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Titolo/Autore Testi    ricerca avanzata
Pubblicata il: luglio 16, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie latine | Totali visite: 1238 | Valorazione:

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Decimo Giunio Giovenale
LIBRO QUARTO - X
(le nebbie dell'errore)


Da Cadice al Gange, dove nasce l'aurora,
su tutte le terre pochi sanno distinguere,
dissipando le nebbie dell'errore,
i veri beni da quelli che non lo sono.
Quando mai i nostri desideri e timori
seguono la ragione?
Qual l'impresa iniziata col piede giusto
della quale poi non accadde
che dovessi pentirti
d'averla intrapresa e portata a termine?
Pronti sono gli dei
a distruggere intere case
per soddisfare chi lo brama.
Militari e politici
chiedono spesso cose
che torneranno a loro danno.
A quanti riuscito mortale
il fiume torrenziale
della propria eloquenza;
quanti si sono persi
per fiducia eccessiva nella forza
dei loro ammirevoli muscoli;
ma ancor di pi ne soffoca il denaro
ammassato con troppa avidit
e un patrimonio che supera tutti gli altri,
quant' la balena britannica
pi gigantesca di un delfino.
Cos al tempo funesto di Nerone,
e per ordine suo,
una coorte intera circond
la casa di Longino,
i grandi giardini del ricchissimo Seneca
e cinse d'assedio il magnifico palazzo
dei Laterani: si sa, quasi mai
i soldati si spingono sino ai tuguri.
Se ti metti in viaggio di notte,
basta che tu porti pochi vasi d'argento
per temere randelli e spade,
e cos morir di spavento
per l'ombra di una canna
che ondeggia al balenare della luna:
sotto il naso dei ladri
se la canta invece chi viaggia a tasche vuote.

Il primo desiderio la ricchezza
(non c' tempio che non lo sappia):
ricco sempre pi ricco,
cos che il nostro scrigno
diventi il massimo di tutto il Foro.
Ma non si beve veleno in coppe d'argilla:
comincia a temerlo quando berrai
in bicchieri gemmati,
quando il vino di Sezze
scintiller in calici d'oro.
Puoi dunque approvare quei due sapienti,
l'uno dei quali,
ogni volta che metteva il piede fuori di casa,
rideva, mentre l'altro al contrario piangeva?
Ma criticare con la ferocia del riso
facile; stupefacente invece lo sgorgare
dagli occhi dell'altro di tante lacrime.
Un perpetuo riso scoteva
il petto di Democrito,
sebbene nelle citt dei suoi tempi
non vi fossero toghe
preteste e trabeate,
fasci, lettighe e tribunali.
Che avebbe fatto se avesse visto un pretore
ergersi impettito in mezzo alla polvere del Circo
in cima a un cocchio, con la tunica di Giove,
una toga purpurea sulle spalle
ampia come un sipario,
e una corona enorme, di tale circonferenza
che non c' testa in grado di riempirla?
Gliela regge infatti uno schiavo pubblico
sullo stesso carro, per preservarlo
da troppa vanit.
E aggiungici in pi l'aquila
in cima allo scettro d'avorio,
e di qua la fanfara, di l i funzionari
che in lungo corteo lo precedono,
e di fianco ai cavalli, in toga bianca,
i Quiriti che, in virt della sportula
nascosta nelle loro tasche,
si fatti amici.
Ma anche allora Democrito
trovava motivo di riso
incontrando i suoi simili:
la sua saggezza dimostra che i grandi uomini,
capaci di dare fulgidi esempi,
possono nascere
anche in terra di sciocchi
e sotto cielo d'ignoranti.
Rideva degli affanni della gente,
delle sue gioie e a volte delle lacrime,
facendo fiche alla Fortuna avversa
e mandandola per conto suo a farsi impiccare.

