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Titolo/Autore Testi    ricerca avanzata
Pubblicata il: luglio 16, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie latine | Totali visite: 1527 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Giovenale
Libro Quinto - XIV
(l'origine dei vizi)

Moltissimi, Fuscino, sono i vizi
destinati a sinistra fama,
tali da imprimere macchie indelebili
nelle anime pi pure,
che gli stessi genitori col loro esempio
infondono nei figli.
Se a un vecchio piace rovinarsi ai dadi,
l'erede si d al gioco ancora imberbe
e nel piccolo bussolotto
agita le sue stesse armi.
Il giovane, che da un padre indolente
e goloso d'antico pelo
ha imparato a grattar tartufi,
a mettere in salsa boleti
e a immergere in quell'intingolo i beccafichi,
non permetter che per s i parenti
possano sperare meglio di tanto.
Quando il ragazzo avr fatto sette anni
e non avr cambiato ancora tutti i denti,
puoi porgli accanto da l'un lato e l'altro
mille e mille precettori barbuti:
pretender pur sempre di cenare
a una tavola imbandita con ogni ben di dio
secondo i dettami della grande cucina.
Insegna forse Rtilo
ad essere d'animo mite
e indulgente verso i piccoli errori,
e pensa forse che l'anima e il corpo degli schiavi
siano fatti della stessa materia
e dei nostri stessi elementi?
o non educa piuttosto alla crudelt,
lui, Rtilo, che gode
all'aspro strepito delle percosse
e che paragonabile non crede
canto di Sirena a sibilo di flagello,
lui, Antfate e Polifemo
di un focolare pi morto che vivo,
felice ogni volta che, chiamato il carnefice,
pu far marchiare a fuoco qualche schiavo,
magari per due salviette rubate?
Cosa mai pu consigliare a un ragazzo
chi si compiace a stridore di ceppi,
chi prova inaudito diletto a stigmate,
a lavori forzati e carceri?
Sei cos ingenuo da non attenderti
che la figlia di Larga diventi un'adultera,
quando, anche a limitarne il campo,
non potrebbe elencarti
tutti gli amanti di sua madre
senza doversi interrompere almeno
trenta volte per prender fiato?
Sin da bambina sapeva tutto di lei;
ora la madre che le detta i bigliettini
da consegnare al suo amante
tramite gli stessi mezzani.
Cos vuole natura: dentro casa
ogni esempio di vizi assai pi in fretta
ci corrompe, perch pi a fondo
penetrano nell'animo
per l'autorit di chi ce li mostra.
Uno o due giovani, ai quali Titano
ha plasmato con argilla migliore
e pi benevolmente il cuore,
forse li trovi refrattari a questi esempi;
ma le esecrabili orme paterne
fanno da guida a tutti gli altri,
attratti, come sono,
nell'orbita dei vecchi vizi
che hanno di giorno in giorno sotto gli occhi.
Evita dunque ci che indegno;
anche se fosse l'unica
c' una ragione che le vale tutte:
che chi da noi nato
non segua i nostri crimini,
perch tutti noi siamo inclini
a imitare turpitudini e infamie,
e se a qualunque latitudine,
presso qualsiasi popolo,
puoi incontrare un Catilina,
in nessun luogo accade di trovare
un Bruto o di Bruto uno zio.

Dove c' un padre, intatto resti l'uscio
da parole o visioni sconce.
Lontano, oh lontano di qui sgualdrine
e canti di nottambuli scrocconi.
Ai bambini si deve massimo rispetto,
soprattutto se prepari un'infamia;
considera l'et del tuo figliolo
e sia proprio la sua infanzia
a proibirti di peccare.
Se un giorno per un'azione compiuta
si attirer gli strali del censore,
e non solo nel corpo e nel suo volto
si mostrer simile a te,
ma anche figlio dei tuoi costumi,
e, seguendoti passo passo,
in grado di peccare con maggiore infamia,
tu di certo lo sgriderai
e lo castigherai con aspre grida,
pronto a mutare dopo questo
persino il testamento.
Ma con che faccia potrai farlo,
con quale franchezza di padre,
quando tu stesso, vecchio come sei,
ne fai di peggio e la tua testa,
ormai da tempo priva di cervello,
reclama le ventose del salasso?

