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Pubblicata il: gennaio 27, 2014 | Da: Redazione
Categoria: Poesie di Pablo Neruda | Totali visite: 3535 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Pablo Neruda

SONO ANDATO SOGNANDO

Sono andato segnando con croci di fuoco
latlante bianco del tuo corpo.
La mia bocca era un ragno che passava nascondendosi.
In te, dietro te, timoroso, assetato.

Storie da raccontarti sulla riva del crepuscolo
bambola triste e dolce, perch non fossi triste.
Un cigno, un albero, qualcosa di lontano e di felice.
Il tempo delluva, il tempo maturo e fruttifero.

Io che vissi nel porto da dove ti amavo.
La solitudine attraversata dal sogno e dal silenzio.
Rinchiuso tra il mare e la tristezza.
Silenzioso, delirante, tra due gondolieri immobili.

Tra le labbra e la voce, qualcosa va morendo.
Qualcosa con ali duccello, qualcosa dangoscia e doblio.
Cos come le reti non trattengono lacqua.
Bambola mia, restano appena gocce che tremano.
Tuttavia qualcosa canta tra queste parole fugaci.
Qualcosa canta, qualcosa sale fino alla mia avida bocca.

Oh poterti celebrare con tutte le parole della gioia.
Cantare, ardere, fuggire, come un campanile nella mani di un pazzo.

Triste tenerezza mia, cosa diventi dimprovviso?
Quando son giunto al vertice pi ardito e freddo
il mio cuore si chiude come un fiore notturno.


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