[Superfluo e pernicioso quindi ci
che noi chiediamo ai numi,
credendo giusto appendere
tavolette votive alle loro ginocchia?]
Il potere, oggetto di tanta invidia,
per alcuni causa di rovina:
l'immane e fastosa sequela
dei loro onori li sommerge.
Scalzate dalle corde crollano le statue;
a colpi di scure sono sfasciate
le ruote delle bighe e fracassate
le gambe di cavalli senza colpa.
Ecco, crepita il fuoco
e quella testa adorata dal popolo
arde ormai al soffio dei mantici nella fornace;
col viso infranto del grande Seiano,
che secondo era in tutto il mondo,
si fanno orcioli, catini, teglie e pitali.
Adorna di lauro la casa,
conduci in Campidoglio
un bue grasso imbiancato di creta:
guarda, un uncino trascina Seiano
e ne godono tutti.
'Che grinta, che volto il suo! Credimi,
non mi mai piaciuto quell'uomo.
Ma per quale accusa caduto?
Chi l'ha denunciato? e con quali prove, quali testi?'
'Niente di questo: arrivata da Capri
solo una lettera lunga e ampollosa.'
'Bene, bene, non chiedo altro.'
Ma che fa questa gentaglia di Remo?
Al solito, gira con la fortuna
e disprezza chi cade.
Se Norzia avesse sostenuto il suo Toscano,
se il vecchio imperatore ignaro
fosse caduto nell'agguato,
proprio quel popolo avrebbe nel medesimo istante
proclamato Seiano Augusto.
Ormai, da quando non si vendono pi i voti,
ha perso ogni interesse; un tempo
attribuiva tutto lui, potere,
fasci, legioni; adesso lascia fare,
spasima solo per due cose: pane e giochi.
'Sento che molti altri ne morranno.'
'Sicuro, grande la fornace.'
'Vicino all'altare di Marte
ho incontrato un amico mio,
Bruttidio, pallido come uno straccio;
temo che, per non averlo difeso al meglio,
come Aiace vinto, l'imperatore
voglia punirci. Corriamo, corriamo,
finch giace su questa riva,
a calpestare il nemico di Cesare.
E ci vedano i servi,
perch non vi sia chi possa negarlo
e trascini in giudizio il suo padrone
atterrito, con una corda al collo.'
Questi allora i discorsi su Seiano,
i mormorii sibillini del volgo.

Vuoi acclamazioni come Seiano,
possedere altrettanto,
assegnare a questo il seggio curule,
a quello il comando delle legioni,
passare per il tutore del principe
che se ne sta sul piccolo scoglio di Capri
con il suo gregge di Caldei?
E vuoi armi, coorti, cavalieri scelti
e magari un fortilizio davanti a casa?
Perch no? Anche chi non intende uccidere
vuol essere in grado di farlo.
Ma vi son cose cos propizie e preziose
da pareggiare con le loro gioie
il peso dei malanni?
Piuttosto che indossare la pretesta
di costui che vien trascinato via,
non preferiresti essere a Fidene o a Gabi
un'autorit, dar legge a pesi e misure,
spezzare nella spopolata lubre
vasi di capacit minore del dovuto,
come cencioso edile?

Devi riconoscere allora
che Seiano ignor cosa era meglio
per lui desiderare:
smodati onori, smodate ricchezze
bramava infatti, innalzando una torre
piano su piano sino al cielo,
perch pi rovinosa fosse la caduta,
pi immane il crollo della distruzione.
Cosa travolse Pompeo, Crasso
e colui che dom i Quiriti
riducendoli sotto la sua sferza,
se non la loro eccelsa posizione
ottenuta con tutti i mezzi,
se non le loro immense aspirazioni
esaudite da di maligni?
Pochi sono i re scesi al genero di Cerere
senza lesioni di ferita,
pochi i tiranni spenti da morte incruenta.

