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Pubblicata il: luglio 21, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie latine | Totali visite: 896 | Valorazione:

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Marco Valerio Marziale
Epigrammi

Libro Dodicesimo


57 EVASIONE DA ROMA

Tu chiedi perch spesso io mi ritiri
nel mio arido campo di Nomento
ed al trasandato focolare
della mia casa rustica?
A Roma per un povero, qual io sono,
dormire o pensar non concesso,
o Sparso.
Al mattino i maestri elementari
mi rendono la vita insopportabile,
di notte la volta dei fornai,
per tutto il d non ti concede pace
il lungo martellar dei calderai.
Da una parte
un cambiavalute sfaccendato
scuote il tavolo sudicio
del mucchio di monete di Nerone;
dall'altra il battitore
del minerale aurifero di Spagna
batte il sasso gi ridotto in pezzi
col lucido mazzuolo,
n cessa un sol momento di vociare
la fanatica turba di Bellona,
n il naufrago ciarliero
dal fusto tutto avvolto nelle fasce,
n il Giudeo dalla madre ammaestrato
cessa di questuare
e grida a perdifiato quel cisposo
che vende zolfanelli.
Chi mai potrebbe numerare i danni
di un languido sonno?
Quegli dir quante mani
battano in citt vasi di bronzo
quando la luna tormentata
battuta
dalla magica ruota della Colchide.
Tu, Sparso, ignori queste noie,
n puoi saperle, dedito ai piaceri
nelle vaste tenute di Petilia;
a te una casa comoda dall'alto
fa contemplar le sommit dei monti
ed a Roma possiedi un gran podere
con un assiduo vignaiol romano
e dove la vendemmia si protrae
pi a lungo che sul colle di Falerno.
La tua casa ha un ingresso cos grande
che consente il passaggio a una carrozza;
tu prendi sonno in un intimo recesso,
indisturbato da ciarliere lingue
e hai la luce del d quando la vuoi.
Son svegliato dal riso dei passanti
e mi sta tutta Roma al capezzale.
Ogni volta che, stufo dei fastidi,
mi piace di dormire,
men vado difilato al mio podere.


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