Arriva un ospite e nessuno in casa
avr pi pace: 'Scopa il pavimento,
lucida le colonne,
togli quel ragno secco e tutta la sua tela;
tu strofina a specchio l'argenteria,
tu lustra i vasi cesellati'.
Con la minaccia della frusta,
addosso a tutti infuria
la voce del padrone.
Costernato, tu temi
che, imbrattato dallo sterco di cane,
il tuo atrio possa offendere gli occhi
dell'amico in arrivo,
o che il portico sia sporco di fango,
cose che basta uno schiavetto a far sparire
con solo un po' di segatura:
e non ti preoccupi che tuo figlio
veda piuttosto una casa onorata,
senza macchia e priva di vizi?
Che tu abbia dato alla patria e al popolo
un cittadino meritevole,
sempre che della patria tu lo renda degno,
valido all'opera dei campi,
valido in quelle di guerra e di pace.
Di capitale importanza sar
dunque il modo in cui e a quali costumi
tu saprai educarlo.
La cicogna nutre i suoi piccoli
con serpenti e lucertole
scovati in campagne sperdute:
messe le penne, quelli cercano lo stesso cibo.
L'avvoltoio, lasciate le carogne
di giumenti, di cani e criminali,
si affretta alla nidiata
per portare brandelli di cadavere:
e questo pure il cibo
dell'avvoltoio divenuto adulto
e in grado di nutrirsi come vuole,
quando per proprio conto
si fa il nido su un albero isolato.
Ma l'uccello di Giove, nobile rapace,
caccia nei boschi lepri e caprioli,
portando nel suo covo queste prede:
quando gli aquilotti, cresciuti,
sapranno alzarsi in volo,
spinti dalla fame, si avventeranno
su quelle stesse prede,
che avevano gustato
non appena usciti dall'uovo.

Cetronio si sentiva un costruttore,
e ora nel golfo di Gaeta,
ora sulla rocca di Tivoli,
ora sui monti di Preneste,
coi marmi della Grecia
e di terre lontane,
innalzava grandiose ville,
che eclissavano i templi di Ercole
e della Fortuna, come le terme
dell'eunuco Posde
eclissavano il nostro Campidoglio.
Per queste dimore Cetronio
certo intacc le sue sostanze,
mettendo a rischio il patrimonio,
ma l'ammontare dei beni rimasti
non era in fin dei conti piccolo:
a tutto diede fondo
un figlio megalomane,
costruendo ville su ville
con marmi ancora pi pregiati.

Chi ha avuto in sorte un padre
che onora il sabato, altro non adora
che le nuvole e la maest del cielo,
ritiene che la carne di maiale,
da cui il padre si asteneva,
non differisce da quella dell'uomo,
e prima che pu si fa circoncidere;
non tenendo in conto alcuno le nostre leggi,
apprende e osserva norma dopo norma
devotamente quelle ebraiche,
tramandate su tavole arcane da Mos:
mai a chi non segue il suo culto
riveler la strada
e solo i circoncisi
guider a cercare la fonte.
Responsabile il padre
che, astenendosi da ogni occupazione,
rimaneva in ozio un giorno su sette.

L'imitazione d'ogni vizio
nei giovani del tutto naturale:
anche se contro voglia,
solo l'avarizia vien loro imposta.
Questo un vizio che pu trarre in inganno
con l'apparenza e l'aureola della virt,
poich si presenta severo
nel contegno, nel volto e austero nel vestire:
non v' alcun dubbio che un avaro
possa venir lodato come un uomo
frugale, parco e pi attento
a tutelare la propria fortuna
del drago delle Esperidi
o di quello del Ponto, se fossero loro
a custodire quegli stessi averi.
Aggiungi che la gente stima l'uomo,
di cui parlo, un maestro
nell'arte d'arricchirsi;
son proprio loro i fabbri
che fan fruttare i patrimoni,
[anche se questi crescono con tutti i mezzi
e si dilatano] sopra un'incudine
battuta di continuo
e dentro una fornace sempre ardente.
[E il padre crede felici gli avari,]
perch chi ammira la ricchezza
e pensa che non esistano esempi
di poveri felici, esorta i giovani
a prefiggersi quella strada
e a restare ben saldi in quei principi.
Il vizio possiede i suoi rudimenti;
il padre li inculca nei figli,
obbligandoli a fare proprie
le pi meschine tirchierie;
cos li inizia al desiderio
di accumulare senza fine.
Con razioni ridotte
porta alla fame i servi,
digiunando egli stesso:
mai si azzarderebbe a mangiare
tozzi di pane ormai verdi di muffa,
abituato com' nel cuor di settembre
a conservare gli avanzi del giorno prima
o a rimandare alla cena seguente,
sigillato a dovere,
un piatto di fave estive, un pezzo di sgombro,
mezzo siluro ormai andato a male,
o a riporre, dopo averle contate,
fette di porro da tritare.
Anche chi mendica sui ponti
rifiuterebbe un invito a una cena simile.