Ogni scolaro, che onora Minerva
modestamente con un solo asse
ed seguito dallo schiavo
con la piccola cartella dei libri,
s'augura sin dai primi passi
l'eloquenza e la fama
di Demostene e Cicerone
e le invoca a tutte le feste della dea.
Eppure entrambi gli oratori
perirono per la loro eloquenza;
fu la vena profonda,
straripante del loro ingegno
che li condusse a morte.
all'ingegno che si troncano mani e testa;
mai accadde che colasse dai rostri
il sangue di un avvocaticchio.
'Roma fortunata, sotto il mio consolato nata':
se avesse parlato sempre cos,
non avrebbe fatto alcun caso
ai pugnali di Antonio.
Meglio un versaccio cos comico
che la tua seconda Filippica,
divina per l'altissima sua fama.
Morte non men crudele
strapp alla vita quel dominatore
di teatri gremiti, che Atene ammirava
per l'impeto della sua oratoria.
Nato con numi avversi
sotto sinistra stella, il padre,
con gli occhi infiammati dal fumo
di colate roventi,
lo volle sottrarre al carbone, alle tenaglie
e all'incudine che forgia le spade,
e dalla polvere della fucina
lo mand a scuola di retorica.

Il bottino di guerra, una corazza appesa
al fusto di un trofeo, una gorgiera
che pende da un elmo squarciato,
un giogo mozzo del timone,
l'aplustro di una trireme arrembata
e un prigioniero malinconico
in cima all'arco di trionfo:
questi sono stimati
i beni maggiori del mondo.
Per questi i condottieri,
romani, greci o barbari che fossero,
si diedero coraggio
affrontando pericoli e fatiche,
tanto pi grande la sete di gloria
di quella della virt. Se togli il tornaconto,
questa chi mai l'abbraccerebbe per s stessa?
Eppure a volte avvenne che
l'ambizione di pochi
portasse a rovina la patria,
come la frenesia di gloria o quella
d'avere un'epigrafe incisa
sulla pietra tombale,
pietra che radici maligne
d'uno sterile fico
bastano a frantumare,
visto che anche i sepolcri hanno un loro destino.

Pesa i resti di Annibale:
quante libbre di un condottiero cos grande
vi troverai? Eppure proprio lui,
lui a cui non bastava tutta l'Africa,
dall'oceano dei Mauri al tepore del Nilo,
dalle terre etiopi a quelle degli elefanti.
Volle aggiungere alle sue conquiste la Spagna,
oltrepassare i Pirenei.
La natura gli oppose nevi ed Alpi:
lui si apr un varco tra le rupi,
rompendo i monti con l'aceto.
Ormai in Italia, ma vuol spingersi oltre.
'Nulla ho fatto,' esclama, 'se con le mie armate
non sfondo le porte di Roma
e in mezzo alla Suburra
non pianto il mio stendardo.'
Uno spettacolo degno di un quadro:
quel condottiero guercio
che cavalca la belva di Getulia!
E alla fine? O gloria, anche lui vinto,
fugge a precipizio in esilio
e, sia pure grande e ammirevole,
siede come un cliente
davanti alla tenda del re,
e attende che il tiranno di Bitinia
si degni d'aprire i suoi occhi.
E a quell'anima, che sconvolse il mondo,
fine non porranno spade, macigni o strali,
ma quell'anello, vindice implacabile
di Canne e di tanto sangue versato.
Vai, vai, corri fra i dirupi delle Alpi,
pazzo che sei: oggetto di declamazioni,
divertirai solo i ragazzi.

Al giovane di Pella un mondo solo
non basta: negli angusti confini dell'universo
soffoca scontento, come se fosse chiuso
tra gli scogli di Giaro o nella piccola Serifo;
ma quando sar entrato
nella citt fortificata dai vasai,
di un sarcofago dovr accontentarsi.
Solo la morte mette a nudo
quanto poco valga il corpo di un uomo.

