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Pubblicata il: luglio 30, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie latine | Totali visite: 1055 | Valorazione

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Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Marco Valerio Marziale
Epigrammi

Libro Terzo


58 LA VILLA DI FAUSTINO A BAIA

Basso, la villa
del nostro amico Faustino a Baia
non ha filari di mirti improduttivi
o di platani sterili o di bosso
dalle foglie ben rase
e non occupa una distesa vasta
di un piano sterminato,
ma si allieta di rustica campagna.
Qui in ogni angolo s'ammucchia
il grano dall'aia gi raccolto
e molte giare mandano fragranze
dei vecchi autunni;
qui, dopo novembre,
all'appressarsi del brumoso inverno,
il potatore dal selvaggio aspetto
l'uva tardiva reca in fattoria.
Mugghiano i tori dall'aspetto truce
nel fondo della valle
e il vitello dalla fronte inerme
da natura sospinto ai primi cozzi.
Vagan pei campi, che odoran di fimo,
frotte di animali da cortile,
oche dal verso schiamazzante
e pavoni ingemmati
e quegli uccelli che traggono il loro nome
dalle piume di color di fuoco,
la pernice dall'ali screziate
e galline faraone macchiettate
ed i fagiani della truce Colchide.
Galli pieni d'orgoglio
copron le loro femmine di Rodi,
risuonano le torri
dei battiti dell'ali di colombe:
da qui geme un palombo, da l
una tortora bianca come cera.
Seguono gli avidi porcelli
il grembiule della fattoressa
ed il tenero agnello sta in attesa
delle rigonfie poppe della madre.
Cingono il sereno focolare
candidi schiavetti nati in casa
e bracciate di legna della selva
ardono e risplendono
davanti ai Lari nei festivi d.
Non pigro cantiniere, fatto pallido
da un ozio prolungato,
n unto allenatore di palestra
che sciupi l'olio,
ma qui si tende l'insidiosa rete
per gli avidi tordi
o si trae il pesce gi abboccato
alla tremula lenza
o si riporta a casa
il cerviatto incappato nella rete.
L'orto tiene occupata allegramente
la turba di schiavetti capelluti
venuti di citt:
godono tra uno scherzo e l'altro
d'ubbidire al fattore
senz'ordine del loro sorvegliante.
Anche l'eunuco effeminato
di buon grado partecipa al lavoro.
Il colono non viene a mani vuote
a porgere il saluto al suo padrone:
l'un reca il miele ancora tutto bianco
della cera dei favi
e un cono di cacio proveniente
dalle selve di Sarsina;
offre un altro dei ghiri sonnacchiosi,
altri il nato ancor tenero e belante
di un'ispida madre,
altri capponi
condannati a non sentir l'amore;
le vergini robuste dei coloni
offrono i doni delle madri
in ceste di vimini ripiene.
Quando il lavoro gi finito,
s'invita il vicino bontempone:
la mensa non avara
non serba le vivande pel domani.
Mangiano tutti a saziet
ed il servo soddisfatto
non prova invidia per l'ospite ubriaco.
Ma possiedi vicino alla citt
una casa dov' eleganza e fame;
guardi da un'altra torre assai tranquillo
i laureti in filari solitari,
perch non teme Priapo alcun ladro.
Nutrisci il vignaiolo
col grano portato di citt
e alla tua villa ornata di pitture
porti tranquillamente
uova e legumi e frutta e del formaggio
e polli e vino.
Deve chiamarsi la tua una campagna
oppure una dimora un po' lontana?


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