La Poesia

La casa della poesia
non avrà mai porte





Il più grande sito italiano di poesie e racconti

Entra o Registrati Che metta del giusto animo il pellegrino che bussa alla casa della poesia.


La Poesia | Antologia completa | Testi più votati | Ricerca avanzata | Rss Feeds | Invio materiale

    Poesie e racconti
» Poesia antica greca e latina
» Poesia dialettale italiana
» Poesia italiana
» Poesie inedite
» Poesie straniere tradotte
» Racconti inediti e/o celebri

  Filtra le poesie e racconti
Più lette
Più votate dagli utenti

  Felice Pagnani
Disegni
Sito Poesia
In ricordo

   Iscrivermi alla newsletter
Iscrivendoti alla newsletter riceverai la info dei nuovi materiali pubblicati.
Nome E-mail

Titolo/Autore Testi    ricerca avanzata
Pubblicata il: luglio 14, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie latine | Totali visite: 919 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Decimo Giunio Giovenale
Libro Primo - IV
(all'amo dell'imperatore)


Ancora lui, Crispino! sempre lui
alla ribalta! Non posso evitarlo.
Questo mostro che nessuna virt
pu salvare dai vizi, questa chicca smidollata
che solo nella lussuria trova vigore,
un depravato che spregia soltanto le zitelle.
Che importa quanto estesi siano i portici
lungo i quali sfianca i cavalli,
quant'ampia sia l'ombra dei boschi
in cui si fa portare,
quanta terra vicino al Foro,
quali palazzi abbia arraffato?
Una canaglia non mai felice
e men che meno un seduttore, per di pi sacrilego,
al quale s' appena concessa,
col rischio d'essere sepolta viva,
una vestale consacrata.

Ma qui si tratta di sciocchezze,
che per se ne fosse stato autore un altro,
sarebbe caduto sotto le grinfie del censore.
A Tizio e a Seio, due galantuomini, l'infamia;
a Crispino l'immunit. Che farci?
un individuo losco,
pi ripugnante di qualsiasi crimine.
S' comprato per seimila sesterzi
una triglia che pesa quanto i soldi che ha pagato,
almeno a sentire i millantatori.
Bene, non potrei che lodarne la furbizia,
se con un simile dono avesse carpito
a un vecchio senza prole
una buona fetta di eredit;
o ancora, se l'avesse offerto
a un'amica influente che va a zonzo
in una lettiga chiusa da grandi specchi.
Niente di tutto questo: per s l'ha comprata!
Si vedon cose che neppure Apicio,
povero e frugale al confronto,
si permise. E tu le fai! tu, che in patria,
mio bel Crispino, andavi un tempo
vestito di papiro,
paghi due squame un tal tesoro?
A meno prezzo avresti potuto comprarti
il pescatore. Per quei soldi
in provincia si vendono terreni,
in Puglia latifondi.
Che ghiottonerie pensi abbia gustato
alla sua tavola l'imperatore,
se un buffone di corte,
paludato di porpora,
stella dei cavalieri oggi, ma che un tempo
al suo paese doveva sgolarsi
per vendere qualche pescetto,
se costui ha sperperato tanti sesterzi
per una parte esigua,
la portata di contorno, della sua sobria cena?

Comincia, Calliope. Ma resta pur seduta:
non un 'cantare' questo, cronaca.
A voi, Piridi! Narrate, fanciulle,
e mi torni a merc
l'avervi chiamate 'fanciulle'.

Era il tempo in cui l'ultimo dei Flavi
vessava il mondo intero
e Roma era succube di un Nerone calvo.
Davanti al tempio di Venere, che in Ancona
domina la rocca dorica, un rombo
di dimensioni enormi
per il nostro Adriatico
incapp nelle reti
e tutte le riemp con la sua mole.
Impigliato, mostrava una grandezza
degna di quelli che la palude Meotica
ricopre con i suoi ghiacci e che poi,
sciolti questi dalla vampa del sole,
trascina sino alle bocche impetuose
del Ponto, intorpiditi dal letargo
e impinguati dal lungo gelo.
Il padrone del peschereccio e della rete
destina questa meraviglia
a Domiziano, pontefice massimo.
E chi mai avrebbe osato venderla o comperarla
con tutta la spiaggia piena di spie?
I guardacoste, appostati dovunque,
avrebbero di certo querelato
il povero barcaiolo, pronti a giurare
che era un pesce fuggito dai vivai
dell'imperatore, dove a lungo s'era nutrito,
e che essendo da questi evaso,
doveva tornare al primitivo padrone.
Se gli dai retta, per Palfurio ed Armillato
qualsiasi cosa preziosa e leggiadra
si trovi in mare, ovunque nuoti,
propriet del fisco.
Perch non sia sprecata,
gliela si deve dunque dare.

