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Pubblicata il: giugno 23, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie inedite | Totali visite: 542 | Valorazione

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Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
LA VOGLIO RACCONT COME NOVELLA


Ir tempo passo e guasi un sembra vero
ma certe 'ose le porto nella mente
badate gente, vi parlo ben sincero
quer che racconto lo dio onestamente.

E faccio un pensierino a quer passato
che a riordallo, mi scoppia guasi ir cuore
ir vivere magari un po' inguaiato
ma quello che vinceva era l'amore.

Bastava d un'occhiata alle ragasse
e po' s'andava a letto e si sognava
un c'era mai nessun che deviasse
per fare differente si 'antava.

E si vegliava spesso nella stalla
c'aveva da figli quarche vitella
vieniva ir vetrinaio a visitalla
faceva tutto ir modo d'un guastalla.

Per ir granturco usavino gli sfogli
si lavorava fino a mezzanotte
ir mondo era pulito e senza imbrogli
dorcissime vienivino le cotte.

Si stava a giorni interi gi chinoni
tra quelle sorca a cogliere fagioli,
allora un si parlava di milioni
ma sei o sette erino i figlioli.

Se penso ar freddo che c'era drento 'asa
e ir fo che riscardava appena appena
dar fumo la 'ucina era invasa
sur tetto la civetta era una pena.

Cos vicino ar ciocco che bruciava
con l'occhi che calavino dar sonno
ma po' mi m il rosario cominciava
e stava l aggiust la legna in forno.

Sentivo sbatacchi drento l'arcile
un era ancora giorno e ir pan rumava
i galli gi cantavin nel cortile
il sole all'orizzonte che spuntava.

Facciamo insieme una vera rifressione
la vita era pi dura, ma pi bella
e ora che arivata la pensione
la voglio raccont come novella.


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