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Titolo/Autore Testi    ricerca avanzata
Pubblicata il: luglio 11, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie latine | Totali visite: 865 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Tito Lucrezio Caro (55? - 99? ac)
|[LIBRO VI, 2]|

Ora spiegher quale sia la ragione per cui attraverso le fauci
del monte Etna spirano a volte fuochi con turbine
tanto grande. E infatti, scoppiata con vasta rovina,
la tempesta di fiamme, spadroneggiando per i campi dei Siculi,
attir su di s gli sguardi delle genti vicine,
quando queste, al vedere tutte le regioni del cielo fumide
mandare scintille, riempivano i petti di pauroso affanno,
domandandosi quali rivolgimenti macchinasse la natura.
In queste cose necessario che tu veda largo e a fondo
e che scruti lontano in tutte le direzioni,
perch ti rammenti che la somma delle cose infinita
e veda come dell'intera somma un solo cielo
sia una piccola parte e risulti una minima frazione,
n sia tanta parte quanta di tutta la terra un uomo solo.
Se ti poni ci bene davanti alla mente e chiaramente l'osservi
e lo vedi chiaramente, di molte cose cesserai di meravigliarti.
Forse alcuno di noi, infatti, si meraviglia se qualcuno
ha contratto nelle membra una febbre insorta con calore
ardente o un'altra qualunque dolorosa malattia nel corpo?
Si gonfia infatti d'improvviso un piede, un acuto dolore
sovente assale i denti, attacca persino gli occhi,
il fuoco sacro scoppia e serpeggiando nel corpo brucia
ogni parte che ha assalita, e s'insinua attraverso le membra,
certo perch esistono semi di molte cose,
e questa terra e il cielo producono a sufficienza morbi e mali
perch ne possa crescere la violenza d'una malattia immensa.
Cos dunque si deve credere che all'intero cielo e alla terra
dall'infinito sia fornita ogni cosa a sufficienza
perch possa la terra d'un tratto scossa agitarsi
e per il mare e le terre trascorrere un travolgente turbine,
traboccare il fuoco dell'Etna, fiammeggiare il cielo.
Anche ci infatti avviene, e s'accendono le regioni celesti,
e tempeste di pioggia scoppiano con maggiore violenza,
quando per caso si sono raccolti cos i semi delle acque.
"Ma troppo enorme il tempestoso ardore di questo incendio".
S'intende; e cos anche per il fiume che appare il pi grande
a colui che non ne ha visto prima uno pi grande; cos sembra
enorme un albero o un uomo; e tutte le cose
che in ogni genere ciascuno ha viste pi grandi, se le immagina
enormi, mentre tutte, insieme con il cielo e la terra e il mare,
sono nulla rispetto all'intera somma della somma universale.
Ma ora spiegher in quali modi quella fiamma, suscitata
d'un tratto, divampi fuori dalle vaste fornaci dell'Etna.
In primo luogo, la natura di tutto il monte cava di sotto,
generalmente sostenuta da caverne di basalto.
In tutte le spelonche, inoltre, ci sono vento ed aria.
Giacch vento diventa l'aria quando stimolata da agitazione.
Esso, quando si molto scaldato e calde ha fatte, infuriando,
tutte le rocce intorno, dove tocca, e la terra, e ne ha fatto
prorompere un caldo fuoco con fiamme veloci,
si leva e si lancia cos, dritto per le fauci, in alto.
E cos sparge la vampa lontano, e lontano dissemina
le faville, ed emette turbini di fumo con densa caligine,
e insieme caccia fuori massi di mirabile peso;
quindi non puoi dubitare che questa sia la burrascosa forza dell'aria.
Inoltre, su gran parte delle radici di quel monte il mare
infrange i flutti e ne riassorbe il ribollo.
Da questo mare spelonche s'inoltrano sotterra sino alle alte
fauci del monte. Per questa via bisogna ammettere che passi
*
e lo stato delle cose lo costringe a penetrare a fondo dal mare
aperto, e a soffiar fuori e cos levare in alto la fiamma
e lanciare massi e sollevare nembi di sabbia.
