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Pubblicata il: luglio 16, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie latine | Totali visite: 985 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Giovenale
Libro Terzo IX
(vita da miserabile)

Vorrei sapere, Nvolo,
perch mai cos spesso
t'incontro intristito e con la fronte aggrottata,
come un Marsia sconfitto.
Perch questa faccia? Mi sembri Rvola
sorpreso a strofinare con la barba gocciolante
a Rdope la fica.
(E pensare che se un servo lecca una torta,
gli molliamo un ceffone!)
No, nemmeno Crepereio Pollione,
che va in giro a offrire interessi tripli
senza trovare gonzi,
avrebbe un viso cos sconsolato.
Di dove all'improvviso tante rughe?
Accontentandoti di poco,
vivevi la vita di un cavaliere becero,
commensale spiritoso e pungente
dagli scherzi mordaci
e dalle arguzie di pretta marca romana.
Ora tutto il contrario:
viso serio, una selva orrenda
di capelli arruffati,
nessuna traccia sulla pelle
di quel candore che ti conferivano
gli empiastri calabri di pece calda,
ma gambe squallide e trascurate,
tutte una foresta di peli.
Perch questa magrezza d'ammalato cronico,
che la febbre quartana,
ormai da tempo familiare,
brucia di giorno in giorno?
Saltano agli occhi in un corpo ammalato
le afflizioni celate in cuore
o al contrario le gioie:
da queste il volto
prende l'una o l'altra espressione.
Perci mi sembra
che tu abbia mutato propositi
e conduca una vita diversa da prima.
Non molto, rammento,
che tu, puttaniere pi celebre di Aufidio,
solevi profanare il tempio d'Iside,
il Ganimede della Pace,
i riti segreti della Gran Madre
giunta dal mare al Palatino,
e il tempio della stessa Cerere
(del resto in quale tempio
non si prostituiscono le donne?)
e, malgrado su ci tu taccia,
solevi farti anche i mariti.

" vero, questo genere di vita
a molti rende,
ma io non ne ho ricavato nulla.
A volte, s, qualche pesante mantellaccio
per coprire la toga,
di qualit ruvida e grossolana,
malamente cardato
dal pettine di un tessitore gallico,
o un'inezia d'argento di cattiva lega.
Il destino domina l'uomo
e domina anche le parti nascoste dalla veste.
Se le stelle ti sono avverse,
a nulla ti varr
la lunghezza mai vista del tuo cazzo,
sebbene vedendoti nudo
Virrone t'affligga sbavando
con raffiche d'inviti amorosi e insistenti:
per natura sua l'invertito attira il maschio.
Ma quale maggior mostro vi
di un pederasta avaro?
'Ti ho dato questo, quello e poi e poi...'
Fa i conti e sculetta. Bene, facciamoli,
vengano gli schiavi col tavoliere:
cinquemila sesterzi in tutto!
Ma ora fa' il conto delle mie fatiche.
Ti par facile e agevole
cacciare nelle viscere un cazzo come si deve
per imbattersi nella cena precedente?
Meno schiavo sar quel disgraziato
che in luogo del padrone zappa il suolo.
Ma forse tu tenero ti credevi
come un bel ragazzino
degno di servir coppe in cielo.
mai possibile che concediate
qualcosa a un povero cliente
o a un vostro ammiratore,
se non siete disposti a farlo per il vostro vizio?
Questo l'uomo a cui mandare un verde ombrellino
o grosse perle d'ambra
ogni volta che ricorre il suo compleanno
o fra la pioggia inizia primavera,
quando adagiato sui cuscini della sedia a sdraio
lui accarezza i doni
ricevuti in segreto alle calende delle donne.
Dimmi, passerotto, per chi conservi
tante colline, tanti fondi in Puglia,
tanti e tanti che tra i tuoi pascoli
si stancano persino i nibbi?
I campi di Trifoglio,
le montagne che sovrastano Cuma
e le valli di Gauro
ti colmano del frutto delle loro viti:
nessun altro impecia pi botti
dove invecchiare il mosto.
Quanto ti sarebbe costato
donare ai lombi del tuo esausto cliente
pochi iugeri di terra?
forse meglio che, insieme alla madre,
alla capanna e al cagnolino con cui gioca,
questo contadinello un lascito diventi
per quell'amico tuo che suona il cembalo?
'Sei insaziabile quando chiedi', mi ribatte.
Ma la pigione che mi grida 'Chiedi!',
il mio unico schiavo che reclama,
unico come il grande occhio di Polifemo,
che permise all'astuto Ulisse di fuggire.
Dovr comprarne un altro
(questo non basta), e nutrirli ambedue.
Che far quando soffier la bruma?
E cosa dir, dimmelo, dimmelo tu,
alle schiene e ai piedi dei servi,
quando in dicembre spira l'aquilone:
'Resistete e aspettate le cicale'?
Fai pur finta d'ignorare la verit,
getta al vento anche il resto,
ma che valore dai al fatto
che, s'io non ti fossi cos devoto e affezionato,
vergine ancora sarebbe tua moglie?
Sai bene come mi pregavi di questo piacere,
con quanta insistenza e quali promesse.
Mille volte ho dovuto in un abbraccio
trattenere la tua fanciulla
che voleva fuggire;
gi aveva rotto il contratto di nozze
e stava per contrarne un altro.
Per riconquistarla c' voluta una intera notte,
mentre tu piagnucolavi dietro la porta:
testimone ne il letto
e tu stesso che, con i gemiti di lei,
ne udisti i cigolii.
In molte case un amante ha salvato
un matrimonio vacillante
sul punto di rompersi, anzi gi rotto.
Dove vuoi sbattere la testa?
quali argomenti puoi portare come inizio e fine?
merito da poco,
ingrato e perfido che sei,
averti reso padre
di un maschietto e di una bambina?
Li riconosci e godi
di diffondere nei registri pubblici
la prova della tua virilit.
Appendi ghirlande alle porte:
sei padre, ti ho dato un'arma
per difenderti dalle maldicenze.
Hai i diritti di un padre,
per merito mio puoi ereditare,
ricevere legati d'ogni specie,
non esclusi i dolci beni vacanti.
E molti altri vantaggi
si aggiungeranno a questi beni,
se a tre porter il numero dei tuoi figlioli."

