La Poesia

La casa della poesia
non avrà mai porte





Il più grande sito italiano di poesie e racconti

Entra o Registrati Che metta del giusto animo il pellegrino che bussa alla casa della poesia.


La Poesia | Antologia completa | Testi più votati | Ricerca avanzata | Rss Feeds | Invio materiale

    Poesie e racconti
» Poesia antica greca e latina
» Poesia dialettale italiana
» Poesia italiana
» Poesie inedite
» Poesie straniere tradotte
» Racconti inediti e/o celebri

  Filtra le poesie e racconti
Più lette
Più votate dagli utenti

  Felice Pagnani
Disegni
Sito Poesia
In ricordo

   Iscrivermi alla newsletter
Iscrivendoti alla newsletter riceverai la info dei nuovi materiali pubblicati.
Nome E-mail

Titolo/Autore Testi    ricerca avanzata
Pubblicata il: luglio 11, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie latine | Totali visite: 726 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Tito Lucrezio Caro (55? - 99? ac)
[LIBRO II, 2]|


Questo, a tale proposito, conviene aver suggellato
e tenere ben fermo nella memore mente: che tra le cose
la cui natura immediatamente visibile non c' nulla
che consista di un unico genere di primi principi,
non c' cosa che non consti di mescolanza di semi diversi;
e pi una cosa qualsiasi possiede in s varie forze
e propriet, pi essa mostra con ci di avere in s
parecchi generi e varie forme di primi principi.
Anzitutto la terra ha in s i corpi primi dai quali le fonti,
che diffondono frescura, rinnovano assiduamente
il mare immenso; ha quelli dai quali nascono i fuochi.
Infatti in molti luoghi, acceso sotto i nostri piedi, arde il suolo
della terra, mentre di fuochi profondi infuria l'impeto dell'Etna.
E poi essa ha quegli altri corpi da cui splendide messi
ed alberi rigogliosi pu fare sorgere per le genti umane;
ha quelli da cui anche fiumi, fronde e pascoli rigogliosi
pu offrire alla stirpe delle fiere che vaga sui monti.
Perci Gran Madre degli di e madre delle fiere
e genitrice del nostro corpo fu detta essa sola.
Di lei cantarono gli antichi dotti poeti di Grecia
che assisa in trono su un carro guidava due leoni aggiogati,
insegnando cos che la vasta terra sospesa nello spazio
aereo, n pu sulla terra stare poggiata la terra.
Aggiogarono al carro le fiere, perch la prole, quantunque
selvaggia, deve ammansirsi, vinta dalle cure dei genitori.
E le cinsero la sommit del capo d'una corona murale,
perch munita di alture sostiene citt;
di tale diadema adorna, ora destando sacro orrore incede
attraverso le vaste terre l'immagine della madre divina.
Lei varie genti, secondo l'antico rito,
chiamano Madre Idea, e le danno corteggio di turbe di Frigi,
perch primamente da quella regione dicono che le messi
abbiano cominciato a propagarsi per tutta la terra.
Le assegnano i Galli, perch vogliono significare che coloro
che hanno offeso il nume della Madre e si son mostrati
ingrati verso i genitori, devono essere giudicati indegni
di generare viva progenie alle rive della luce.
Timpani tesi tuonano sotto le palme e concavi cembali
tutt'intorno, e col rauco canto i corni minacciano,
e col frigio ritmo il cavo flauto esalta le menti;
ed essi protendono armi, segni del violento furore,
per potere atterrire gli animi ingrati e gli empi petti
del volgo col timore della maest della dea.
E cos, appena, entrata e tratta attraverso le grandi citt,
muta fa dono ai mortali di una tacita salute,
di bronzo e argento ne cospargono il percorso su ogni strada,
arricchendola di larghe offerte, e fanno nevicare fiori di rosa,
ombreggiando la Madre e le turbe che le fan corteggio.
Qui un manipolo di armati, che i Greci chiamano Cureti,
se tra le turbe frigie danza e in ritmo tripudia,
lieto alla vista del sangue, col movimento delle teste
scotendo i terribili pennacchi, rappresenta
i Cureti del Ditte, dei quali si racconta che in Creta
un giorno occultarono quel favoloso vagito di Giove;
quando, bambini intorno a un bambino, con rapida danza,
armati percotevano in ritmo bronzo con bronzo,
perch Saturno non lo scoprisse e maciullasse tra le mascelle,
producendo un'eterna ferita nel petto della Madre.
per questo che armati accompagnano la Grande Madre,
o perch significano che la dea comanda che con le armi
e il valore siano risoluti a difendere la terra dei padri
e siano pronti a essere presidio e vanto dei loro genitori.
Ma queste cose, pur bene ed egregiamente disposte
e tramandate, tuttavia si discostano molto dalla verit.
Infatti necessario che ogni natura divina goda
di per s vita immortale con somma pace,
remota dalle nostre cose e immensamente distaccata.
Ch immune da ogni dolore, immune da pericoli,
in s possente di proprie risorse, per nulla bisognosa di noi,
n dalle benemerenze avvinta, n toccata dall'ira.
E la terra stessa, in verit, in ogni tempo priva di senso;
e, poich di molte cose possiede in s i primi principi,
molti prodotti in molti modi fa sorgere alla luce del sole.
