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Pubblicata il: giugno 22, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie del 900 | Totali visite: 948 | Valorazione

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Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Settembre, chiare fresche e dolci l'acque
ove il tuo delicato viso miri;
e dolce m' nella memoria il mio
natale Aterno in letto d'erbe lente,
e l'Amaseno quando muor domato
presso l'Appia col fratel suo l'Uffente,
e la Cyane ascosa tra i papri,
e la Vella s cara alla vitalba.

E pien di deit dai colli d'Alba
lo specchio di Diana ancor mi luce.
Ma un'altr'acqua al mio sogno pi divina.
Quella m'attingi e ne riempi l'urna.
Sotto la roggia mole palatina
presso il Tempio di Castore e Polluce,
occhio di Roma il Fonte di Iuturna.
Deh mio misterioso amor lontano!

Alte sul Fro nel meridiano
silenzio stan le tre colonne parie
come d'argento cui salsezza infoschi.
Gli elci neri sul colle imperiale
sembran ruine dei primevi boschi.
Di ferrigno basalte arde la Via
Sacra tra gli oleandri giovinetti
e i sepolcreti dei Latini prisci.

Si tace il Fonte ne' suoi marmi lisci
come quando Tarpeia la Vestale
vi discendea con l'anfora d'argilla.
Tremola il capelvenere sul tufo
e sul mattone, l'acqua glauca, tinge
il suo letto lunense; una lucerta
su l'ara dei Discuri tranquilla
gode in grembo alla dea di lunga face.

Ombre delle farfalle in quella pace!
Poc'acqua accolta, santit dell'Urbe!
Le custodi del Fuoco sempiterno
scendono alla marmorea piscina?
o i Tindridi rossi di latina
strage, per beverare i due cavalli?
Deh lauri nuovi! Presso il puteale
crescono, nel sacrario di Iuturna.

Li veglia la Speranza taciturna.


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