La Poesia

La casa della poesia
non avrà mai porte





Il più grande sito italiano di poesie e racconti

Entra o Registrati Che metta del giusto animo il pellegrino che bussa alla casa della poesia.


La Poesia | Antologia completa | Testi più votati | Ricerca avanzata | Rss Feeds | Invio materiale

    Poesie e racconti
» Poesia antica greca e latina
» Poesia dialettale italiana
» Poesia italiana
» Poesie inedite
» Poesie straniere tradotte
» Racconti inediti e/o celebri

  Filtra le poesie e racconti
Più lette
Più votate dagli utenti

  Felice Pagnani
Disegni
Sito Poesia
In ricordo

   Iscrivermi alla newsletter
Iscrivendoti alla newsletter riceverai la info dei nuovi materiali pubblicati.
Nome E-mail

Titolo/Autore Testi    ricerca avanzata
Pubblicata il: giugno 22, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie del 900 | Totali visite: 1080 | Valorazione:

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
MELITTA

Fulge, dai maculosi leopardi
vigilata, una rupe bianca e sola
onde il miele silentemente cola
quasi fontana pingue che s'attardi.

Quivi in segreto sono i miei lavacri
dove il mio corpo ignudo s'insapora
e di rosarii e di pomarii odora
e si colora come i marmi sacri.

Io son flava, dal pollice del piede
alla cervice. Inganno l'ape artefice.
Porto negli occhi mie le arene lidie.

Per entro i variati ori la lieve
anima mia sta come un fiore semplice.
Melitta il nome della mia flavizie.

L'ACERBA

Non io del grasso fiale mi nutrico.
Lascio la cera e il miele nel lor bugno.
Ma spicco la susina afra dal prugno
semiano, e mi piace l'orichico.

E il latte agresto piacemi del fico
primaticcio che nrica nel giugno.
Ti do due labbra fresche per un pugno
di verdi fave, e il picciol cuore amico!

Vieni, monta p rami. Eccoti il braccio.
Odoro come il cedro bergamotto
se tu mi strizzi un poco la cintura.

Quanto soffii! Tropp'alto? Non ti piaccio?
Ah, ah, mi sembri quel volpone ghiotto
che disse all'uva: Tu non sei matura.

NICO

I tuoi pi bianchi sono i miei trastulli
nella gracile sabbia ove t'accosci,
bianchi e piccoli come gli aliossi
levigati dal gioco dei fanciulli.

- Ahi, ahi, misera Nico, i miei pi brulli!
Su la sabbia di foco i pi mi cossi.
Tu ridi, costass, tu ridi a scrosci!
Ma, s'io ti giungo, vedi come frulli.

- Ingrata, ingrata, con che arte il foco
ti rilieva le vene in pelle in pelle
e il pollice t'imporpora e il tallone!

- Bada; Non aliossi pel tuo gioco
ma ho in serbo per te, schiavo ribelle,
una sferza di cuoio paflagone.

NICARETE

Glauco di Serchio, m'odi. Io, Nicarete
le canne con le lenze e gli ami sgombri
che non preser gi mai barbi n scombri
t'appendo alla tua candida parete.

E t'appendo le nasse anco, e la rete
fallace con suoi sugheri e suoi piombi
che non pesc gi mai mulli n rombi
ma qualche fuco e l'alghe consuete.

Amaro e avaro il sale. O Glauco, m'odi.
Prendimi teco; Evvi una bocca, parmi,
sinuosa nell'ombra d miei bccoli.

Teco andare vorrei tra lenti biodi
e coglier teco per incoronarmi
l'ibisco che fiorisce a Massaciccoli

A NICARETE

Nicarete dal monte di Quiesa
a Montramito i colli sono lenti
come i tuoi biodi, all'aria obbedienti,
fatti anch'elli d'un oro che non pesa.

E quella lor soavit, sospesa
tra i chiari cieli e l'acque trasparenti,
tu non la vedi quasi mai la senti
come una gioia che non si palesa.

Sorge, splendore del silenzio, il disco
lunare. O Nicarete, ecco, e s'adempie
mentre nel lago la ninfea si chiude.

Prima rosato come il fior d'ibisco
che t'inghirlanda le tue dolci tempie
ma dopo assempra le tue spalle ignude.