Ora, se qualcuno decider di chiamare Nettuno il mare
e Cerere le messi, e preferisce impiegare abusivamente il nome
di Bacco, anzich pronunziare il nome che proprio del vino,
concediamogli pure di andar dicendo che la terra
la madre degli di, purch in effetti egli tuttavia si astenga
dal contaminare l'animo suo con turpe superstizione.
E cos le lanute pecore e la guerriera prole dei cavalli
e le cornute mandrie dei buoi, pur sovente brucando l'erba
da un unico prato, sotto la stessa volta del cielo,
e da un unico corso d'acqua placando la sete, tuttavia
con dissimile aspetto vivono, e conservano la natura
dei genitori e ne ripetono le abitudini, ciascuno secondo la specie.
Tanto grande la diversit della materia in qualunque
genere d'erba, tanto essa grande in ogni corso d'acqua.
E poi, qualsiasi essere vivente, nel complesso delle sue parti,
composto di ossa, sangue, vene, calore, umore, visceri, nervi;
che sono anch'essi di gran lunga differenti,
costituiti di primi principi di forma dissimile.
E ancora, tutte le cose che infiammate dal fuoco bruciano,
se nient'altro, nascondono almeno nel proprio corpo
gli elementi da cui possano far sorgere il fuoco ed emettere
la luce e sprizzare scintille e lontano disperdere la cenere.
Con ragionare consimile passando in rassegna
tutte le altre cose, troverai allora che nascondono nel corpo
semi di molte cose e racchiudono varie figure.
Infine, vedi molte cose a cui e il colore e il sapore son dati
insieme all'odore; in primo luogo la maggior parte dei frutti.
Questi devono dunque constare di atomi di varie forme:
l'odore, infatti, penetra per dove il colore non entra nelle membra,
il colore ha del pari una propria via, una propria via ha il sapore
per insinuarsi nei sensi; s che puoi conoscere che differiscono nelle figure
dei primi principi. Dissimili forme, dunque, concorrono a comporre un unico
agglomeramento, e le cose constano di mescolanza di semi diversi.
Anzi, qua e l nei nostri stessi versi tu vedi
molte lettere comuni a molte parole,
mentre tuttavia devi ammettere che versi e parole differiscono
tra loro, che ognuno consta di lettere diverse;
non perch soltanto poche lettere comuni vi ricorrano
o perch mai due parole siano composte di lettere tutte uguali
tra loro, ma perch non son tutte generalmente uguali a tutte.
Cos nelle altre cose parimenti, bench molti siano
i primi principi comuni a molte cose, tuttavia esse possono
sussistere costituite da complessi diversi tra loro;
s che giustamente si dice che di atomi differenti
son composti il genere umano e le messi e gli alberi rigogliosi.
N tuttavia si deve credere che possano in ogni modo
aggregarsi tutti gli atomi. Altrimenti vedresti dovunque
prodursi portenti, sorgere semiferine forme d'uomini,
e talora alti rami spuntare da un corpo vivente,
e molte membra di animali terrestri connettersi a parti
di animali marini, e per le terre, che ogni cosa generano,
la natura pascere Chimere spiranti fiamma dall'orrida bocca.
Ma manifesto che nulla di ci accade, giacch vediamo
che tutte le cose, da semi determinati, da determinata genitrice
procreate, possono conservare crescendo la loro specie.
Certo ci deve prodursi secondo una legge determinata.
Infatti da tutti i cibi si diffondono, dentro, nelle parti
del corpo, gli atomi propri a ognuna, e connessi producono
movimenti concordanti. Ma al contrario vediamo
che la natura rigetta alla terra gli elementi estranei; e molti
con invisibili corpi fuggono dal corpo spinti dagli urti,
perch non hanno potuto connettersi in alcuna parte,
n, dentro, accordarsi coi movimenti vitali e imitarli.
Ma, perch tu non creda per caso che solo gli esseri viventi
siano astretti da queste leggi, la stessa regola delimita tutte le cose.
Infatti, come tutte le cose generate sono dissimili tra loro
nel complesso della loro natura, cos necessario
che ciascuna consti di primi principi di figura dissimile;
non perch pochi siano dotati di forma simile,
ma perch non sono tutti generalmente uguali a tutti.
E poich sono differenti i semi, necessario differiscano
gl'intervalli, le vie, le connessioni, i pesi, gli urti,
gl'incontri, i movimenti, che non solo distinguono i corpi
degli esseri viventi, ma dividono la terra e l'intero mare
e tengono separato dalla terra tutto il cielo.
Ora ascolta le parole che io con dolce fatica ho cercate,
affinch tu per caso non creda composte di primi principi
bianchi queste bianche cose che ai tuoi occhi mostrano
il loro candore, o nate da nero seme le cose che sono nere;
o quelle cose che sono imbevute di un altro qualsiasi colore,
per ci tu creda che lo portino, perch i corpi della materia
siano tinti di un colore consimile a quello.
Infatti i corpi della materia non hanno assolutamente colore,
n uguale a quello delle cose, n, d'altronde, diverso.
E se per caso ti pare che non c' slancio dell'animo che possa
giungere a concepire questi corpi, forviato tu erri lontano.
