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Pubblicata il: giugno 24, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie di Pablo Neruda | Totali visite: 1047 | Valorazione

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Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Il dottor Francisco de Laprida, assassinato il 22 settembre 1829 dai guerriglieri di Aldao, pensa prima di morire:

Fischian le palle nella sera ultima.
Vento e ci sono ceneri nel vento,
si disperdono il giorno e la battaglia
deforme, e la vittoria dei nemici.
Sono i barbari, i gauchos che vincono.
Io, che studiai i canoni e le leggi,
io, Francisco Narciso de Laprida,
la cui voce grid lindipendenza
di queste terre crudeli, sconfitto,
di sangue e di sudore brutto il volto,
senza speranza n timore, perso,
per i sobborghi estremi fuggo al Sud.
Come quel capitano in Purgatorio
fuggendo a piedi e insanguinando il piano
fu accecato e abbattuto dalla morte
dove un oscuro fiume perde il nome,
cos dovr cadere. Oggi la fine.
La notte laterale dei pantani
minsidia e mimprigiona. Odo gli zoccoli
della mia calda morte che mi cerca
con cavalieri, con musi e con lance.
Io che sognai dessere un altro, un uomo
di sentenze, di libri, di verdetti,
a ciel sereno giacer tra il fango;
ma mi delizia il cuore, inesplicabile,
un giubilo segreto. Infine trovo
il mio destino sudamericano.
A questa atroce sera mha condotto
il labirinto plurimo dei passi
che i miei giorni tramarono da un giorno
dellinfanzia. Ho scoperto finalmente
la recondita chiave dei miei anni,
la sorte di Francisco de Laprida,
la lettera mancante, la perfetta
forma che seppe Dio fin dal principio.
Nello specchio di questa notte tocco
il mio ignorato volto eterno. Il cerchio
sta per chiudersi. Attendo che ci avvenga.

Preme il mio piede lombra delle lance
protese. Gi il ludibrio della morte,
i cavalieri, i criniti cavalli
mi sovrastano... Sento il primo colpo,
il duro ferro che mi squarcia il petto,
il coltello profondo nella gola.


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