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Pubblicata il: luglio 14, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie latine | Totali visite: 896 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Giovenale
LIBRO QUATTRO
XI
(i giusti piaceri)

Se Attico cena in modo sopraffino,
passa per gran signore;
se lo fa Rtilo, passa per pazzo.
Non c' nulla che faccia pi sghignazzare la gente
di un Apicio in miseria.
Ai pranzi, ai bagni, nei ritrovi, nei teatri,
dovunque si parla di Rtilo.
Finch giovane e vigoroso
potr reggere l'elmo in testa,
finch avr sangue nelle vene,
si dice che accetter per contratto
regole e prepotenze del lanista,
senza che glielo imponga o glielo impedisca un tribuno.
E quanta gente vedi
che trova ragione di vita
soltanto nei piaceri del palato,
con creditori, accuratamente evitati,
in agguato alle porte del mercato.
E chi cena meglio e in modo pi raffinato
spesso il pi spiantato,
sull'orlo di una rovina ormai evidente.
In pi cerca fra tutti i cibi i pi gustosi,
senza che il prezzo gli freni la voglia;
e se guardi con attenzione,
gli dan maggior piacere
proprio quelli che costano di pi.
Trovar la somma da buttare
non difficile, se si impegnano le stoviglie
o si vende pezzo per pezzo
la statua della madre
per allestirsi in tegami di terracotta
una ghiottoneria da quattrocento argenti;
anche se di questo passo si arriva
alla sbobba dei gladiatori.

Ma bisogna distinguere
tra chi si prepara queste delizie:
in Rtilo un lusso eccessivo,
in Ventidio assume nome onorevole
e trae prestigio dal suo censo.
Posso cos disprezzare chi sa
di quanto Atlante pi si leva
sui monti di Libia, ma ignora
la differenza tra un forziere e un borsellino.
Viene dal cielo il detto 'Conosci te stesso'
che si dovrebbe incidere
e meditare in cuore,
quando ci si accinge a prendere moglie
o si intende far parte del sacro senato.
Tersite non pretese
la corazza di Achille,
nella quale faceva pena
persino Ulisse: se dunque intendi difendere
a tuo rischio e pericolo una causa ambigua,
interroga prima te stesso,
domandandoti chi tu sia,
se un oratore travolgente
o un millantatore come Curzio e Matone.
Bisogna conoscere i propri limiti
e tenerli presenti
sia nelle grandi che nelle piccole cose,
anche quando si acquista un pesce,
per non desiderare una triglia, se in tasca
hai solo quanto basta per un ghiozzo.
Che fine ti attende, se vien meno la borsa
e cresce l'appetito,
una volta scomparse nel tuo ventre,
capace di assorbire
rendite, argento massiccio, bestiame e terre,
l'eredit e le sostanze paterne?
Di questi signori, svanito tutto quanto,
s'invola per ultimo anche l'anello,
e cos Pollione mendica a mano nuda.

Pi che fine precoce e rogo prematuro
questi scialacquatori devono temere,
peggiore della morte, la vecchiaia.
Queste di solito le tappe:
avuto a Roma in prestito denaro,
lo si dilapida sotto gli occhi dei creditori;
poi, quando ne resta solo un'inezia
e l'usuraio si fa verde,
si cambia aria e via
a mangiare le ostriche a Baia.
Fallire ormai non pi una vergogna,
quasi si trattasse di traslocare
dall'afosa Suburra all'Esquilino.
L'unica pena e l'unica tristezza,
per chi fugge di casa,
dover rinunciare per un anno intero
agli spettacoli del Circo.
Non una punta di rossore sulle guance:
remora di pochi il pudore,
che, oggetto di riso, se ne fugge da Roma.

Qui, Persico, potrai verificare
se le bellissime cose che dico
io poi le pratico davvero
nella vita, nei costumi e nei fatti,
se lodo i legumi e in segreto
mi d alle gozzoviglie,
se al mio ragazzo in faccia a tutti
ordino polenta e in un orecchio focacce.
Visto che hai promesso di pranzare con me,
in me troverai un Evandro
giungendo come l'eroe di Tirinto
o come quell'ospite meno grande,
ma anch'egli di sangue divino,
entrambi assunti in cielo,
questo dall'acqua, l'altro dalle fiamme.
Eccoti il menu: niente del mercato.
Dai pascoli di Tivoli verr
un capretto bello grasso, il pi tenero
di tutto il gregge, ancora non avvezzo all'erba
e incapace di mordere i virgulti
curvi a terra di un salice,
con pi latte che sangue in corpo;
poi asparagi di montagna
colti, deposto il fuso, da una contadina.
Non mancheranno grosse uova
ancora tiepide del loro fieno,
le galline che le hanno fatte,
e graspi d'uva conservati lungo l'anno
come pendevano dai tralci,
mele di Segni e Siria,
e, negli stessi cesti, mele
di profumo freschissimo,
da fare invidia a quelle del Piceno:
non temere, il freddo ha seccato
gli umori autunnali e non c' pericolo
che aspro sia ancora il loro succo.