Difatti, se vero che i ciechi nati, che non hanno mai scorto
la luce del sole, tuttavia conoscono al tatto corpi
che dal principio della vita sono stati per essi privi di colore,
si pu concludere che anche la nostra mente pu pervenire
alla conoscenza di corpi non ricoperti di alcuna tinta.
Infine, noi stessi, tutte le cose che tocchiamo
nelle cieche tenebre, non le sentiamo tinte di alcun colore.
E poich ho provato che questo avviene, ora mostrer
che i primi principi sono privi di qualsiasi colore.
Infatti ogni colore, assolutamente, si muta e ogni
cosa che cambia colore, cambia s stessa;
ci che i primi principi non devono fare in alcun modo.
necessario, in effetti, che qualcosa sopravanzi immutabile,
perch tutte le cose non si riducano appieno al nulla.
Infatti ogni volta che una cosa si muta ed esce dai propri
termini, sbito questo la morte di ci che era prima.
Perci gurdati dal cospargere di colore i semi delle cose,
perch tutte le cose non ti si riducano appieno al nulla.
Inoltre, se nessuna natura di colore stata assegnata
ai primi principi, ed essi sono dotati di varie forme,
con le quali generano e variano ogni genere di colori,
in quanto che importa molto con quali altri i primi principi
di ciascuna specie, e in quale disposizione, siano collegati,
e quali movimenti a vicenda imprimano e ricevano,
tu puoi sbito spiegare molto facilmente
perch quelle cose che poco prima erano di color nero,
possano diventare d'un tratto di un candore marmoreo:
cos il mare, quando forti venti ne hanno sconvolto la superficie,
si muta in flutti che biancheggiano come un candido marmo.
Puoi, infatti, dire che ci che di solito noi vediamo nero,
quando la sua materia stata rimescolata e l'ordine dei primi
principi stato mutato e certe cose sono state aggiunte e certe tolte,
sbito avviene che appaia di una luminosa bianchezza.
Che se le acque del mare fossero composte di semi cerulei,
non potrebbero in alcun modo biancheggiare.
Infatti, in qualunque modo tu sconvolga semi che siano
cerulei, giammai possono passare al colore del marmo.
Se poi sono tinti parte di un colore e parte di un altro
i semi che fanno l'unico e puro colore del mare,
come spesso da diverse forme e da varie figure
prodotta qualche cosa quadrata e di un'unica figura,
in tal caso, come nel quadrato scorgiamo che ci sono forme
dissimili, cos si dovrebbero scorgere nelle acque del mare
o in qualsiasi altro colore unico e puro
colori vari e di gran lunga dissimili tra loro.
Inoltre, le figure dissimili non si oppongono per nulla
e non precludono che il tutto sia quadrato nel contorno esterno;
mentre i diversi colori nelle cose impediscono e proibiscono
che l'intera cosa possa essere di un unico colore.
E poi, la ragione, che talvolta ci induce e alletta
ad attribuire colori ai primi principi delle cose, cade,
se le cose bianche non si creano da primi principi bianchi,
n quelle che appaiono nere, da neri, ma di colori diversi.
E in effetti cose candide nasceranno e sorgeranno
molto pi agevolmente da nessun colore, che dal nero
o da qualsiasi altro che contrasti e si opponga.
Inoltre, poich senza luce non possono esserci colori,
n i primi principi delle cose emergono alla luce,
si pu conoscere come questi non siano rivestiti di colore.
E infatti, quale colore potr esserci nelle cieche tenebre?
Che anzi nella luce stessa il colore si muta, secondo
che rifulge percosso da raggi di luce diretti o obliqui;
come si vedono nel sole le piume delle colombe,
che si trovano intorno alla nuca e incoronano il collo;
e infatti talora accade che abbiano il rosso del lucido piropo;
altre volte, per un certo modo di percepire, accade
che sembrino mescolare tra il ceruleo verdi smeraldi.
E la coda del pavone, quando riempita di copiosa luce,
similmente muta, secondo che si voltata, i colori;
e, poich questi son prodotti da un certo colpire della luce,
chiaramente si deve credere che non possono nascere senza quella.
E, poich la pupilla riceve in s un certo genere d'impressione
quando si dice che percepisce il colore bianco,
e un altro genere, d'altronde, quando percepisce il nero
e i restanti colori, n importa di quale colore siano per caso
dotate le cose che tocchi, ma piuttosto di che figura sian fornite,
ne risulta che i primi principi non hanno bisogno di colori,
ma secondo le varie forme suscitano diverse sensazioni di tatto.
Inoltre, poich a determinate forme di atomi non appartiene
una determinata natura di colore, e tutte le conformazioni
dei primi principi possono esistere in qualsiasi colore,
perch mai le cose che ne risultano non sono ugualmente
cosparse d'ogni genere di colori in ogni loro genere?
Dovrebbero infatti anche i corvi spesso, volando,
da bianche penne spandere bianco colore,
e neri prodursi da nero seme i cigni,
o da qualsiasi altro colore, unico o vario.
Che anzi, quanto pi ogni cosa viene sminuzzolata
in parti minute, tanto pi puoi vedere il colore