Possiamo credere che un tempo
l'Athos fosse percorso dalle vele,
se si presta fede alle menzogne che i greci
fanno passare per storia; che il mare,
ricoperto da quella stessa flotta,
abbia prestato solido sostegno
alle ruote dei carri; che profondi fiumi
si siano prosciugati per servire
con l'acqua loro di bevanda
nei banchetti dei Medi;
possiamo credere anche a ci
che con ebbro volo Sstrato canta.
Ma come torn, abbandonata Salamina,
il barbaro Serse, che con la sferza
era solito infierire su Coro ed Euro
(nemmeno nel carcere di Eolo
avevano subito tanto),
lui che in ceppi aveva avvinto Nettuno stesso?
(Certo fu troppo mite,
perch non ritenne di imporgli
il marchio di schiavo: sempre che un nume
vi sia, disposto a servire costui.)
Ma come torn? Su una nave sola,
su un mare insanguinato,
dove attardata era la prua
da mucchi di cadaveri.
Questo lo scotto che la gloria,
tante volte invocata, pretese da lui.
'Lunga vita, anni ed anni dammi, Giove!'
Che il tuo viso sprizzi salute
o pallido sia, solo questo chiedi.
Ma una lunga vecchiaia
di quanti e continui malanni piena!
Volto deforme e tetro, gurdati,
cos diverso da com'era un tempo;
in luogo della pelle un cuoio indecoroso,
guance cascanti e solcate da rughe,
come quelle intorno alla vecchia bocca
di una scimmia ormai madre da una vita,
l dove Tbraca
distende l'ombra delle sue foreste.
I giovani son tutti diversi tra loro:
questo pi bello di quello, quello di un altro,
e questo pi robusto del compagno;
i vecchi hanno una sola faccia:
voci e membra tremanti, testa calva,
goccia al naso come i bambini;
sdentati, devono con le gengive,
poveracci, spezzare il pane;
di peso a moglie, figlioli e a s stessi,
persino a quel cacciatore di testamenti
che Cosso ispirano disgusto.
Intorpidito, il palato di un vecchio
non trae pi piacere da vino e cibo;
e l'amore un ricordo d'altri tempi:
flaccido il suo piccolo membro dorme,
prova pure a palparlo,
e non cesser di dormire
anche se lo palpi tutta la notte.
E cosa pu sperare
un inguine vecchio e malato?
In pi la lussuria di chi cerca piacere
senza averne le forze
non suscita qualche giusto sospetto?

Senza considerare gli altri guasti.
Che diletto pu trarre un vecchio
dai gorgheggi di un citaredo
anche ammirevole come Seleuco
o come quelli che han costume
di risplendere in mantelli dorati?
Che gli serve sedere nel teatro
in un posto o in un altro,
se poi a stento sentir
i suonatori di corno e gli squilli delle trombe?
Bisogna urlare perch il suo orecchio intenda
il nome che lo schiavo annuncia
e l'ora che gli dice.
Inoltre quell'ombra di sangue
che ancora rimane nel suo gelido corpo
si scalda solo per la febbre,
mentre intorno a ranghi serrati
gli danzano malattie d'ogni genere.
E son tante, che se me ne chiedessi i nomi,
pi in fretta potrei elencarti
tutti quanti gli amanti di Oppia,
quanti ammalati in un autunno solo
ha spedito alla tomba Temisone,
quanti soci ha raggirato Basilio,
quanti pupilli Irro,
quanti maschi in un giorno
ha succhiato la lunga Maura
o quanti alunni ha sottomesso Amillo;
potrei passare in rassegna pi in fretta
tutte le ville che oggi possiede costui,
sotto la cui lama, quand'ero giovane,
strideva la mia barba dura.
Chi ha male alle spalle, chi ai reni, chi alle gambe;
quello ha perso entrambi gli occhi e invidia chi guercio;
le labbra esangui di costui
non ricevono cibo
se non per mano d'altri:
abituato com'era a spalancare la bocca
davanti al cibo, ora la socchiude appena,
come il pulcino della rondine,
a cui vola la madre digiuna col becco pieno.
Ma peggiore d'ogni malanno fisico
il rimbambimento senile:
pi non ci si ricorda il nome degli schiavi,
il volto dell'amico che la sera prima
ha cenato con te, e neppure i figli
che hai messo al mondo ed allevato,
al punto da diseredarli
con disumano testamento
lasciando tutto il patrimonio a Fiale,
tanto pu il fiato di un'abile bocca
che nel chiuso di un lupanare
per anni ed anni si prostituita.