Questa era la cena sontuosa
dei nostri senatori.
Curio sul suo modesto focolare
poneva con le proprie mani
le erbette raccolte nell'orticello,
erbette che oggi farebbero schifo
anche al pi miserabile dei zappatori
avvinto in duri ceppi,
memore del sapore
di una vulva di scrofa
assaggiata al caldo di un'osteria.
Un tempo usava conservare,
per i giorni di festa,
il lombo affumicato di un maiale
appeso ai buchi di un graticcio,
e servire ai parenti negli anniversari
un pezzo di lardo con carne fresca,
se a fornirla c'era una vittima.
Qualche parente poi,
che si fregiava di tre consolati,
del titolo di generale o dittatore,
si recava al convito pi presto del solito
portando, gi dal monte
che aveva dissodato,
la zappa sulla spalla.
Quando tremavano i romani
davanti ai Fabi, all'austero Catone,
agli Scauri e a Fabrizio,
quando persino il censore temeva
il severo rigore del collega,
nessuno ritenne mai importante
e serio sapere quale testuggine,
che nuota tra i flutti del mare,
avrebbe reso splendido e superbo
il letto dei discendenti di Troia;
i loro giacigli erano minuscoli,
disadorne le sponde,
e sulle testiere di bronzo
faceva capolino la testaccia
di un asinello incoronato,
sotto cui giocavano allegramente
i fanciulli dei campi.
E cos come la casa e gli arredi
erano i cibi.

Il rude soldato di allora,
troppo sordo per apprezzare l'arte greca,
espugnata una citt, riduceva in pezzi
le coppe dei grandi artisti, assegnate
come sua parte di bottino,
per farne ornamenti del suo cavallo
e cesellare l'elmo con l'immagine
della lupa di Romolo,
resa schiava del suo destino di comando,
o con quella dei due Quirini
sotto la rupe, per mostrare
al nemico in procinto di morire
l'immagine nuda del dio,
che con scudo e lancia fulmineo incombe.
In ciotole etrusche si scodellava
zuppa di farro, e tutto l'argento esistente
soltanto sulle armi brillava.
Se solo un po' sei invidioso,
tutto era tale allora
da suscitarti invidia.

E pi presente era l'autorit dei templi:
nel cuore della notte un tempo,
quando i Galli erano sbarcati sulla costa,
in piena Roma rison una voce:
a compiere l'ufficio di profeti
erano i numi stessi.
Cos ci avvis Giove,
mostrando la sollecitudine
che nutriva per la sorte del Lazio,
quand'era raffigurato in argilla
e ancora non profanato dall'oro.
Nelle nostre case non si vedevano
che tavole fatte con alberi del luogo;
e il legno usato era in genere quello
di un vecchio noce abbattuto dal vento.
Ma per i ricchi d'oggi
non v' piacere nel cenare,
nessun gusto in un rombo, nessuno in un daino,
e sembrano puzzare anche profumi e rose,
se a sostenere
le loro smisurate tavole
non , come piede enorme d'avorio,
uno stupendo leopardo
con le fauci spalancate e scolpito
in quelle zanne
che ci mandano la porta di Siene,
gli agili Mauri e gli Indi pi scuri dei Mauri,
in quelle zanne che troppo pesanti
per il suo capo, l'elefante
depone nei boschi dei Nabatei.
Nasce di qui l'appetito, di qui
prende lo stomaco vigore:
per loro una base d'argento sotto il tavolo
come un anello di ferro al dito.