svanire a poco a poco ed estinguersi;
come avviene quando in piccole parti si lacera la porpora:
il colore purpureo e lo scarlatto, di gran lunga il pi lucente,
quando stato sminuzzolato a filo a filo, tutto si distrugge;
s che di qui puoi conoscere che le particelle perdono
tutto il colore prima di ridursi allo stato di atomi.
Infine, poich ammetti che non tutti i corpi
emettono un suono o un odore, ne deriva la conseguenza
che non a tutti attribuisci suoni e odori.
Parimenti, poich non tutte le cose possiamo discernere
con gli occhi, chiaro che esistono alcune cose prive di colore,
come ne esistono alcune senza odore e scevre di suono,
e tuttavia la mente sagace pu conoscerle, non meno di quanto
pu distinguere quelle cose che sono prive di altre qualit.
Ma, perch tu non creda per caso che del solo colore
siano spogli i corpi primi, essi sono anche del tutto mancanti
di tepore e di freddo e di fervido calore,
e si aggirano sterili di suono e digiuni di sapore,
n spandono dal corpo alcun proprio odore.
Come - quando prepari il soave liquido della maggiorana
o della mirra o l'essenza del nardo, che alle narici esala
profumo di nettare, bisogna in primo luogo cercare,
per quanto possibile e ti riesca di trovarne, una specie
di olio inodoro, che non mandi alle narici alcuna esalazione,
s che il meno possibile rovini, col contatto del suo acre effluvio,
gli odori mescolati e assimilati al suo corpo dalla cottura -
per la stessa ragione occorre che i primi principi delle cose
non apportino nella generazione delle cose un loro odore,
n un suono, poich nulla possono da s emettere,
n, similmente, alcuna specie di sapore,
n freddo, n, del pari, calore o tepore, n altra delle cose simili;
le quali - poich sono in ogni caso tali da risultare mortali,
di corpo molle le flessibili, di friabile le fragili, di rado le porose -
tutte necessario che siano disgiunte dai primi principi,
se vogliamo porre sotto le cose fondamenti immortali,
su cui poggi la salvezza del tutto.
Altrimenti tutte le cose ti si ridurranno appieno al nulla.
Ora, le cose, quali che siano, che vediamo dotate di senso,
necessario tu ammetta che tuttavia sono tutte composte
di primi principi insensibili. N ci confutano, n oppugnano
fatti manifesti, che son noti come evidenti; ma piuttosto
essi stessi ci conducono per mano e ci costringono a credere
che da cose insensibili, come dico, sono generati gli esseri animati.
In effetti possibile vedere che vivi vermi spuntano fuori
dallo sterco nauseabondo, quando si putrefatta
per effetto di piogge eccessive l'umida terra;
peraltro, che tutte le cose si mutano ugualmente:
i fiumi, le fronde e i pascoli rigogliosi si mutano
in greggi, le greggi mutano la propria natura nei corpi nostri,
e del nostro corpo spesso si accrescono le forze
delle fiere e i corpi degli uccelli dalle penne possenti.
Dunque la natura muta in corpi vivi tutti i cibi
e da questi produce tutti i sensi degli esseri animati,
in modo non molto diverso da come sprigiona le fiamme
dalle aride legna e trasmuta tutte le cose in fuoco.
E dunque non vedi ora che molto importa in quale ordine
tutti i primi principi siano collocati e con quali altri
siano commisti quando imprimono e ricevono movimenti?
E poi, che cosa che percuote la mente stessa,
che la muove e costringe a esprimere diversi pensieri,
impedendoti di credere che il sensibile si generi dall'insensibile?
Certo questo: che le pietre e le legna e la terra, insieme
mescolate, non possono tuttavia produrre il senso vitale.
Questo, a tale proposito, converr dunque ricordare:
ch'io non dico che, quali che siano le cose che creano
le cose sensibili, da tutte in ogni caso nascono senz'altro i sensi,
ma che molto importa, in primo luogo, quanto piccoli siano
gli elementi che producono il sensibile, e di che forma sian dotati,
infine quali siano quanto a movimenti, ordini, disposizioni.
Ma niente di ci vediamo nelle legna e nelle zolle;
e tuttavia queste, quando sono come putrefatte per le piogge,
generano vermiciattoli, perch i corpi di materia,
spostati dagli ordini antichi per il nuovo stato di cose,
si aggregano nel modo per cui devono nascere esseri animati.
Quelli poi che suppongono che il sensibile possa crearsi
da elementi sensibili, soliti a sentire a loro volta grazie ad altri
elementi sensibili, fanno mortali i primi principi,
poich li fanno molli. Infatti ogni sensazione legata
alle viscere, ai nervi, alle vene: cose che generalmente
vediamo esser molli e dotate di corpo mortale.
Ma tuttavia sia ora ammesso che tali elementi possano durare
eterni: certo devono tuttavia o avere la sensibilit d'una parte
o essere stimati simili a interi esseri animati.
Ma necessariamente impossibile che le parti di per s abbiano senso;
giacch ogni sensazione delle membra in rapporto con qualche
altra cosa, n pu una mano staccata da noi, n generalmente
alcuna parte del corpo da sola conservare la sensibilit.
