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Pubblicata il: luglio 14, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie inedite | Totali visite: 669 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
MATTINO D'INVERNO

Il sole in ritardo,
la chiesa l fra le piante nude,
come fantasma nelle tenebre.

Silenzio, silenzio e ancora silenzio.
Fuori e dentro di me.
Il freddo penetra nelle ossa fragili, indolenzite,
a poco serve la tazza di th fumante,
il freddo insiste,
come freccia appuntita penetra dentro l'anima:
l'inverno, il gelo sono giunti anche qui?

Perch calda estate te ne sei andata?
Perch giovinezza mi hai lasciato senza alcuna speranza di ritornare?

Albero spoglio,
senza il vestito della Primavera,
morto ormai?
I tuoi rami sinuosi spezzano la nebbia,
come arabeschi disegnati su tela candida,
gli ultimi uccelli dell'inverno
son tornati a farti compagnia
nelle giornate senza sole;

le radici ti hanno tagliato?
il tuo seme appassito?

Albero solo,
nella natura muta,
le dolci sue note son fuggite,
per dissolversi nell'aria o approdare in altri lidi,
le foglie tue, stanche di stendersi al sole,
indebolite dal tempo,
non hanno opposto resistenza
al vento gelido d'inizio inverno.

Che ci stai a fare ancora l? lascia libero il tuo posto!

Il pittore della Primavera ha perso la tavolozza dei colori,
e tutto bianco, grigio, cupo.

O tristezza, o malinconia, non bussate alla mia porta,
andate via da qui, non vi aprir!

Un raggio di sole, come segno divino,
filtra tra la nebbia leggera,
il blu diventa azzurro,
la campagna si tinge dei suoi colori sbiaditi,
il verde resiste alla mano impietosa e gelida,
gli uccelli intonano melodie,
e tutto diventa sinfonia di vita.

O Albero, alza i tuoi rami al cielo,
dal tiepido sole,
lasciati baciare, senza ritegno,
lasciati scaldare, senza pudore,
per dare ancora vigore a quel seme appassito

e rivestirti di vita.


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