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Pubblicata il: luglio 23, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie inedite | Totali visite: 612 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
FUOCO DARANCIA



Rimango volentieri innanzi a un fuoco
come impietrito, incantato, rapito.

La vita calore e pietra.

Voglio si consumi presto.

Ci sono due strade della mia citt
che rivisito volentieri.
In una ardono fiamme dipinte
in un fondale dintonaco cilestre.
In alto alledificio impressa
una candela eterna,
non si consuma.
Infatti il viale lo chiamano della Libert.
Dal blu petrolio dellasfalto salzano
i giorni per ritornarvi a posarsi incolumi.
Riverberano al cielo
grigi mattini di miraggio disperati e muti.
Freddo li osservo come un tronco
nel fiume affamato.
Freddo nel mio solo cuore africano,
nessuno che mi scaldi o ustioni.

Laltra via a me pi familiare.
Un fossile di casa in cui le fiamme
vissero gli istanti.
Vi abitava un amico. Ora pi niente.
Un bizzarro
pittore amante delloblio.

Dei suoi pochi quadri rimasti un solo tema:
La natura morta.
E di questa un solo chiodo: larancia:
vero frutto del peccato, mi diceva.

Fiamme e arance,
non dipingeva che questo.
Solo il fuoco pu cacciarti di casa,
disperava. Come lintenzione
giunta dal basso a tentarti.

E tu fuggi, fuggi dai boschi lontano
impaurito tremante
impotente dinnanzi allignoto
tu fuggi come qualsiasi altro
animale che fugge il ronzante fuoco volante.

vivo il fuoco. Respira.
Poi unarancia
strappata alla tela.
Le incandescenti arance
spellate ai bisturi
dellintransigenza.

Le fiamme invece,
le illusorie fiamme, le sposava con la realt.
Nulla deve rimanere.
Soffriva di quiete e di pochi colori.
Larrivo o limbarco
tolgono ogni dubbio al destino.

Gli feci visita un giorno in piena cerimonia.
Vers dellalcool sulladepto
dipinto sacrificale.
Il liquido colava sulla gelida materia
fondendosi allattesa
della scintilla.
Quindi diede fuoco.

Vedi adesso, mi diceva.
Realt e finzione si ritrovano finalmente
insieme, ab ovo ab eterno.

Mi offr unarancia a vegliare
il lavorio delle fiamme.
Con un coltello tagli i polsi
della sfera e incise le fette
da sbucciare geograficamente.

Io bestialmente affondavo le unghie
nellattesa straziante.
Non tollero le lame, e mi rimprovero
dessermi coinvolto
in questa morte.

Poi le fiamme vere e quelle false
si spensero e il fumo
svan
nel cielo
dalla finestra lasciata aperta
ai lacci della luce.
Nulla deve rimanere. Nulla rimase.

Incenerisce il fuoco leretico
e non d spazio alla cultura.
Lombre scesero a riprenderselo
e quando anchio morir
sar questo il suo vero oblio.



Marco Soriano


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