Non ti lamenti a torto, Nvolo,
ma lui cosa ribatte?

"Mi trascura e cerca per s
un altro somaro a due zampe.
Ma attento a tener ben nascosto
ci che t'ho detto; chiudi in te,
senza parlarne, i miei lamenti:
mortale l'astio
di un uomo levigato con la pomice.
Non appena mi confida un segreto,
brucia e mi odia come se avessi
gi rivelato tutto quanto.
Non esita a impugnare un'arma,
a spaccarmi la testa col bastone,
ad appiccare con la torcia
il fuoco alla mia porta.
E non dimenticare, senza darvi peso,
che il costo del veleno
non mai troppo caro per i mezzi suoi.
Perci custodisci il segreto
come la curia di Marte in Atene."

O Coridone, Coridone,
pensi che i ricchi serbino qualche segreto?
Ammesso che tacciano i servi,
parleranno cavalli, cani, porte e marmi.
Chiudi le finestre, tappa con tende le fessure,
spranga bene i battenti, fai sparire i lumi,
fa' che tutti si tolgano di mezzo
e che nessuno ti dorma vicino:
malgrado questo, l'oste accanto
verr a sapere prima ancora che sia giorno
ci che il padrone ha fatto
al secondo canto del gallo
e sar al corrente di ci che han preparato
macellai, capicuochi e pasticciere.
Quali accuse non sarebbero pronti
a escogitare costoro contro i padroni,
ogni volta che vendicano
le staffilate con la maldicenza?
Troverai sempre chi ti seguir
nei crocicchi, che tu lo voglia o no,
e tra i fumi del vino
stordir le tue povere orecchie.
Rivolgi a loro, come hai fatto a me,
l'ordine di tacere:
godrebbero pi a svelare un segreto
che a trincare tanto Falerno
quanto ne beveva Saufeia
in onore del popolo romano.
Bisogna per molti motivi
vivere onestamente e soprattutto
per non prestare orecchio alla lingua dei servi.
S, per non prestare orecchio alla lingua degli schiavi,
perch il loro lato peggiore
nella malignit della lingua.
In ogni caso pi spregevole ancora sar
chi non sa liberarsi di costoro,
la cui vita lui stesso
sostenta col suo farro e il suo denaro.

"Il tuo consiglio buono, ma generico.
Dopo il tempo perduto
e tante speranze deluse,
tu a me, a me cosa suggerisci?
Il fiore di giovinezza, parte brevissima
d'una vita povera e miserevole,
fugge, ahim, fugge via:
mentre beviamo e chiediamo ghirlande,
profumi e ragazze, senza che la si aspetti,
la vecchiaia ci piomba addosso."

Non stare in pena: finch i sette colli
ben saldi rimarranno in piedi,
un amico effeminato non ti mancher mai.
Su carri e navi da ogni parte
qui converranno
tutti quelli che con un dito solo
si grattano la testa.
Altra e maggior speranza ti rimane:
ti basta masticare eruca.

"Lasciali ai fortunati questi esempi:
le mie Cloto e Lachesi,
se per merito del mio cazzo
riesco a sfamare il ventre,
fremono gi di gioia.
Umili Lari miei, che sempre venero
con qualche granello d'incenso,
con farro e coroncine,
quando mai potr infilzare qualcuno
che metta la mia vecchiaia al riparo
da stracci e bastonate?
Per rendita ventimila sesterzi
garantiti da pegni,
qualche vasettino d'argento puro
(ma tale che possa incappare
nelle censure di Fabrizio),
due robusti schiavi della razza dei Mesi,
che, portandomi sulle loro spalle,
m'assicurino, fra gli schiamazzi del Circo,
un bel posto a sedere.
E in pi vorrei avere
un cesellatore ingobbito dal lavoro
e un pittore che in pochi istanti
sappia dipingere figure su figure.
Questo sarebbe sufficiente.
Ma quando sar solo un povero?
Miserabile voto,
e non ho nemmeno questa speranza:
ogni volta che invoco per me la Fortuna,
quella s' tappata le orecchie
con la cera rubata alla famosa nave
che al canto delle Sirene pot sfuggire
grazie alla sordit dei rematori."


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