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Pubblicata il: luglio 04, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie inedite | Totali visite: 646 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
PATATE



Il luned mi' ma' le rifaceva,
insieme al lesso che c'era avanzato,
io mi ricordo mi' padre che diceva,
"'un le lasciate nel piatto che peccato".

Il marted erin' lesse e po' condite,
cos con l'olio o con il latte e buro,
io devo di' che 'un mi son mai piaciute,
l'avrei volute appiccica' nel muro.

Il mercole per erino fritte
e io per prima "o ma' quante ne tocca?",
ma le' metteva mano alle ciabatte,
"hai l'occhi che en' pi grandi della bocca".

Il gioved toccava alle polpette,
patate, ova cacio e peporino,
mi' pa' diceva "'un le mangiate stette,
mangiate il pane e fatene abbicino".

Il venerd c'era la frittata,
era mi' ma' che la faceva a fette,
ma la su' mano da tutti era guidata,
dovevin' esse' uguali tutte e sette.

Il sabato mattina dopo il pane,
c'era la teglia pronta per il forno,
venivin' da lecc anco il tegame,
da dinni "io sar vero ci ritorno".

E la domenica fra urli ed orazioni,
mi' ma' si divertiva a f gli gnocchi,
con quelle mani un po' dentro i pastoni,
e un pop all'aria perispart gli schiocchi.

Di giorno, di sera, d'inverno e anco d'estate,
ero diventa una patata anch'io,
"che c' di bono ma'? ...Erien' patate",
"anc'oggi?" E mi' pa' : "ringrazia Iddio".


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