Resta che essi siano assomigliati a interi esseri animati.
Cos necessario che sentano ugualmente ci che noi sentiamo,
s che possano da ogni parte consentire col senso vitale.
Come potranno, dunque, esser detti primi principi delle cose
ed evitare le vie della morte, quando sono esseri animati,
ed esseri animati e mortali non sono che un'unica e identica cosa?
E, ammesso pure che possano, con l'incontro e l'unione
non faranno altro che una folla e una turba di esseri animati,
come, evidentemente, uomini, armenti e fiere
non potrebbero, congregandosi tra loro, generare alcunch.
Che se per caso nel corpo perdono la sensibilit
e ne assumono un'altra, che bisogno c'era che fosse loro attribuito
ci che vien tolto? E poi, c' ancora l'argomento a cui siamo ricorsi
prima: poich vediamo che le uova degli uccelli si mutano
in viventi pulcini, e vermi brulicano quando per piogge
eccessive putredine ha invaso la terra, dato concludere
che la sensibilit pu nascere dai non sensibili.
Che se per caso qualcuno dir che, ad ogni modo,
il senso pu sorgere dal non-senso per mutamento
o quasi per una specie di parto, per cui vien prodotto
e tratto fuori, baster spiegare a costui e provare questo:
che non avviene parto se non si prima compiuta un'unione,
e che niente si muta, se non dopo essersi aggregato.
Anzitutto, nessun corpo pu aver sensi
prima che sia nata la stessa natura dell'essere animato,
certo perch la sua materia si trova sparpagliata
nell'aria, nei fiumi, nella terra e nei prodotti della terra,
n ancora si raccolta, n ha combinato tra loro
i moti vitali, concordanti, per i quali i sensi onniveggenti
sono accesi e proteggono ogni essere vivente.
Inoltre, un colpo abbatte d'un tratto qualunque vivente
quando pi violento di quel che sopporta la sua natura,
e procede a scompigliare tutti i sensi del corpo e dell'animo.
Sono dissolte infatti le disposizioni dei primi principi
e nel profondo i moti vitali sono intralciati,
finch la materia, scossa per tutte le membra,
scioglie dal corpo i nodi vitali dell'anima
e la caccia fuori dispersa per tutte le aperture.
E in effetti, che altro dobbiamo credere che possa fare
un colpo inferto, se non rompere e dissolvere ogni cosa?
Avviene pure che, dopo un colpo inferto meno duramente,
i rimanenti moti vitali sogliano spesso vincere,
vincere, e sedare gli ingenti tumulti del colpo,
e richiamare ciascuna parte di nuovo nei suoi meati,
e spezzare il moto della morte, che gi quasi domina
nel corpo, e riaccendere i sensi quasi perduti.
E in effetti, con che altro mezzo potrebbero, pur giunti ormai
al limitare della morte, raccogliere gli spiriti e tornare alla vita,
piuttosto che andare l dove si gi quasi giunti, e svanire?
Inoltre, poich c' dolore quando i corpi della materia,
scossi da qualche forza per le viscere vive, per le membra,
si agitano disordinatamente nel profondo delle proprie sedi,
e, quando tornano a posto, nasce un carezzevole piacere,
evidente che i primi principi non possono essere travagliati
da alcun dolore, n sentire in s stessi alcun piacere;
giacch non sono composti di corpi di primi principi
dalla novit del cui moto possano essere travagliati
o prendere qualche frutto di dolcezza vivificatrice.
Devono dunque essere privi di qualsiasi senso.
E se, perch possano tutti gli esseri viventi sentire, bisogna
in fin dei conti che il senso sia attribuito ai loro primi principi,
come saranno quelli di cui il genere umano specificamente formato?
Senza dubbio essi sghignazzano, scossi da tremulo riso,
e di stillanti lagrime spargono i volti e le guance,
e sanno dire molte cose intorno alla mescolanza dei corpi
e, per di pi, ricercano quali siano i loro primi principi;
giacch, simili a interi uomini mortali,
devono anch'essi constare di altri elementi,
e poi questi di altri, s che mai tu osi fermarti:
infatti ti incalzer, s che, a qualunque cosa assegnerai il parlare e il ridere
e il ragionare, essa dovr essere costituita di elementi che compiono
questi stessi atti. Ma se scorgiamo che ci delirio e follia,
e ridere pu uno che non sia costituito di atomi ridenti,
e ragionare e con dotti detti spiegare le cose pu uno
che non sia costituito di atomi sapienti ed eloquenti,
perch mai quegli esseri che vediamo dotati di senso non potrebbero
esser costituiti di mescolanze di atomi del tutto privi di senso?
Infine noi siamo tutti nati da seme celeste; a tutti padre
quello stesso, da cui la terra, la madre che ci alimenta,
quando ha ricevuto le limpide gocce di pioggia,
concepisce e genera le splendide messi e gli alberi rigogliosi
e il genere umano, genera tutte le stirpi delle fiere,
offrendo i cibi con cui tutti nutrono i corpi
e conducono una piacevole vita e propagano la progenie;
perci a ragione essa ha ricevuto il nome di madre.
Del pari ritorna alla terra ci che un tempo usc dalla terra,
e quel che fu mandato gi dalle plaghe dell'etere,