Il mortifero autunno ormai cedeva
alla brina, gli infermi s'auguravano
la febbre quartana, strideva lugubre l'inverno
mantenendo fresca la preda.
Ma il pescatore, come incalzato dall'Austro,
s'affretta. E quando gli apparvero i laghi
ai piedi di Albalonga,
che, sebbene in rovina,
conserva ancora il fuoco venuto da Troia
e venera una sua piccola Vesta,
la folla stupefatta
per un poco gli ostacol l'ingresso.
Ma poi gli fece largo,
si spalancarono le porte
girando docili sui cardini;
e i senatori guardano da fuori
quella ghiottoneria entrare.
Giunto ai piedi dell'Atride, il Piceno:
'Accetta', dice, 'questa preda troppo eccelsa
per focolari di gente comune.
Festeggia questo giorno.
Avanti, sgombra il tuo ventre d'ogni fardello
e mngiati questo rombo che il fato
destina alla tua era. Volle lui
farsi pescare!'. V' piaggeria pi smaccata?
Ma quello drizza la cresta. Non c' lode che un uomo,
reso dal suo potere simile agli dei,
non creda per s vera e doverosa.

Ma non v' padella che contenga quel pesce.
Si chiamano a consiglio i maggiorenti,
che lui, Domiziano, odiava, quelli che in viso
recano impresso lo sgomento
per quell'augusta e nefasta amicizia.
E al grido di Liburno, 'Presto, presto, gi in seduta!',
per primo accorre col mantello svolazzante
Pgaso, da poco imposto come amministratore
alla citt sgomenta.
Ma poteva allora un prefetto esser diverso?
Fra tutti era il migliore,
scrupoloso interprete delle leggi,
convinto che anche in tempi cos tristi
si dovesse trattare ogni questione
con giustizia clemente.
Lo segue Crispo, un vecchietto amabile
un'anima mite, la cui facondia
pari solo al suo carattere.
Certo, un consigliere ideale
per chi reggeva terre mari e genti,
se sotto quella peste sanguinaria
fosse stato possibile
condannare la crudelt
ed esporre un parere onesto.
Ma cosa pu esservi di pi imprevedibile
dell'orecchio di un tiranno? Un amico
che si metta a chiacchierare del caldo, della pioggia
o dei temporali primaverili,
pu rischiare la morte.
Per questo Crispo non si pose mai
contro corrente: non era uomo capace
di esprimere liberamente il suo pensiero
o di sacrificare la vita alla verit.
Cos pot vedere molti inverni
e l'ottantesimo solstizio,
difeso da queste armi anche in quella corte.
Ottuagenario come lui,
dietro gli sgambettava Acilio con un giovane,
che non meritava l'agguato
di una morte cos crudele
e immatura per spada del tiranno.
Ma ormai da un pezzo per un nobile
un miracolo invecchiare, per cui
essere dei Giganti un fratellino
preferirei piuttosto.
A nulla gli servito, poveruomo,
aver trafitto in corpo a corpo gli orsi di Numidia,
indifeso cacciatore nel circo di Albalonga.
Chi non conosce ormai le astuzie dei patrizi?
Chi si sorprenderebbe pi
della tua arcaica furbizia, Bruto?
facile gabbare un re barbuto!

Seguiva Rubrio, che sebbene di bassa estrazione,
non aveva aspetto migliore,
colpevole com'era
di un antico e innominabile crimine,
ma sfrontato pi di una checca
che scriva satire.
Il pancione che quasi si trascina
Montano. E poi Crispino, che gi al mattino
gronda profumo,
quanto ne esalerebbero due morti.
Pi scellerato di lui Pompeo,
che fa sgozzar la gente
con una semplice soffiata.
Agli avvoltoi dei Daci,
studiando tra i marmi della sua villa
piani di guerra, Fusco
i suoi visceri ha gi votato.
Poi insieme allo scaltro Veientone,
ecco Catullo, l'assassino,
che ancor prima d'averla vista
s'infiamma per qualsiasi femmina,
un mostro di proporzioni incredibili
anche per un tempo di mostri come il nostro;
adulatore cieco,
cortigiano di strada, una canaglia
degna di mendicare dietro alle carrozze
sulla via Aricia, di gettar baci
e smancerie alle vetture lungo la discesa.

