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Pubblicata il: luglio 16, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie latine | Totali visite: 1776 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
A LICINIO
Odi, II, 10.

Meglio vivrai, Licinio, se sempre non sfidi
l'alto mare e non troppo avvicini,
mentre temi prudente le tempeste,
il lido infido.

Chi ama tenersi nell'aureo mezzo
evita sicuro lo squallore di un tetto
decrepito, evita sobrio una reggia
che suscita invidia.

Pi spesso scosso dal vento un grande
pino e crollano con maggiore rovina
le alte torri e i fulmini investono
le cime dei monti.

Nella sfortuna l'animo bene temprato
spera una sorte diversa e la teme
nella fortuna. Giove riporta
gli squallidi inverni.

e li allontana. Se triste l'oggi
non sar cos anche il domani: l'arco
non sempre tende Apollo ma con la cetra
risveglia talvolta la poesia sopita.

Mostrati nella sorte avversa coraggioso
e forte; e pure riduci accorto le vele
quando troppo favorevole vento
le gonfia.

Rectius vives, Licini, neque altum
semper urgendo neque, dum procellas
cautus horrescis, nimium premendo
litus iniquom.

Auream quisquis mediocritatem
diligit, tutus caret obsoleti
sordibus tecti, caret invidenda
sobrius aula.

Saepius ventis agitatur ingens
pinus et celsae graviore casu
decidunt turres feriuntque summos
fulgura montis.

Sperat infestis, metuit secundis
alteram sortem bene praeparatum
pectus. Informis hiemes reducit
Iuppiter, idem

summovet. Non, si male nunc, et olim
sic erit: quondam cithara tacentem
suscitat Musam neque semper arcum
tendit Apollo.

Rebus angustis animosus atque
fortis appare; sapienter idem
contrahes uento nimium secundo
turgida vela.


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