ritorna alle volte del cielo che nuovamente lo accolgono.
N la morte distrugge le cose s da annientare i corpi
della materia, ma di questi dissolve l'aggregazione;
poi congiunge altri atomi con altri e fa che tutte le cose
cos modifichino le loro forme e mutino i loro colori
e acquistino i sensi e in un attimo li perdano, s che puoi
conoscere come importi con quali altri i medesimi
primi principi, e in quale disposizione, siano collegati,
e quali movimenti a vicenda imprimano e ricevano,
e non devi credere che negli eterni corpi primi possa
aver sede ci che vediamo fluire alla superficie
delle cose e talora nascere e sbito perire.
Anzi, nei nostri stessi versi importante
con quali altre e in quale ordine ogni lettera sia collocata;
giacch le stesse lettere significano il cielo, il mare, le terre,
i fiumi, il sole, le stesse le messi, gli alberi, gli esseri viventi;
se non tutte, almeno per la parte di gran lunga maggiore sono
consimili; ma per la posizione che differiscono i significati.
Cos nelle cose stesse parimenti, quando nella materia
mutano gl'incontri, i movimenti, l'ordine,
la disposizione, le figure, anche le cose devono mutare.
Ora applica la mente alla mia vera dottrina.
Una cosa fortemente nuova sta per giungerti alle orecchie,
un nuovo aspetto della realt sta per manifestarsi.
Ma non c' cosa tanto facile che a prima giunta
non sia pi difficile a credersi, e parimenti
nulla tanto grande, nulla tanto mirabile
che a poco a poco lo stupirsene non diminuisca in tutti.
In primo luogo il luminoso e puro colore del cielo
e quanto esso contiene in s, gli astri vaganti in ogni parte,
e la luna e il sole con lo splendore della luce chiarissima -
se tutte queste cose ora per la prima volta fossero vedute
dai mortali, se d'improvviso si presentassero loro, d'un tratto,
che mai si potrebbe dire meraviglia pi grande di esse
o che prima le genti meno osassero credere possibile?
Nulla, io penso: tanto questa vista sarebbe parsa mirabile.
E ora osserva: per la stanchezza di vederlo a saziet, nessuno
ormai si degna di levare lo sguardo alle volte lucenti del cielo.
Cessa, dunque, di rigettare dall'animo questa dottrina,
spaurito dalla novit per s stessa, ma piuttosto
pondera tutto con acuto giudizio; e, se ti sembra vera,
arrenditi; se falsa, accingiti a contrastarla.
E in verit, dato che l'intero spazio infinito fuori dalle mura
di questo mondo, l'animo cerca di comprendere cosa ci sia
pi oltre, fin dove la mente voglia protendere il suo sguardo,
fin dove il libero slancio dell'animo da s si avanzi a volo.
In primo luogo, per noi da ogni punto verso qualunque
parte, da entrambi i lati, sopra e sotto, per il tutto
non c' confine: come ho mostrato, e la cosa stessa di per s
a gran voce lo proclama, e la natura dello spazio senza fondo riluce.
In nessun modo quindi si deve credere verosimile
che, mentre per ogni verso si schiude vuoto lo spazio infinito
e gli atomi volteggiano in numero innumerevole e in somma
sterminata, in molti modi, stimolati da moto eterno,
soltanto questa terra e questo cielo siano stati creati,
e niente facciano l fuori quei tanti corpi di materia;
tanto pi che questo mondo stato fatto dalla natura, e, da s
spontaneamente a caso urtandosi tra loro i semi della materia,
dopo essersi accozzati in molti modi alla cieca, a vuoto, invano,
alfine si unirono quelli che, combinati insieme d'un tratto,
dovevano essere per sempre gli inizi di grandi cose,
della terra, del mare e del cielo e delle specie viventi.
Perci, ancora e ancora, necessario che tu ammetta
che esistono in altri luoghi altri aggregati di materia,
quale questo che l'etere cinge di un avido abbraccio.
Inoltre, quando molta materia pronta,
quando disponibile lo spazio, n cosa, n causa si oppone,
senza dubbio le cose devono svolgersi e prodursi.
Ora, se c' una quantit di atomi tanto grande, quanta
l'intera vita degli esseri viventi non basterebbe a contare,
e se permane la stessa forza e natura per combinare
i semi delle cose nei vari luoghi in modo somigliante a quello
in cui furono combinati qui, necessario che tu ammetta
che in altre parti dello spazio esistono altre terre
e diverse razze di uomini e specie di fiere.
A ci si aggiunge che nella somma delle cose non ce n' alcuna
che sia isolata, che sia generata unica e cresca unica e sola,
senza far parte di qualche stirpe che includa molte altre cose
dello stesso genere. Anzitutto poni mente agli esseri animati:
cos vedrai generata la stirpe delle fiere che vagano sui monti,
cos la progenie degli uomini, cos infine i muti branchi
dei pesci squamosi e tutti i corpi dei volatili.
Allo stesso modo bisogna quindi ammettere che il cielo
e la terra e il sole, la luna, il mare e tutte le altre cose esistenti,
non sono unici, ma piuttosto in numero innumerabile;
poich un termine di vita profondamente fissato
li attende, ed essi constano di un corpo che nato, tanto quanto
ogni sorta di cose che qui abbonda di individui della stessa specie.