Sull'estrema cima ci sono infatti crateri, come li chiamano l,
mentre noi li diciamo fauci e bocche.
Ci sono anche alcuni fatti per i quali non basta dire
una sola causa, ma bisogna dirne parecchie, di cui tuttavia
una sola dev'essere la vera. Cos, se per tua parte vedi un corpo
esanime d'uomo giacere lontano, conviene che tu dica tutte
le cause di morte perch sia detta quella che sola per lui vera.
Infatti non potresti provare che sia morto di spada,
n di freddo, n di malattia, n, putacaso, di veleno;
ma sappiamo che qualcosa di tal genere ci che gli capitato.
Similmente siamo in grado di dire questo per molte altre cose.
Con l'avanzare dell'estate cresce, e inonda i campi,
unico sulla terra, il Nilo, fiume di tutto l'Egitto.
Esso suole irrigare l'Egitto nel pieno della calura,
perch d'estate spirano contro le sue bocche gli aquiloni,
che in quella stagione si dice siano venti etesii,
e soffiando contro la corrente la trattengono e, respingendo
le onde in su, colmano il letto e costringono il fiume a fermarsi.
Infatti soffiano senza dubbio in senso opposto al corso del fiume
queste folate, che giungono dalle gelide stelle del polo.
Il fiume invece proviene dalla torrida zona dell'austro,
e ha la sorgente fra nere stirpi d'uomini dal colore bruciato,
nelle profondit della regione del mezzod.
anche possibile che un grande cumulo di sabbia s'erga
contro le bocche del fiume opponendosi alle onde,
quando il mare sconvolto dai venti caccia la sabbia verso l'interno;
cos avviene che lo sbocco del fiume sia meno libero
e similmente sia meno agevole l'impeto delle onde.
Pu essere anche, forse, che in quel tempo le piogge cadano
pi abbondanti verso la sua sorgente perch allora gli etesii
soffi degli aquiloni cacciano tutte le nuvole in quei luoghi.
Certo, quando le nuvole, spinte verso la regione del mezzod,
si sono radunate, l alfine, sbattute insieme contro gli alti monti,
vengono addensate e violentemente premute.
O forse il Nilo cresce dal profondo degli alti monti degli Etiopi,
quando il sole che rischiara tutte le cose costringe
le bianche nevi, coi raggi che le squagliano, a scendere nei piani.
Ora, suvvia, ti spiegher di quale natura siano dotati
i luoghi e laghi Averni, quanti ve ne sono.
Anzitutto, quanto al fatto che son chiamati Averni, questo nome
fu imposto per l'effetto, perch sono nocivi a tutti gli uccelli:
e infatti questi, quando a volo sono giunti diritti su quei luoghi,
dimentichi del remeggio delle ali abbassano le vele
e cadono a capofitto, lasciandosi andare col collo flaccido
in terra, se per caso tale la natura dei luoghi,
o in acqua, se per caso disotto si stende un lago d'Averno.
Un luogo siffatto presso Cuma, ove fumano monti
pieni d'acre zolfo, ricchi di calde sorgenti.
Ce n' uno anche fra le mura di Atene, proprio in cima
alla rocca, presso il tempio di Pallade Tritonide, datrice di vita,
dove le rauche cornacchie non spingono mai con le ali
i loro corpi, nemmeno quando gli altari fumano di offerte:
tanto tendono a fuggire, non per evitare le ire acerbe di Pallade
provocate dal loro vigilare, come cantarono i poeti dei Greci,
ma perch la natura stessa del luogo produce da s l'effetto.
Anche in Siria, si dice, similmente si pu vedere un luogo,
dove anche i quadrupedi, appena vi mettono piede,
son costretti dalla sua stessa forza a stramazzare pesantemente,
come se d'un tratto fossero sacrificati ai Mani divini.