Ma una ricchezza accumulata fra i tormenti
non pura pazzia?
non manifesta follia
vivere in povert
per morire ricchi sfondati?
E man mano la borsa
si gonfia sino all'orlo,
cresce l'amore del denaro
quanto pi questo cresce,
al punto che lo desidera meno
chi non ne ha. E allora fatti una nuova villa,
visto che una tenuta sola non ti basta
e vuoi allargarne i confini,
perch pi vasto e migliore del tuo
ti sembra il fondo del vicino;
e contratta anche questo, coi suoi alberi
e il folto uliveto che imbianca il monte.
Se il proprietario a nessun prezzo
lo vuol cedere, tu di notte,
in mezzo al suo frumento ancora verde,
manda qualche bue denutrito
con famelici cavalli dal collo smunto,
e fa' che non ritornino alle stalle
prima che tutto il seminato
sia sparito nei loro ventri senza fondo,
cos da poter credere
che sia stato falciato.
Difficile dire quanti lamentino
simili infamie e quanti siano i fondi
venduti a causa di queste violenze.
Ma quante voci, quante trombe
sulla tua ripugnante fama!
E lui: 'Che danno me ne viene?
Preferisco la scorza di un lupino,
che sentirmi lodare
da tutti i miei vicini,
mentre mieto un pugno di spighe
in un metro di terra'.
Ma bada, immune da malattie e stanchezze,
sfuggirai ad affanni e lutti,
lunga vita e miglior destino avrai,
solo che tu possieda tanta terra
quanta ne aravano i romani sotto Tazio.

Un tempo agli uomini fiaccati dall'et,
che avevano affrontato
le guerre puniche, l'immane Pirro,
le spade dei Molossi,
in cambio di tante ferite
venivano concessi,
s e no, due iugeri di terra:
questo premio per le fatiche
e il sangue versato a nessuno mai
parve inferiore ai loro meriti
o scarsa merc della patria ingrata.
Quel pezzetto di terra
bastava a sostentare il padre
e tutta la gente di casa,
dove, dopo aver partorito,
riposava la moglie, mentre intorno
giocavano quattro bambini,
uno figlio di schiavi,
gli altri tre del padrone;
ma per i fratelli maggiori,
che tornavano dall'aratura dei campi,
la cena era pi abbondante
e in grandi paioli fumava la polenta.
Oggi un campo di quelle dimensioni
neppure per un giardino ti basta.
Di qui nascono in genere i delitti,
perch non c' vizio di mente umana
che, pi della feroce bramosia
di smodate ricchezze,
propini pi veleni
o faccia pi spesso ricorso al ferro.
Chi vuole arricchirsi, lo vuole fare in fretta:
e che rispetto delle leggi,
che paura e pudore
vuoi che abbia un avaro impaziente?

'Ragazzi, di queste capanne
e di questi colli siate felici',
ordinavano un tempo i nostri vecchi,
rnici, Marsi o Vestini che fossero;
'guadagnamoci con l'aratro il pane
sufficiente alla nostra mensa:
questo vogliono le divinit dei campi;
col loro aiuto gli uomini,
dopo il gradito dono delle spighe,
si son tolti la nausea della quercia,
che un tempo li nutriva.
Mai s'indurr a compiere azioni illecite
chi in inverno non si vergogna
di proteggersi con alti stivali
o col cuoio d'una pelliccia
dal vento si difende:
straniera e ignota sia per noi
la porpora, qualsiasi porpora
che a infamie e delitti conduca.'

