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Pubblicata il: luglio 21, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie latine | Totali visite: 629 | Valorazione:

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Redazione

Marco Valerio Marziale
Epigrammi

Libro Dodicesimo


32 • IL TRASLOCO DI VACERRA

Ahi, Vacerra, grande vituperio
delle calende di luglio, t'ho veduto,
ho visto i tuoi miseri bagagli
che non sono stati trattenuti
in cambio di due anni di pigione!
Li portava tua moglie che sul capo
ha sette capelli color rame,
tua madre coi capelli tutti bianchi,
tua sorella di ciccia arrotondata.
Le ho credute Furie fuoruscite
dalle infernali tenebre di Dite.
Tu, il mendicante Iro dei tuoi tempi,
rinsecchito dal freddo e dalla fame,
pallido più di un bosso già invecchiato,
andavi dietro a loro.
Avresti detto che dislocasse via
tutto il monte d'Aricia.
Sfilava un lettuccio con tre piedi,
un tavolino con due soli piedi
e, con una lanterna e una scodella
di legno di corniolo, un orinale
rotto-slabbrato gocciolava in via.
Seguiva uno scaldino ch'era sparso
di verderame ed era sostenuto
da un collo d'anfora.
L'odore nauseante di una tazza,
quale non si saprebbe comparare
con quello d'un vivaio
di acque marine ristagnanti,
attestava
che questa avesse contenuto
delle acciughe o immangiabili sardelle.
Non vi mancava
un pezzo di formaggio di Tolosa,
né una corona di menta già scurita
e vecchia di quattr'anni,
né reste spelacchiate
prive di agli e di cipolle,
né la marmitta della madre, piena
di disgustante resina con cui
si depilan le donne del Summerio.
Perché cercare casa e farti beffe
degli amministratori, o Vacerra,
dal momento che tu puoi alloggiare
senza nulla pagare?
Questa processione di bagagli
ben s'addice a un ponte
dove i mendicanti stan di casa.


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