Se bene apprendi e tieni in mente questo, sbito appare
che la natura, libera, affrancata da padroni superbi,
di per s stessa spontaneamente compie tutto senza gli di.
E in verit, per i santi petti degli di che in tranquilla pace
trascorrono placido tempo e vita serena,
chi potrebbe reggere la somma dell'immensit, chi tenere
nella mano e padroneggiare le forti redini dell'infinito,
chi insieme volgere intorno tutti i cieli, e coi fuochi
dell'etere riscaldare tutte le terre feraci,
e in tutti i luoghi e in ogni momento esser pronto
ad addensare con le nuvole le tenebre e a scuotere col tuono
i sereni spazi del cielo, poi scagliare i fulmini e spesso
demolire i propri templi e, ritirandosi nei deserti,
imperversare, agitando l'arma, che spesso risparmia
i colpevoli e agli innocenti ingiustamente infligge morte?
E dopo il tempo della nascita del mondo, e il giorno
primigenio del mare e della terra, e il sorgere del sole,
molti corpi si aggiunsero dall'esterno, d'ogni intorno
s'aggiunsero atomi, che il gran tutto scagliando conglomer:
per essi il mare e le terre poterono crescere, per essi
l'edifizio del cielo pot acquistare nuovo spazio e adergere
gli alti suoi tetti, lontano dalle terre, e l'aria sollevarsi.
Infatti, da qualunque luogo vengano, tutti i corpi son distribuiti
dagli urti ciascuno al gruppo cui appartiene, e si ritraggono
nelle proprie specie: l'acqua va all'acqua; la terra si accresce
di materia terrena; e i fuochi foggiano il fuoco; l'etere, l'etere;
finch la natura, che genera le cose e le porta a compimento,
non abbia condotto tutto all'estremo confine del crescere;
come avviene quando ci che si introduce nelle vene vitali
non supera per niente ci che ne fluisce via e se ne stacca.
Qui per tutte le cose lo sviluppo vitale deve fermarsi,
qui la natura con le sue forze raffrena la crescita.
Infatti tutte le cose che vedi ingrandirsi con crescita gioconda
e a poco a poco ascendere su per i gradini dell'et adulta,
assorbono in s pi elementi di quanti ne mandino fuori,
finch il cibo facilmente penetra in tutte le vene e finch i loro
tessuti non si sono dilatati e rilassati tanto da lasciare uscire
molte sostanze e perdere pi di quanto all'et loro d alimento.
Ch certo bisogna arrendersi al fatto che molti corpi fluiscono
e si staccano dalle cose; ma pi se ne devono aggiungere
finch non sia toccato il pi alto culmine dell'accrescimento.
Quindi, un poco per volta, l'et spezza le forze
e il vigore adulto, e scivola verso il decadimento.
E in effetti, quanto pi grande, quanto pi larga una cosa,
una volta che la sua crescita si sia arrestata, tanti pi corpi
ora essa sparge qua e l ed emette da s, da ogni punto
verso qualunque parte, n il cibo si distribuisce facilmente
in tutte le sue vene, n basta perch possa sorgerne ed esserne fornito
ci che valga a compensare le larghe emanazioni che essa promana.
naturale, dunque, che le cose periscano, quando si sono
rarefatte per l'efflusso, e tutte soccombono agli urti esterni,
perch alla tarda et il cibo alfine vien meno,
e i corpi, picchiando dall'esterno, non cessano di sfinire
alcuna cosa e di abbatterla ostili con gli urti.
Cos dunque anche le mura del vasto mondo, dintorno,
espugnate crolleranno frantumandosi in putride macerie.
Il cibo infatti tutte le cose deve integrare e rinnovare,
il cibo deve sostenerle, il cibo tutte le cose deve sostentare;
ma inutile, dal momento che le vene non tollerano quanto
sufficiente, n la natura fornisce quanto necessario.
E ormai appunto la nostra et spossata, e la terra, sfinita
dal partorire, a stento genera piccoli animali, essa che tutte
le stirpi gener, e dette alla luce immani corpi di fiere.
Infatti, a quel che penso, non gi una fune d'oro
cal le stirpi mortali dalle altezze del cielo nei campi,
n le procrearono il mare, n i flutti che battono gli scogli,
ma le gener la stessa terra che ora le alimenta di s.
Inoltre, le splendide messi e i floridi vigneti
spontaneamente dapprima ai mortali essa produsse,
essa don i dolci frutti e i pascoli floridi;
che ora a stento crescono alimentati dalla nostra fatica,
e struggiamo i buoi e le forze dei contadini, logoriamo
il ferro, a stento provveduti del necessario dai campi:
a tal punto sono avari di frutti e richiedono pi aspra fatica.
E ormai, scotendo il capo, pi sovente il vecchio aratore
sospira che le proprie grandi fatiche sono riuscite vane,
e, quando i tempi presenti confronta coi tempi passati,
spesso esalta la buona sorte del padre.
Triste anche il coltivatore della vigna vecchia e avvizzita
accusa il corso del tempo e maledice la propria epoca,
e brontola che gli uomini d'una volta, pieni di piet,
molto facilmente durarono in vita entro angusti confini,
bench per ciascuno allora la parte di terra fosse molto minore.
E non afferra che tutte le cose a poco a poco si consumano
e, fiaccate dal lungo corso dell'et, vanno alla tomba.