Questi i precetti di quei vecchi ai giovani.
Ma oggi, al cadere dell'autunno,
i padri svegliano dal sonno i figli
strepitando nel cuore della notte:
'Prendi le tavolette, figlio mio,
scrivi, non dormire, studia le cause,
leggi e rileggi le leggi dei nostri padri,
quelle sottolineate in rosso;
chiedi il grado di centurione,
e fa' in modo che Lelio
noti il tuo capo ancora vergine di pettine,
le tue narici irsute, e ammiri
le tue possenti braccia;
e distruggi le capanne dei Mauri,
le fortificazioni dei Briganti,
perch tu possa avere a sessant'anni
i vantaggi dell'aquila;
oppure, se non ti va di affrontare
le lunghe fatiche della milizia
e l'udire corni e trombe di guerra
ti sconvolge di terrore le viscere,
compra merci da rivendere al doppio
e non aver schifo di quelle
che si dovrebbero relegare oltre il Tevere;
non fare differenza tra profumi e cuoio:
da qualsiasi mercanzia venga,
sempre buono l'odore del guadagno.
Abbi in ogni momento sulla bocca
questa sentenza, degna degli dei
o d'esser voce dello stesso Giove:
Donde viene ci che possiedi
nessuno vuol saperlo:
importa solo che tu l'abbia'.
[Questo ai bambini in fasce
insegnano le vecchie balie,
questo imparano tutte le bambine
prima dell'alfabeto.]

Cos potrei parlare a un padre
che commina tali precetti:

Dimmi, minchione, chi t'impone questa fretta?
Credimi, l'allievo sar pi bravo del maestro.
Non dubitare: ti superer,
come Aiace super Telamone
e Achille il suo Peleo.
Devi aver pazienza con i ragazzi:
la malvagit dell'et matura
non ha impregnato ancora il loro cuore.
Quando comincer a pettinarsi la barba
o, se lunga, a tagliarla col rasoio,
testimonier il falso
e vender per pochi soldi i suoi spergiuri,
toccando il piede e l'altare di Cerere.
Se con una dote per lei mortale
in casa ti entrer una nuora,
puoi considerarla gi morta.
Sai bene quali mani
la soffocheranno nel sonno.
I beni che tu pensi
si debbano cercare per terra e per mare,
se li procurer tuo figlio
per una via pi breve:
non costa certo fatica un grande delitto.
'Non l'ho indotto e convinto io
a fare questo.' Eppure solo in te
l'origine e la causa
della sua mente infame.
Chi predica l'amore di grandi ricchezze
e con sciagurati precetti
rende avari i suoi figli,
[cos che con la frode imparino
a raddoppiare i patrimoni,]
toglie i freni e allenta le briglie al carro:
se lo richiami, non puoi pi fermarlo
e, senza badarti, s'invola
ben lontano dal suo traguardo.
Nessuno pone un limite ai delitti,
se tu glieli consenti:
ben altro ci che si concedono.
Quando a un giovane dici che sciocco
chi fa un dono a un amico,
chi d conforto e aiuto
alla povert di un parente,
tu cos gli insegni a rubare,
a imbrogliare e a procurarsi ricchezze
con qualsivoglia crimine,
ricchezze il cui amore in te
pari a quello che avevano in cuore
i Deci per la patria e Meneceo,
se i greci dicono il vero, per Tebe,
dove nei solchi, dai denti del drago,
sorsero guerrieri armati di scudo,
che in un baleno presero a combattersi
in spaventosa guerra,
come se il trombettiere
fosse nato con loro.
E vedrai allora quel fuoco,
che hai tu stesso attizzato,
da ogni parte avvampare
e divorare tutto quanto.
Neppure tu potrai salvarti:
il leone, che tu stesso hai cresciuto,
sbraner nell'arena
con orrendi ruggiti
l'atterrito maestro.
Il tuo oroscopo noto agli astrologi,
ma penoso aspettare
il lento volgere del fuso:
morirai prima che il tuo stame
sia reciso. Tu sei l'ostacolo,
intralci le sue voglie;
la tua interminabile vecchiaia
tormenta il giovinotto.
Presto, chiama Archgene, compra
l'antidoto che usava Mitridate:
se vuoi cogliere ancora qualche fico
e sfogliare altre rose,
urge procurarsi quel farmaco,
che padri e re
devono sorbire prima dei pasti.

