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Pubblicata il: agosto 11, 2014 | Da: Andrea Vogler
Categoria: Poesie inedite | Totali visite: 634 | Valorazione

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Andrea Vogler

LETTERA A NERONE

La luce nell'oscurit piatta la luce
della citt che brucia, che muore senza rinascita,
orgogliosa dei troppi segni lasciati

luce di ricchezze mal distribuite,
falsi splendori, idoli accondiscendenti
ispiratori di curiosit ed inganni

Un dio troppo umano
si fascia di porpora e alloro,
quando si specchia vede il suo popolo
canta con lui tutto il suo popolo:
canta la fine che non viene mai.

Roma brucia cullata da voci umane,
si consuma in lampi e bagliori
nel giro di una notte

ma la terra degli uomini matura lentamente,
una lieve apparenza
ancora avvinta ad immagini di sonno.

Lo senti talvolta nel fiato di vento
che improvviso anima la sera,
che per un attimo ti tocca ancora
qualche punto deserto dell'anima,
l dove a lungo hai creduto
che tutto il tuo amore fosse morto

QUARANTA GIORNI


La sabbia ha ricoperto tutti i sentieri
avvolto il magro recinto di rocce
dove all'alba non sopravvivono
orme di uomo ne di animale,
e ogni giorno lo stesso giorno.

Soltanto la sera una scimmia pigra si avvicina,
scende dalla montagna in ombra
con movimenti di ragazza,
ignorando il mio sonno
mi tira per un lembo della veste

versa al mio orecchio
parole assolutamente ragionevoli
che potrei riconoscere come mie
piene di cauto sospetto e di prudenza
poi vola via come un grande uccello senza nido.

So esattamente fin dall'inizio
ci che deve dirmi e che gi conosco,
perci rimango ad ascoltare
finch il loro fuoco si raggela
e allora non vedo pi che un fantasma al mio fianco,
un feto sorridente
un corpo nudo avvolto nei resti di una tunica
o di un mantello strappato

Il sabato lontano: la citt un punto morto all'orizzonte
che non riesco a decifrare
nel sonno che sbiadisce
rivedo la pozza d'acqua, il palmeto dietro le mura
forme azzurre nel nuovo giorno
che non posso non attendere


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