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Pubblicata il: giugno 22, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie del 900 | Totali visite: 7141 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Primamente intravidi il suo piŔ stretto
scorrere su per gli aghi arsi dei pini
ove estuava l'aere con grande
tremito, quasi bianca vampa effusa.
Le cicale si tacquero. Pi¨ rochi
si fecero i ruscelli. Copiosa
la rŔsina gemette gi¨ pŔ fusti.
Riconobbi il col˙bro dal sentore.

Nel bosco degli ulivi la raggiunsi.
Scorse l'ombre cerulee dei rami
su la schiena falcata, e i capei fulvi
nell'argento pallÓdio trasvolare
senza suono. Pi¨ lungi, nella stoppia,
l'allodola balz˛ dal solco raso,
la chiam˛, la chiam˛ per nome in cielo.
Allora anch'io per nome la chiamai.

Tra i leandri la vidi che si volse.
Come in bronzea mŔsse nel falasco
entr˛, che richiudeasi strepitoso.
Pi¨ lungi, verso il lido, tra la paglia
marina il piede le si torse in fallo.
Distesa cadde tra le sabbie e l'acque.
Il ponente schium˛ ne' suoi capegli.
Immensa apparve, immensa nuditÓ.

(Data di composizione ignota)


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Una fontana centellina gocce fiacche per la piazza rovente. Si affacciano alla via stupita persiane serrate per solitudini mute. Dall'ansia di fronde assetate crepita la monotonia di cicale petulanti.

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