Ed eccoti un piacere senza uguali,
che a nessun teatro, a nessun spettacolo,
allestito con sfarzo da un pretore,
tu potresti paragonare: guarda
quanti pericoli di vita
comporta l'ampliamento della casa,
un grande patrimonio
chiuso nel forziere di bronzo,
o i quattrini da porre
sotto la custodia di Castore,
da quando Marte Ultore,
incapace di proteggere le sue cose,
s' fatto rubare persino l'elmo.
Puoi lasciar perdere tutti i sipari
di Flora, di Cibele e Cerere:
le vicende umane sono svago migliore.
Possono forse dare pi diletto
i funamboli in volo fra i trapezi,
quelli in bilico sulla corda tesa
o non tu, eternamente inchiodato
sulla tolda di una nave coricia,
che hai eletto a fissa dimora,
col rischio continuo d'esser travolto
da Coro ed Austro, tu,
[scellerato e abietto mercante
di fetide merci insaccate,]
tu, che riponi il tuo piacere
nel trasportare dalle coste dell'antica Creta
un denso vin passito, imbottigliato
nella terra di Giove?
Chi cammina sulla fune con passo incerto,
lo fa per guadagnarsi il pane,
e con quella corda si difende da freddo e fame:
tu per mille talenti e cento ville
rischi la morte. Guarda i porti,
guarda com' pieno il mare di navi e navi:
ormai ci sono pi uomini in mare
che in terra. Dovunque balena
speranza di guadagno,
se ne andr questa flotta,
e non soltanto varcher
i flutti di Carpazia e di Getulia,
ma, lasciata alle spalle Calpe,
udr stridere il sole dentro i gorghi d'Ercole.
Val davvero la pena
aver visto gli abitanti del mare
e i mostri dell'Oceano,
per poter ritornare a casa
con la borsa rigonfia
e fieri del suo cuoio teso!

E unica non la pazzia
che travaglia le menti.
Quello, tra le braccia della sorella,
terrorizzato dal volto e il fuoco delle Eumenidi;
questo, nell'immolare un bue,
crede che il suo muggito
sia quello di Agamennone o di Ulisse.
Anche se non si straccia tunica e mantello,
chi riempie sino al bordo le navi di merci,
separato dai flutti solo da una tavola,
ha, stai certo, bisogno di un tutore,
poich la causa di tanti malanni
e di tanti pericoli
altro non che un pezzetto d'argento
con iscrizioni e piccoli profili.
Compaiono nuvole e folgori:
'Sciogliete le funi', grida il padrone
del carico di grano e pepe:
'non v' alcuna minaccia
nel colore del cielo
o in quella striscia nera:
sono tuoni d'estate'. Sciagurato,
forse proprio stanotte,
con la nave a pezzi, far naufragio
e travolto dai flutti affonder
stringendo ancora con la mano
o tra i denti le corde della borsa.
Non gli bastava tutto l'oro
che nella loro sabbia scintillante
trascinano il Tago e il Pattolo;
ora, perduta la nave,
dovr accontentarsi di stracci
per coprire il suo ventre assiderato
e di qualche tozzo di pane,
un relitto, ridotto a mendicare
e a cercar di campare
mostrando il quadretto della tempesta.

Accumulate con tanta fatica,
con affanni e timori ben maggiori
si conservano le ricchezze:
custodire un grande patrimonio un inferno.
Di notte quel riccone di Licino
tiene sempre all'erta una coorte di servi
coi secchi in mano, perch teme
per la sua ambra, le sue statue,
le colonne di Frigia, il suo avorio
e i suoi grandi intarsi di tartaruga.
Ma la botte di quel cinico ignudo
non accade che vada a fuoco;
se gliela sfasci, domani ne avr un'altra
o, riparata con il piombo,
gli rimarr quella per abitare.
Quando Alessandro vide quel grand'uomo
vivere in un tal guscio,
comprese quanto fosse pi felice
chi non ambisce nulla,
di chi vuole per s il mondo intero
e deve affrontare rischi pari alle imprese.

Se sei saggio, non v' nume che conti:
siamo noi che di te, Fortuna,
noi soli facciamo una dea.
Se v' chi me lo chiede,
indicher quale della ricchezza
la giusta misura:
quella che reclamano sete, fame e freddo,
quella che a te, Epicuro,
bastava nel tuo piccolo giardino,
quella che ancor prima v'era in casa di Socrate:
natura e saggezza, un solo linguaggio.
Pensi che ti imprigioni
in esempi troppo severi?
Mescola a questi parte dei nostri costumi,
raccogli la somma che ti consente,
secondo la legge di Otone,
il privilegio delle prime quattordici file.
E se ancora storci la bocca
e aggrotti la fronte, comprati due cavalierati,
moltiplica per tre i quattrocentomila sesterzi.
E se cos non ti ho riempito il cuore,
se ad altro ancora aspira,
non basteranno alla tua voglia
la fortuna di Creso,
quella dei re persiani,
e neppure i tesori di Narcisso,
a cui Cesare Claudio accord tutto
e di cui esegu persino l'ordine
di uccidergli la moglie.


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