Ma tutte queste cose si svolgono per legge naturale,
e son chiare le cause da cui traggono origine;
perci non si deve credere che in quelle regioni possa esistere
la porta di Orco, e non dobbiamo quindi pensare che per caso
di l dietro gli di Mani tirino gi le anime alle rive acherontee,
come spesso si suppone che gli alipedi cervi con le nari
tirino fuori dalle tane le selvagge stirpi dei serpenti.
Ma ascolta quanto questo si discosti lontano dalla verit,
giacch ora tento di parlare della cosa in s stessa.
Anzitutto dico ci che anche prima ho detto spesso,
che nella terra ci sono elementi di ogni specie di cose;
molti, che servono di cibo, vitali, e molti che possono
provocare malattie e affrettare la morte.
E prima ho mostrato che per esseri viventi diversi
cose diverse sono pi adatte ai bisogni della vita,
perch dissimile la natura e dissimili sono fra loro
gli intrecci e le forme degli elementi.
Molte cose dannose passano attraverso le orecchie,
molte rovinose e scabre a toccarsi s'insinuano per le stesse nari,
n sono poche quelle che devono essere evitate dal tatto
e fuggite dalla vista e che sono sgradevoli al gusto.
Poi, si pu vedere quante cose cagionino all'uomo un senso
aspramente increscioso e siano nauseanti e perniciose.
In primo luogo propria di certi alberi un'ombra
tanto perniciosa che sovente causano dolori al capo,
se qualcuno si coricato ai loro piedi, disteso nell'erba.
C' anche, sui grandi monti dell'Elicona, un albero
che col ributtante odore del suo fiore suole uccidere un uomo.
Senza dubbio tutte queste cose sorgono dal suolo
per la ragione che molti semi di molte cose in molti modi
frammisti contiene la terra e separati li distribuisce.
E nottetempo una lampada spenta da poco, quando con l'acre
puzzo offende le nari, in quel punto stesso assopisce
chi per malattia solito stramazzare ed emettere schiuma.
E per il greve castoreo la donna giace assopita
e dalle mani tenere le sfugge il nitido lavoro,
se ne aspira l'odore nel tempo delle mestruazioni.
E molte altre cose dissolvono alle giunture le membra
illanguidite, e fanno vacillare l'anima nelle sue sedi.
Infine, se a lungo indugi in un bagno caldo
quando sei troppo satollo, quanto facilmente avviene
che in mezzo alla vasca dell'acqua bollente sovente tu crolli!
E i grevi vapori e l'odore dei carboni quanto facilmente s'insinuano
nel cervello, se non li abbiamo prevenuti bevendo prima acqua!
E quando ci ha invasi la febbre ardente che spossa le membra,
allora l'odore del vino fa l'effetto di un colpo mortale.
Non vedi anche dentro la terra stessa formarsi lo zolfo
e rappigliarsi il bitume dall'odore nauseante,
e ancora, dove gli uomini seguono vene d'argento e d'oro,
frugando a fondo col ferro i recessi della terra,
quali odori emani Scaptensula dal sottosuolo?
E quali miasmi talora esalano le miniere d'oro!
Come riducono le facce degli uomini e come i colori!
Non vedi o non senti dire come sogliano morire
in breve tempo e come manchino di forza vitale quelli
che la grande potenza della necessit costringe a tale fatica?
La terra dunque esala tutte queste esalazioni
e le emana fuori all'aperto e nei liberi spazi del cielo.
Cos anche i luoghi Averni devono mandar su un vapore
mortale per gli uccelli, che dalla terra si leva nell'aria,
s che per un certo tratto avvelena la distesa del cielo;
e appena l'uccello vi giunto portato dalle ali,
viene impedito in quel punto, ghermito dall'occulto veleno,
s che cade a piombo sul luogo per cui spira l'esalazione.
Quando vi precipitato, l la stessa forza di quell'esalazione
rapisce da tutte le membra gli ultimi resti di vita.
Infatti, dapprima provoca quasi una specie di vertigine;
poi avviene che, quando ormai gli uccelli son caduti
nelle fonti stesse del veleno, l debbano anche vomitare la vita,
perch grande abbondanza di elementi malefici li attornia.
