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Pubblicata il: giugno 22, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie del 900 | Totali visite: 4102 | Valorazione:

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Ai piedi ho quattro ali d'alcdine,
ne ho due per mallolo, azzurre
e verdi, che per la salsdine
curvi sanno errori dedurre.

Pellcide son le mie gambe
come la medusa errabonda,
che il puro pancrazio e la crambe
difforme sorvolano e l'onda.

Io l'onda in misura conduco
perch su la riva si spanda
con l'alga con l'ulva e col fuco
che fnnole amara ghirlanda.

Io rgolo il segno lucente
che lascian le spume degli orli:
l'antico il men novo e il recente
io so con bell'arte comporli.

I musici umani hanno modi
lor varii, dal dorico al frigio:
divine infinite melodi
io creo nell'esiguo vestigio.

Le tempre dell'onda trascrivo
su l'umida sabbia correndo;
nel trmite mio fuggitivo
gli accordi e le pause avvincendo.

O sabbia mia melodiosa,
non un tuo granello di slice
darei per la pmice ascosa
della fonte all'ombra dell'lice.

Brilli innumerevole e immensa
alla mia lunata scrittura;
e l'acqua che bevi t'addensa,
lo sterile sale t'indura.

Il rilievo t' tanto sottile,
dedotto con arte s parca,
che men gracile in puerile
fronte sopracciglio s'inarca.

A quando a quando orma trisulca
il lineamento intercide;
pesta umana, se ti conculca,
s'impregna di luce e sorride.

Figure di numi elle sono
in questa concordia discorde.
O ctera curva ch'io suono,
n dito n plettro ti morde.

Io trascorro; e il grande concento
in me taciturna s'adempie,
dall'unghie d miei pi d'argento
alle vene delle mie tempie.

Scerno con orecchia tranquilla
i toni dell'onda che viene,
indago con chiara pupilla
pi oltre ogni segno pi lene;

cos che la musica traccia
m' suono, e ne' righi leggeri,
mentre oggi odo ansar la bonaccia,
leggo la tempesta di ieri.

Che questo insolito albore
che per le piagge si spande?
Teti offre alla madre di Core
dogliosa le salse ghirlande?

L'albsia d giorni alcionii
anzi il verno giunge precoce
e dagli arcipelaghi ionii
attinge del Serchio la foce?

Il molle Settembre, il tibcine
dei pomarii, che ha violetti
gli occhi come il fiore del glcine
tra i riccioli suoi giovinetti,

fa tanta chiara con due ossi
di gru modulando un partnio
mentre sotto l'ombra dei rossi
corbzzoli indulge al suo genio.

Respira securo il mar dolce
qual pargolo in grembo materno.
La pace alcionia lo molce
quasi aureo latte, anzi il verno.

Onda non si leva; non s'ode
risucchio, non s'ode sciacquo.
Di luce beata si gode
la riva su mare d'oblo.

La sabbia scintilla infinita,
quasi in ogni granello gioisca.
Lccica la valva polita,
la morta medusa, la lisca.

In ogni sostanza si tace
la luce e il silenzio risplende.
La Pania di marmi ferace
alza in gloria le arci stupende.

Tra il Serchio e la Magra, su l'ozio
del mare deserto di vele,
sospeso l'incanto. Equinozio
d'autunno, gi sento il tuo miele.

Gi sento l'odore del mosto
fumar dalla vigna arenosa.
All'alba la luna d'agosto
era come una falce corrosa.

Di Vergine valica in Libra
l'amico dell'opere, il Sole;
e gi le quadrella ch'ei vibra
han meno pennute asticciuole.

Silenzio di morte divina
per le chiarit solitarie!
Trapassa l'Estate, supina
nel grande oro della cesarie.

Mi soffermo, intenta al trapasso.
Onda non si leva. L'albdine
immota. Odo fremere in basso,
miei piedi, l'ali d'alcdine.

Bianche si dilungan le rive,
tra l'acque e le sabbie dilegua
la zona che l'arte mia scrive
fugace. Sorrido alla tregua.

A' miei piedi il segno d'un'onda
gravato di nero tritume
s'incurva, una mcera fronda
di rovere sta tra due piume,

un'arida pigna dischiusa
che pes nel pino sonoro
sta tra l'orbe d'una medusa
dispersa e una bacca d'alloro.

Vengono farfalle di neve
tremolando a coppie ed a sciami:
nella luce assemprano lieve
spuma fatta alata che ami.

Azzurre son l'ombre sul mare
come sparti fiori d'acnito.
Il lor tremolo fa tremare
l'Infinito al mio sguardo attonito.

(Composta alla Capponcina di Settignao il 4 novembre 1903)


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