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Pubblicata il: luglio 13, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie latine | Totali visite: 5013 | Valorazione

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Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Gaio Valerio Catullo

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Dimenticąti con fredda falsitą i compagni fedeli,
non hai pietą, Alfeno, nemmeno dell'amico pił caro?
Col tuo cinismo non esiti a tradirmi, a ingannarmi.
Eppure agli dei ripugna la viltą di chi tradisce:
ma a te che importa se mi lasci con la mia tristezza?
Che fare, che fare, ditemi, a chi si puņ credere?
Certo tu, tu traditore volevi che mi affidassi a te,
spingendomi ad amarti come se non avessi nulla da temere.
Ora mi eviti e lasci che il vento e le nebbie disperdano
nell'aria, come fossero niente, le parole, ciņ che facevi.
Ma se tu dimentichi, ricordano gli dei, ricorda la Fede,
che ti farą pentire di quello che mi hai fatto.


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La musica riempie lo spazio, gente che canta unita la stessa canzone, luci che, [inseguendosi si raggiungono e diffondono, unite nello stesso spazio [e nello stesso tempo. Io canto con la mente che pensa a lei con lo sguardo, il mio sguardo che, [furtivo ruba momenti delle sue emozioni. "Ricordati di me" echeggia cantata da tutti, mi volto e vedo i suoi occhi brillare [come piccole stelle, canta ma forse č triste e rapisco una piccola [dolce lacrima che lentamente le scivola sul viso. Com'č bella! Quell'istante č come una foto scattata fissa nella mia mente, capisco forse tutto. La musica coinvolge gli animi e lei piange, piange per qualcuno, piange per [nostalgia, ma non piange per me. Un attimo e capisco tutto: non potrą mai essere mia.

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