Avviene anche talora che questa forza e le esalazioni d'Averno
scaccino l'aria, quanta se ne trova fra gli uccelli e il suolo,
s che in quel tratto resta un luogo quasi vuoto.
E, quando gli uccelli volando sono giunti dritti su quel luogo,
sbito barcolla il sostegno delle penne reso vano
e tutto lo sforzo delle ali dall'un lato e dall'altro frustrato.
A quel punto, quando non possono poggiare e reggersi sulle ali,
si capisce che la natura li costringa a cadere in terra per il peso
e che essi, abbattendosi per lo spazio ormai quasi vuoto,
esalino le loro anime per tutti i meati del corpo.
Pi fredda, inoltre, diventa l'acqua nei pozzi d'estate,
perch la terra si fa porosa per il calore e, se per caso
racchiude semi di caldo suoi propri, li sprigiona nell'aria.
Quanto pi, dunque, la terra esausta per il calore,
tanto pi fredda diventa l'acqua che nascosta nella terra.
Quando dal freddo poi tutta la terra premuta, e si contrae
e si rappiglia, naturalmente avviene che nel contrarsi
sprema nei pozzi ogni calore che ha in s stessa.
Presso il tempio di Ammone, cos dicono, si trova una fonte
che fredda nella luce del giorno e calda durante la notte.
Di questa fonte gli uomini troppo si stupiscono, e alcuni credono
che bolla per l'ardere violento del sole al disotto della terra,
quando la notte ha ricoperto la terra di oscurit spaventosa.
Ma questo troppo remoto dalla verit.
E difatti, se il sole, tastando il nudo corpo dell'acqua,
non ha potuto renderlo caldo dalla parte di sopra,
sebbene in cielo la sua luce goda di tanto ardore,
come potrebbe esso da sotto la terra, che ha corpo tanto fitto,
riscaldare l'acqua e di ardente calore farla satura?
E questo quando a mala pena esso pu per i muri delle case
insinuare coi raggi ardenti le sue vampe.
Qual dunque la spiegazione? Senza dubbio questa: la terra
che sta intorno alla fonte si stende pi rada che il restante suolo,
e ci son molti semi di fuoco vicino al corpo dell'acqua.
Perci, quando la notte ha coperto la terra d'onde stillanti rugiada,
sbito nelle sue profondit si raffredda la terra e si contrae.
Cos avviene che essa, come se fosse compressa da una mano,
sprema nella fonte tutti i semi di fuoco che racchiude,
e questi fanno caldo il contatto dell'acqua e il suo vapore.
Poi, quando il sole sorgendo ha disserrato coi raggi la terra
e l'ha diradata mescendovi ardente calore,
di nuovo ritornano nelle antiche sedi gli elementi del fuoco,
e tutto il calore dell'acqua si ritrae nella terra.
Per questo la fonte diventa fredda nella luce del giorno.
Inoltre, l'acqua della fonte battuta dai raggi del sole
e, avanzando la luce, si fa rada per effetto della tremula vampa;
per questo avviene che lasci andare tutti i semi di fuoco
che racchiude; come spesso emette il gelo che contiene in s,
e scioglie il ghiaccio e ne allenta i nodi.
C' anche una fonte fredda, su cui spesso la stoppa
tenuta sospesa prende fuoco d'un tratto e fiammeggia,
e una fiaccola similmente s'accende sopra le onde
e risplende, dovunque, mentre nuota, sospinta dai venti.
Indubbiamente perch ci sono nell'acqua moltissimi semi
di fuoco, e dalle profondit della terra stessa corpi
di fuoco devono sorgere attraversando tutta la fonte
e insieme spirar fuori ed uscire all'aperto,
tuttavia non cos numerosi che la fonte si possa scaldare.
Inoltre, una forza li costringe a erompere fuori d'un tratto
sparsi qua e l per l'acqua e ad aggregarsi in alto.
