare, segnatamente nelle opere in dialetto napoletano; e, quando fine nell'arte, altrettanto aborrente dalla letteratura, dall'enfasi, dagli effetti, da tutto ciò, insomma, che è facile e comune. Passò gli ultimi anni come bibliotecario della Nazionale di Napoli. Vecchio e malato fu nominato Accademico d'Italia nel 1929. Morì a Napoli nella primavera del 1934. Alcune sue liriche furono musicate e divennere fomosissime canzoni quali: Quanno sponta la luna a Marechiare o La luna nova nmez'a lu mare.

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