 Commenti degli utenti

Non ci sono commenti...



Protected by Copyscape DMCA Takedown Notice Violation Search
1 2 3 4 5
Come ti è sembrato?     Scarso
Eccellente    


Ti proponiamo i Poesie latine più letti

» Marco Valerio Marziale Libro Nono Marco Valerio Marziale Epigrammi Libro Nono 100 DESIDERIO D'UNA TOGA NUOVA
» Sulpicia E GIUNTO FINALMENTE IL MIO AMORE
» Orazio Ricorda Odi, II, 3
» Gaio Valerio Catullo 46 primavera, tornano i giorni miti
» Gaio Valerio Catullo 56 Scherzo cos divertente
Gli ultimi Poesie latine pubblicati

» Catullo - Quaeris quot mihi basiationes
» Catullo - Vivamus, mea Lesbia
» Lucius Apuleius BRIGID
» Sulpicia E GIUNTO FINALMENTE IL MIO AMORE
» Orazio LlBRO III
» Gaio Giulio Fedro IL CANE E IL LUPO


    Una pubblicazione proposta fra le tante presenti nel sito
Coroncina Eri un poco pi cieca ogni sera seduta lass sulla loggia come la piccola dea di sale Persefone dalla fronte severa,

    Statistiche generali
Pubblicazioni
6543
Autori registrati
3082
Totali visite
9989026
Categorie
35

Eliminare i file cookie | Torna su   

2000, 2013 © La-Poesia.it | Fondato da Felice Pagnani e ripubblicato nel 2013 dalla redazione di Latamclick.