Similmente, in mezzo al mare, presso Arado, c' una fonte
che scaturisce con acqua dolce e intorno a s scosta le onde salate;
e in molti altri luoghi il mare offre
un ausilio opportuno ai naviganti assetati,
perch fra le onde salate fa sgorgare acque dolci.
Cos, dunque, per quella fonte possono erompere
e scaturire fuori i semi di fuoco; e quando vengono a unirsi
nella stoppa o aderiscono al corpo della fiaccola,
facilmente ardono sbito, perch la stoppa e le fiaccole
anch'esse hanno in s e contengono molti semi di fuoco.
Non vedi anche, quando avvicini a notturne lampade
un lucignolo allora allora spento, come s'accenda prima
di toccare la fiamma, e come con una fiaccola accada lo stesso?
E molte cose inoltre, toccate dal solo calore, divampano
a distanza, prima che il fuoco da presso le pervada.
Questo, dunque, si deve pensare accada anche in quella fonte.
Proseguendo, prender a dire per quale legge di natura
accada che il ferro possa essere attirato da quella pietra
che i Greci chiamano magnete dal nome della patria,
perch ha origine nel patrio territorio dei Magneti.
Questa pietra per gli uomini oggetto di meraviglia,
perch spesso forma una catena di anellini che pendon da essa.
Cinque infatti, e pi, possibile talora vedere
in fila discendente oscillare ai lievi soffi dell'aria,
dove ognuno pende da un altro aderendo di sotto,
e l'uno conosce dall'altro il potere avvincente della pietra:
in modo tanto penetrante il suo potere si propaga.
In cose di questo genere molti punti devono essere accertati
prima che tu possa spiegare la cosa stessa,
e con lunghissimi giri ci si deve appressare;
perci pi attente le orecchie e la mente richiedo.
Anzitutto da tutte le cose, quante ne vediamo,
continuamente devono fluire ed essere emessi e diffusi
corpi che feriscano gli occhi e provochino il vedere.
E continuamente fluiscono da certe cose gli odori;
come il fresco dai fiumi, il calore dal sole, dalle onde
del mare l'esalazione che corrode i muri presso le spiagge.
N cessano vari suoni di trasvolare per l'aria.
Ancora, spesso entra in bocca umidit di sapore salmastro,
quando camminiamo lungo il mare; e, d'altra parte,
quando guardiamo mescere infusi d'assenzio, ci punge l'amaro.
Tanto vero che da tutte le cose emanazioni d'ogni specie
fluendo si distaccano e da ogni parte si diffondono in tutte
le direzioni, n sosta, n requie mai dato frapporre al fluire,
poich di continuo i nostri sensi ne sono impressionati, e sempre
possiamo vedere ogni cosa, percepirne l'odore e sentirne il suono.
Ora torner a ricordare come tutte le cose abbiano corpo
poroso; ci che anche al principio del mio canto appare chiaro.
E in verit, bench il conoscere questo sia importante
per molte cose, in primo luogo per questa cosa stessa,
di cui m'appresto a discorrere, necessario senz'altro accertare
che nulla percepibile che non sia materia mista col vuoto.
Anzitutto, avviene che nelle spelonche le rocce di sopra
trasudino umidit e stillino gocce trapelanti.
Similmente da tutto il nostro corpo traspira il sudore,
crescono la barba e i peli per tutte le membra, per gli arti.
Il cibo si spande in tutte le vene, accresce e alimenta
anche le estreme parti del corpo e le unghie.
Cos sentiamo il freddo e l'ardente calore passare
attraverso il bronzo, cos li sentiamo passare attraverso l'oro
e attraverso l'argento, quando teniamo nelle mani coppe piene.
Ancora, le voci attraversano a volo le pareti di pietra
delle case, passano per esse l'odore e il freddo e il calore
del fuoco, che suole penetrare anche il robusto ferro.
Ancora, dove la corazza del cielo cinge dintorno
*
e insieme la forza della malattia, quando s'insinua dall'esterno;
e le tempeste sorte dalla terra e dal cielo, naturalmente,
quando si sono allontanate, si ritirano nel cielo e nella terra;
giacch non c' composto che non abbia poroso il corpo.