Ma se rimane sana la sua mente,
dovr allora affrontare il funerale dei figlioli,
vedere il rogo della moglie amata, del fratello,
e l'urna con le ceneri delle sorelle.
Questa la pena per chi vive a lungo:
invecchiare, di lutto in lutto,
tra le continue morti dei suoi cari,
in perpetuo pianto e lugubri vesti.
Il re di Pilo, sempre che tu creda al grande Omero,
forn l'esempio di una vita
quasi pari a quella delle cornacchie.
Felice senza dubbio, che per tanto tempo
pot differire la morte,
contare con la destra di cento in cento i suoi anni
e bere tante volte vino nuovo.
Ma, ti prego, ascolta come si lagna
del filo troppo lungo della vita
decretatogli dal destino,
quando vede la barba in fiamme
del valoroso Antloco,
quando chiede agli amici che gli sono accanto
perch debba vivere ancora
e quale delitto debba scontare
con quell'interminabile esistenza.
E cos Peleo, quando piange la morte di Achille,
e cos Laerte, costretto dal destino
a piangere Ulisse in balia del mare.

Se fosse morto qualche tempo prima
che Paride avesse allestito
i suoi audaci scafi,
Priamo, quando Troia era ancora intatta,
tra le ombre sarebbe disceso
coi riti solenni di Assraco,
ed Ettore coi suoi fratelli
avrebbe portato il feretro sulle spalle
tra il pianto delle donne d'Ilio,
non appena Cassandra avesse alzato il suo lamento
e lacerata si fosse Polissena la veste.
Che vantaggi gli port la sua lunga vita?
Tutto vide sconvolto
e l'Asia distrutta da ferro e fuoco.
Allora, deposta la tiara,
tremante, quel guerriero impugn le armi
e cadde davanti all'altare
del sommo Giove, come un vecchio toro
che offre al coltello del padrone
il povero collo emaciato,
stanco ormai di sopportare l'aratro.
Mor da uomo, non come la moglie
che, sopravvissuta, rabbiosamente
giunse a latrare con muso di cagna.

Vengo a noi, tralasciando il re del Ponto
e Creso, che con stupenda parola
il giusto Solone esort ad attendere
gli ultimi istanti della lunga vita sua.
Esilio, carcere, paludi di Minturno
e pane mendicato
nella vinta Cartagine
a Mario vennero dalla vecchiaia:
mai la natura e Roma stessa
avrebbero donato a questa terra
cittadino pi felice di lui,
se quel prode avesse esalato l'anima
all'apice della sua gloria militare,
circondato da una folla di prigionieri
e nell'atto di scendere dal carro
del trionfo sui Teutoni.
Provvidenziale la Campania
aveva donato a Pompeo
le febbri che s'era augurato,
ma le preghiere pubbliche
di tante citt la spuntarono;
e cos, sconfitto dal Fato suo
e da quello di Roma,
ebbe mozzato il capo
che aveva tratto in salvo.
Supplizio e infamia che n Lntulo
o Cetego, caduti intatti,
dovettero subire; e Catilina stesso
col corpo intatto giacque.

Quando visita il tempio di Venere,
ansiosa sino alle pi tenere preghiere,
chiede ogni madre la bellezza,
in un sussurro per i figli,
a voce chiara per le figlie.
'E mi rimproveri? Della bellezza
di Diana anche Latona si compiace.'
Ma Lucrezia ti esorta
a non desiderare una bellezza
come la sua, e volentieri
con la gobba di Rtila
Virginia avrebbe scambiato le grazie sue.
Un figlio, poi, con un un bel corpo
tiene sempre in angoscia
e all'erta i genitori:
cos rara l'unione
di bellezza e pudore.
Anche se una famiglia austera
gli ha trasmesso costumi puri
come quelli degli antichi Sabini
e in pi a larghe mani la natura
gli ha largito benignamente
indole casta e volto che s'imporpora
di pudico rossore (e pi di questo,
pi efficace d'ogni tutela
e d'ogni educazione, a un giovane
che potrebbe donare la natura?),
di esser uomo non gli sar permesso:
la prodiga malignit
dei corruttori arriver a tentare
persino i genitori,
tanto nel denaro si ripone fiducia.
Nella sua rocca maledetta
nessun tiranno ha mai castrato
un efebo deforme, e mai Nerone
ha rapito un adolescente
sciancato, scrofoloso
o gobbuto dietro e davanti.
Vai ora a rallegrarti della bellezza
del tuo figliolo:
pericoli tremendi lo sovrastano.
D'ogni donna sar l'amante,
col terrore della vendetta
di tutti i mariti infuriati,
e non avr miglior sorte di Marte:
prima o poi cadr nella rete.
un affronto questo che a volte
esige pi di quanto prevede la legge:
questo uccide di spada,
quello strazia a colpi di sferza,
e a qualche adultero si ficca in corpo un muggine.