Nessuno pi di lui
mostr stupore per il rombo,
tributandogli sperticati elogi
rivolto a manca,
mentre il pesce giaceva alla sua destra.
il suo stile: cos lodava
i corpo a corpo dei Cilici e i loro colpi,
o le macchine teatrali
e i fanciulli sollevati sino al velario.
Veientone non da meno,
ma come un fanatico ispirato dal tuo delirio,
Bellona, si mette a profetizzare:
'Magnifico augurio!
Sublime e memorabile trionfo avrai:
qualche re farai prigioniero
o dal governo di Britannia
Arvirago cadr.
Bestia esotica :
guarda le scaglie ritte che ha sul dorso!'.
E poco manc che Fabrizio Veientone
non ne precisasse patria ed et.

'Qual allora la sentenza? Tagliarlo a pezzi?'

'Lungi da lui questo affronto', grida Montano,
'si trovi piuttosto una padella profonda
che col cerchio dei suoi orli sottili
lo contenga tutto. Un grande e sorprendente Promteo
ci vuole per questo piatto. Argilla e tornio, qui, presto:
da oggi i vasai ti seguiranno, Cesare,
fin sui campi di guerra!'
Proposta vincente, ben degna di tal uomo.
Montano conosceva a menadito
il tradizionale sfarzo della corte imperiale
e le notti di Nerone protratte sino all'alba,
quando le trippe, arse dal Falerno,
rinnovano la fame.
Nessuno ai miei tempi lo superava
nell'arte di mangiare:
al primo assaggio sapeva dirti se un'ostrica
proveniva dalle scogliere del Circeo,
da quelle del lago Lucrino
o dai fondali di Rutpie;
a prima vista indovinava la spiaggia di un riccio.

Tutti in piedi, seduta sciolta.
Ordine di andarsene ai dignitari,
che il sommo duce aveva convocati
tremebondi e in gran fretta nella rocca d'Alba,
come se volesse discutere
dei Catti o dei minacciosi Sigambri,
come se da terre lontane
gli fosse giunto per corriere
un messaggio angoscioso.

Oh, se avesse speso solo in queste sciocchezze
la sua vita efferata!
No, senza che nessuno lo punisse
o mai si vendicasse, svuot Roma
di anime insigni, di uomini famosi.
Solo quando cominci ad averne terrore il popolo,
cadde: questo gli fu fatale,
mentre ancora grondava del sangue dei Lami.


 Commenti degli utenti

Non ci sono commenti...



Protected by Copyscape DMCA Takedown Notice Violation Search
1 2 3 4 5
Come ti è sembrato?     Scarso
Eccellente    


Ti proponiamo i Poesie latine più letti

» Marco Valerio Marziale Libro Nono Marco Valerio Marziale Epigrammi Libro Nono 100 DESIDERIO D'UNA TOGA NUOVA
» Sulpicia E GIUNTO FINALMENTE IL MIO AMORE
» Orazio Ricorda Odi, II, 3
» Gaio Valerio Catullo 46 primavera, tornano i giorni miti
» Gaio Valerio Catullo 56 Scherzo cos divertente
Gli ultimi Poesie latine pubblicati

» Catullo - Quaeris quot mihi basiationes
» Catullo - Vivamus, mea Lesbia
» Lucius Apuleius BRIGID
» Sulpicia E GIUNTO FINALMENTE IL MIO AMORE
» Orazio LlBRO III
» Gaio Giulio Fedro IL CANE E IL LUPO


    Una pubblicazione proposta fra le tante presenti nel sito
MOVIMENTO Ad un rosso e calido tramonto si sussegue ad una chiara e fresca alba a una profonda e buia notte un lmpido splendente giorno a un glido e bianco inverno una ardente e colorita estate

    Statistiche generali
Pubblicazioni
6543
Autori registrati
3082
Totali visite
9983728
Categorie
35

Eliminare i file cookie | Torna su   

2000, 2013 © La-Poesia.it | Fondato da Felice Pagnani e ripubblicato nel 2013 dalla redazione di Latamclick.