Dio mi guardi da un commensale
che con superbia mi confronta a s
e disprezza la povert.
Certo, io non posseggo un'oncia d'avorio,
n d'avorio son fatti i dadi e le pedine mie;
anzi sono d'osso persino
i manici dei miei coltelli;
ma non per questo diventano rancide
le mie vivande e la gallina
che taglio perde il suo sapore.
E non ho neppure uno scalco
da far invidia alla miglior cucina,
allievo di mastro Trifero,
alla cui scuola con ferri smussati
si tagliano grandi scrofe, lepri, cinghiali,
antilopi, uccelli di Scizia,
fenicotteri enormi e gazzelle getuliche
a non finire, mentre in tutta la Suburra
risuona questa cena in legno d'olmo.
Il mio scalco non sa trinciare
nemmeno un pezzo di capretto
o un'ala di gallina faraona:
principiante e rozzo com' in ogni occasione,
conosce solo i segreti di piccoli bocconi.
Questo schiavetto trasandato,
ma ben riparato dal freddo,
ti porger coppe comuni,
comprate per pochi denari.
Non frigio n licio
[e non stato acquistato da un mercante di schiavi
a caro prezzo]: se vuoi chiedergli qualcosa,
fallo dunque in latino.
Tutti i miei servi hanno vestiti uguali,
capelli corti e dritti,
solo oggi pettinati per via del banchetto.
Questo figlio di un incolto pastore,
quello di un bifolco. Ha nostalgia della madre
che non vede da tempo,
e con tristezza rimpiange la sua capanna
e gli adorati suoi capretti;
ha l'aspetto e la dignit
di un uomo libero, come essere dovrebbero
quelli che indossano indumenti
fiammeggianti di porpora;
non sbandiera, con voce chioccia,
i suoi testicoli imberbi nei bagni;
mai s' fatto depilare le ascelle,
e non nasconde intimidito
dietro l'oliera il membro inturgidito.
Ti servir un vino imbottigliato sui monti
dai quali viene e sulle cui pendici
giocava un tempo:
per vino e coppiere un'unica patria.

Forse ti aspetti che con armoniosa melodia
ti seducano canzoni di Gades
e che, incitate dagli applausi,
danzatrici si pieghino ancheggiando
sino a terra. [Anche le matrone,
accanto al marito sdraiato,
assistono a queste danze, che un uomo,
in loro presenza, avrebbe ritegno
di descrivere.] Tutto questo serve ai ricchi
per risvegliare, pungente come l'ortica,
la libidine assopita, [anche se il piacere
pi vivo nel sesso femminile,]
dove maggiormente si accende
ed eccitato dalla vista e dall'udito
ne provoca gli umori.

La mia modesta casa
non ospita simili passatempi.
Il crepitare delle nacchere,
quei discorsi dai quali si asterrebbe
in un sozzo bordello
persino una puttana nuda,
queste oscenit e queste sfrenatezze erotiche
le ascolti e se le goda
chi lorda di vomito tavole di marmo:
alla ricchezza si concede venia.
Gioco d'azzardo ed adulterio
per gente da poco sono vergogna;
se li pratica un ricco,
lo si dice spiritoso e brillante.
Il mio banchetto offrir altri diletti:
si reciter l'Iliade di Omero
e il poema del sublime Virgilio,
che rendono incerto a chi assegnare la palma.
E poco importa di chi sia la voce
che legger questi versi divini.

E ora bando agli affanni,
non pensare agli affari,
concediti il piacere di una sosta:
avrai tutta una giornata per te.
Nessuno parli di denaro,
e se tua moglie, uscita di primo mattino,
ritorna ogni tanto di notte a casa,
non ti rodere il fegato in silenzio,
anche se rientra con le vesti umide
e spiegazzate in maniera sospetta,
se ha i capelli in disordine,
il volto e le orecchie arrossate.
Deponi alla mia soglia ogni dolore,
dimentica la casa, i servi,
tutto ci che ti rompono
o fanno scomparire,
ma soprattutto scorda i tuoi amici ingrati.

Intanto per onorare la dea dell'Ida
si d inizio con lo stendardo
ai ludi Megalesi,
e il pretore, portato da cavalli,
siede come in trionfo;
se mi concesso dirlo,
con buona pace dell'immensa e troppa folla,
oggi il Circo contiene tutta Roma,
e dal frastuono che mi assorda
presumo che vincer la squadra dei verdi.
Guai se perdesse: vedresti la citt tutta
dolente e sbigottita,
come dopo la sconfitta dei consoli
nella gran polvere di Canne.
uno spettacolo per giovani:
appartiene alla loro et
il trambusto, la scommessa rischiosa,
l'insidiare qualche bella figliola.
Via la toga, le rughe della nostra pelle
si bevano invece il sole di primavera.
Ormai puoi recarti al bagno senza timore,
anche se manca un'ora esatta a mezzogiorno.
Ma per cinque giorni filati troppo:
anche una vita come questa
finirebbe per diventar noiosa.
Pi raro , pi si esalta il piacere.


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