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Pubblicata il: giugno 22, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie del 900 | Totali visite: 1347 | Valorazione

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Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Settembre, oggi veder vorrei l'azzurro
del tuo cielo riempiere la bocca
rotonda della maschera di pietra
in cima alla colonna che si sfalda
nei secoli, convolta dal rosaio
che si sfoglia nell'ora, entro quel chiostro
quadrato che di biondo travertino
chiarisce il cotto delle antiche Terme.

Forse d'Orfeo ragionerei con Erme
sul margine del fonte ove i delfini
reggon la tazza in su le code erette;
o forse udrei l'ammonimento grave
dei due neri superstiti cipressi
ai due lor verdi cipressetti alunni
che crescono ove caddero i maggiori
percossi dalla folgore di luglio.

O forse mi parrebbe, oltre il cespuglio
soave, udire l'nsito del servo
alla stanga appaiato col giumento
circa la mola cnica di lava;
e pi d nudi torsi, e pi d busti
e pi d cippi mi sarebbe cara
l'ombra delle farfalle su p dolii
risarciti con piombo dal colono.

Settembre, l, sul fianco del bel Trono
d'Afrodite, l'aultride dagli occhi
a mandorla e dal seno di cotogna
sta, sovrapposta l'una all'altra coscia,
adagiata sonando le due tibie
con i frammenti dell'esperte dita;
e il Re Pastore immoto nel basalte
figge all'Eternit gli occhi corrosi.

Ronzano l'api ne' silenziosi
orti dei bianchi monaci defunti;
e nelle celle bitano gli iddii,
lcerano le Menadi la vittima,
Anassimandro medita, dal muro
svgliasi il carme dei fratelli Arvali.
"Enos Lases iuvate". Un'ape or entra,
per la chioma di Iulia che l'illude.

Nell'lveo d'un ricciolo si chiude.


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