GORGO

Ospite sempre memore, io son Gorgo
e l'odor delle Cicladi vien meco.
Tutte l'uve e le spezie, ecco, ti reco
in questo lino aereo d'Amorgo.

Glauco, e ti reco il vin di Chio nell'otro,
quel che bevesti un d sul tuo faslo,
quel che in argilla si facea di gelo
pendula a soffio di ponente o d'ostro.

E una corona d'ellera e di gttice
ti reco, per un'ode che mi piacque
di te, che canta l'isola di Progne.

Io voglio, nuda nell'odor del mstice,
danzar per te sul limite dell'acque
l'ode fiumale al suon delle sampogne.

A GORGO

Gorgo, pi nuda sei nel lin seguace.
La tua veste ti segue e non ti chiude.
Fra l'ombelico e il depilato pube
il ventre appare quasi onda che nasce.

Ombra non su le tue membra caste:
dall'nguine all'ascella albeggi immune.
Polita come il cittolo del fiume
sei, snella come l'ode che ti piacque.

Danzami la tua molle danza ionia
mentre che l'Apuana Alpe s'inostra
e il Mar Tirreno palpita e corusca.

L'Ellade sta fra Luni e Populonia!
E il cor mi gode come se tu m'offra
il vin tuo greco in una tazza etrusca.

L'AULETRIDE

Io rinvenni la pelle dell'incauto
Frigio nomato Marsia appesa a un pino,
sul suol roggio il coltello del divino
castigatore e, presso, il doppio flauto.

Questo raccolsi trepidando, o Glauco.
E, immemore del flebile destino,
io son osa talor nel mio giardino
chiuso carmi dedurre sotto il lauro.

Rivolgomi sovente e guardo s'Egli
non apparisca a un tratto, l'Immortale.
Ma non mi trema il mio labbro fasciato.

Vivon nell'orror sacro i miei capegli
ma per l'angustia del mio petto sale
il superbo di Marsia antico afflato.

BACCHIA

Ah, chi mi chiama? Ah, chi m'afferra? Un tirso
io sono, un tirso crinito di fronda,
squassato da una forza furibonda.
Mi scapiglio, mi scalzo, mi discingo.

Trascinami alla nube o nell'abisso!
Sii tu dio, sii tu mostro, eccomi pronta.
Centauro, son la tua cavalla bionda.
Fammi pregna di te. Schiumo, nitrisco.

Tritone, son la tua femmina azzurra:
salsa com'alga la mia lingua; entrambe
le gambe squamma sonora mi serra.

Chi mi chiama? La bccina notturna?
il nitrito del Tessalo? il tonante
Pan? Son nuda. Ardo, gelo. Ah, chi m'afferra?

(Composti presumibilmente nel settembre 1903)


 Commenti degli utenti

Non ci sono commenti...



Protected by Copyscape DMCA Takedown Notice Violation Search
1 2 3 4 5
Come ti è sembrato?     Scarso
Eccellente    


Ti proponiamo i Poesie del 900 più letti

» Gabriele D'Annunzio - La pioggia nel pineto
» Eugenio Montale - Meriggiare pallido e assorto
» Eugenio Montale - Ossi di seppia - Meriggiare
» Primo Levi - Se questo un uomo
» Giuseppe Ungaretti - GIORNO PER GIORNO
Gli ultimi Poesie del 900 pubblicati

» Greco Cosimo- L'ultima sera
» tommaso di ciaula
» Caruso Asistide -Frammento
» Aristide Caruso - Padri e figli
» Aristide Caruso - Ad uno che non c pi
» Caruso Aristide - Ferragosto diverso


    Una pubblicazione proposta fra le tante presenti nel sito
MICHELE E CRISTINA Via, dunque, se il sole abbandona queste rive! Fuggi, chiaro diluvio! Ecco l'ombra delle strade. Tra i salici, nel vetusto cortile d'onore, il temporale scaglia le prime larghe gocce. O cento agnelli, biondi soldati dell'idillio,

    Statistiche generali
Pubblicazioni
6543
Autori registrati
3082
Totali visite
9995480
Categorie
35

Eliminare i file cookie | Torna su   

2000, 2013 © La-Poesia.it | Fondato da Felice Pagnani e ripubblicato nel 2013 dalla redazione di Latamclick.