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Pubblicata il: luglio 17, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie del 900 | Totali visite: 1096 | Valorazione

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Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Il pianto della scavatrice
VI

Nella vampa abbandonata
del sole mattutino - che riarde,
ormai, radendo i cantieri, sugli infissi
riscaldati - disperate
vibrazioni raschiano il silenzio
che perdutamente sa di vecchio latte,
di piazzette vuote, d'innocenza.
Gi almeno dalle sette, quel vibrare
cresce col sole. Povera presenza
d'una dozzina d'anziani operai,
con gli stracci e le canottiere arsi
dal sudore, le cui voci rare,
le cui lotte contro gli sparsi
blocchi di fango, le colate di terra,
sembrano in quel tremito disfarsi.
Ma tra gli scoppi testardi della
benna, che cieca sembra, cieca
sgretola, cieca afferra,
quasi non avesse meta,
un urlo improvviso, umano,
nasce, e a tratti si ripete,
cos pazzo di dolore, che, umano,
subito non sembra pi, e ridiventa
morto stridore. Poi, piano,
rinasce, nella luce violenta,
tra i palazzi accecati, nuovo, uguale,
urlo che solo chi morente,
nell'ultimo istante, pu gettare
in questo sole che crudele ancora splende
gi addolcito da un po' d'aria di mare...
A gridare , straziata
da mesi e anni di mattutini
sudori - accompagnata
dal muto stuolo dei suoi scalpellini,
la vecchia scavatrice: ma, insieme, il fresco
sterro sconvolto, o, nel breve confine
dell'orizzonte novecentesco,
tutto il quartiere... la citt,
sprofondata in un chiarore di festa,
- il mondo. Piange ci che ha
fine e ricomincia. Ci che era
area erbosa, aperto spiazzo, e si fa
cortile, bianco come cera,
chiuso in un decoro ch' rancore;
ci che era quasi una vecchia fiera
di freschi intonachi sghembi al sole,
e si fa nuovo isolato, brulicante
in un ordine ch' spento dolore.
Piange ci che muta, anche
per farsi migliore. La luce
del futuro non cessa un solo istante
di ferirci: qui, che brucia
in ogni nostro atto quotidiano,
angoscia anche nella fiducia
che ci d vita, nell'impeto gobettiano
verso questi operai, che muti innalzano,
nel rione dell'altro fronte umano,
il loro rosso straccio di speranza.

1956


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