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Pubblicata il: giugno 22, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie del 900 | Totali visite: 1122 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Questa la bella foce
che oggi ha il color del miele,
s lene che l'Amore
te l'accosta alle labbra
come una tazza colma.
Lodata io l'ho con arte.
Ma quante acque in quest'acqua,
ma quante acque correnti,
quanta forza rapace,
o Fluviale, in questa tarda pace!

E non dato a noi
votar la colma tazza,
distinguerne i sapori.
Chi loder l'Ombrone
cui Lorenzo gi vide
rompere dallo speco
dietro le trecce d'Ambra?
Ancra ei grida all'Arno:
"In te mia speme sola.
Soccorri presto, ch la ninfa vola".

Chi loder il Bisenzio
s caro a quell'antico
favolatore ornato
che lod la bellezza
della donna perfetta?
E chi la Pescia e l'Era?
E chi la Pesa e l'Elsa?
Chi la Greve e la Sieve?
e i rivi freddi e molli
del Casentino gi p verdi colli?

Strepiti freschi in sassi
politi, argille chiare,
argini d'erba, file
di pioppi alti, vivai
di salci giovinetti,
cupe conche pescose,
ombre che il quadrel d'oro
fiede, ambigui meandri,
or chi di voi si gode
e tempra nel cor suo la vostra lode?

Questa la foce; e quanto
paese l'acqua corre,
che non godiamo immoti!
Le valli sono cave
come la man che beve,
i monti gonfii come
mammella non premuta.
Il gregge passa il guado.
Il mulino rintrona.
Solingo un fonte nella Falterona.

Cade la sera.Nasce
la luna dalla Verna
cruda, roseo nimbo
di tal ch'effonde pace
senza parole dire.
Pace hanno tutti i gioghi.
Si fa pi dolce il lungo
dorso del Pratomagno
come se blandimento
d'amica man l'induca a sopor lento.

Su i pianori selvosi
ardon le carbonaie,
solenni fuochi in vista.
L'Arno luce fra i pioppi.
Stormire grande, ad ogni
soffio, vince il corale
ploro d flauti alati
che la gramigna asconde.
E non s'ode altra voce.
Dai monti l'acqua corre a questa foce.

(Romena, 16 agosto 1902)


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