Credi forse che solo della donna amata
diverr Endimione l'amante?
Aspetta che Servilia
gli regali qualcosa,
sar suo anche se non l'ama
e la spoglier d'ogni suo gioiello.
Cosa mai saprebbe negare,
che sia Oppia o Catulla,
una donna in calore?
Ha tutta l la sua morale
una donna corrotta.

'Ma a un giovane casto che danno
pu fare la bellezza?'
Port forse questo austero proposito
qualche vantaggio a Ippolito o a Bellerofonte?
Umiliata per il rifiuto,
non seppe che arrossire Stenebea,
ardendo d'ira come la Cretese,
ed entrambe persero il senno.
Mai donna pi crudele
di quando la vergogna la costringe all'odio.

Pensa al consiglio che daresti a chi
la moglie di Cesare vuol sposare.
il migliore, il pi bello dei patrizi,
lo sventurato condotto, pena la morte,
davanti a Messalina, che da tempo
l'attende col velo nuziale;
nei giardini, sotto gli occhi di tutti,
coperto di porpora posto il letto;
secondo il rito antico
un milione gli sar dato in dote,
presenti testimoni ed uguri.
E tu, Silio, credevi
che ci potesse rimaner segreto
o noto solo a pochi?
No, lei vuole sposarsi in regola.
Scegli, dunque. Se rifiuti sei morto
prima di sera; se acconsenti al crimine
ti sar concessa una breve tregua,
finch la cosa, nota a popolo e citt,
non sar giunta all'orecchio del principe,
l'ultimo a conoscere la vergogna
piombata sulla sua casata.
Nell'attesa obbedisci agli ordini,
se per te vale tanto
qualche giorno di vita.
Ma qualunque decisione tu prenda,
che ritieni migliore e men gravosa,
dovrai pur sempre porgere alla spada
questo tuo candido e bel collo.

Ma allora agli uomini
non son concessi desideri?
Il mio consiglio questo:
lascia giudicare agli dei
quel che ci convenga e pi utile
sia ai nostri interessi;
invece di ci che ci piace,
ci daranno gli dei
quel che pi ci si adatta.
L'uomo pi caro a loro che a s stesso.
Per impulso del cuore
e travolti da cieca bramosia
desideriamo moglie e figli,
ma loro sanno bene
cosa saranno figli e moglie.
Allora, se qualcosa vuoi chiedere ai numi,
offrendo nei sacrari viscere
e carni sacre di un candido porco,
devi pregarli che ti diano
mente sana in un corpo sano.
Chiedi un animo forte,
che non tema la morte,
che ponga la lunghezza della vita
come l'ultimo dono di natura,
che sappia tollerare qualunque fatica,
che ignori collera, non abbia desideri,
e preferisca le dure fatiche di Ercole,
i suoi travagli, agli amori lascivi,
alle cene e alle piume di Sardanapalo.
Ti ho indicato quei beni
che tu stesso puoi procurarti;
un sentiero soltanto si apre
a una vita tranquilla:
quello della virt.
Se vige la saggezza,
non avrai altro nume.
Noi, solo noi, Fortuna,
t'abbiamo resa dea,
e collocata in cielo.


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