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Pubblicata il: agosto 17, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie del 900 | Totali visite: 5416 | Valorazione

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Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
MIO LAMENTO

Quando mi prende
doloroso
il rimpianto
del tempo passato
io
non devo pensare.

Gli alberi
la scuola -
e le persiane
chiuse
della mia vita:
cemento e asfalto
lasciate spazio
ai ciottoli
di allora
quando di rondini
e di germogli
per ore ed ore
riempivano i fogli;

quando non mi sfiorava
il mordere
del tempo sconosciuto
"c" come casa
"i" come imbuto...

Fascino perduto
degli acquazzoni,
i piccoli stivali
lucidi e bagnati
gli ombrelli colorati
delle compagne
tanto numerose,
delle mamme curiose;

Ripenso all'avventura
mattutina
verso la scuola
lontana - ma vicina -
mesi, stagioni
cento colori e suoni
nel sillabario:

e l'Orizzonte...
non lo conoscevo

finestra e cielo
matita e diario
i miei confini,
ottobre e giugno
i limiti sublimi
dell'incoscienza
senza tempo;

Misteri del sole
cavalcate del vento
e voi, poveri e mistici,

dove siete presepi,
balocchi del Natale...
Amici antichi -
non mi lasciate

Ricordare
mi fa sempre pi male.


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Venuta era madonna al mio languire con dolce aspetto umano allegra e bella in sonno a consolarme; et io prendendo ardire di dirli quanti affanni ho speso in vano, vidila con pietate a se' chiamarme, dicendo: "A che sospire? a che ti struggi et ardi di lontano? non sai tu che quell'arme che fer la piaga, ponno il duol finire?" Intanto il sonno si partia pian piano; ond'io, per ingannarme, lungo spazio volsi gli occhi aprire; ma da la bianca mano, che si' stretta tenea, senti' lasciarme. Autore: J.Sannazaro (Napoli 1455 - 1530) Corrente: esponente della poesia pastorale. Jacopo Sannazaro. Nel madrigale riportato e' riconoscibile una apparizione sacra nel sogno, tema gia' caro alla lirica amorosa.

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