A ci s'aggiunge che i corpi che sono comunque emessi
dalle cose, non hanno tutti il medesimo effetto,
n nel medesimo modo sono adatti a tutte le cose.
Anzitutto, il sole brucia e dissecca la terra,
ma scioglie il ghiaccio e sopra gli alti monti coi raggi
fa che si squaglino le nevi accumulate in alti mucchi.
Ancora, la cera si liquef, se viene esposta al suo calore.
Similmente il fuoco rende liquido il bronzo e fonde l'oro,
ma contrae e restringe il cuoio e la carne.
Inoltre, l'acqua indurisce il ferro uscito dal fuoco,
ma ammorbidisce il cuoio e la carne induriti dal calore.
Alle barbute caprette piace tanto l'oleastro, come se proprio
spirasse ambrosia e fosse impregnato di nettare; mentre
per l'uomo non c' nulla che sia pi amaro di questa fronda.
Ancora, il maiale fugge la maggiorana e teme ogni
unguento: difatti per i setolosi maiali sono violenti veleni,
mentre pare che a noi talora quasi rinnovino la vita.
Ma all'opposto, mentre per noi il fango ripugnantissimo
lordume, questo stesso sembra gradevole ai maiali,
s che insaziabilmente da capo a piedi si voltolano l dentro.
Un'altra cosa ancora rimane, che pare da dirsi
prima che io prenda a dire del fatto in questione.
Poich le varie cose sono dotate di molti pori,
questi devono possedere nature dissimili fra loro
ed avere ciascuno una propria forma e propri condotti.
Difatti negli esseri viventi ci sono vari sensi, ognuno dei quali
accoglie in s il proprio oggetto in un modo suo proprio.
Invero vediamo che in una parte penetrano i suoni e in un'altra
il sapore dei succhi, in un'altra gli odori esalanti dai cibi cucinati.
Inoltre si vede che una cosa attraversa le pietre
e un'altra il legno, un'altra passa per l'oro
e un'altra esce per i meati dell'argento e del vetro.
Si vede infatti fluire di qua l'immagine, di l passare il calore,
e una cosa pi celermente delle altre traversare lo stesso luogo.
chiaro che ci avviene per effetto della natura dei condotti,
che, come ho mostrato poc'anzi, varia in molti modi,
a causa della dissimile natura e struttura delle cose.
Dunque, quando questi principi, ben confermati e stabiliti,
ci staranno tutti davanti alla mente, pronti,
per il resto facilmente da essi sar tratta la spiegazione
e cos sar palesata intera la causa che attira la forza del ferro.
Anzitutto, da questa pietra devono fluire moltissimi semi
o una corrente, che con gli urti disperde
tutta l'aria che posta fra la pietra e il ferro.
Quando questo spazio si svuota ed in mezzo si sgombra
un'ampia zona, sbito gli atomi del ferro
corrono in avanti e cadono nel vuoto, congiunti, e avviene
che l'anello stesso li segua ed avanzi cos con tutto il corpo.
N c' alcuna cosa che sia pi intrecciata
nei suoi primi elementi e per stretta coesione pi compatta
che la natura del robusto ferro e la sua fredda ruvidezza.
Perci non fa meraviglia ......
se i corpi, che in gran numero sono insieme usciti dal ferro,
non possono correre nel vuoto senza che l'anello stesso li segua;
e questo esso fa, e li segue, finch raggiunge alfine
la pietra stessa e aderisce ad essa con legami invisibili.
La stessa cosa avviene in tutte le direzioni: da qualunque lato
lo spazio si vuoti, sia di traverso sia di sopra,
sbito i corpi vicini si precipitano nel vuoto;
giacch li muovono gli urti dal lato opposto, n essi
possono da s, spontaneamente, levarsi in alto, nell'aria.
Inoltre vi s'aggiunge, perch ci possa meglio avvenire,
anche un'altra cosa, che aiuta, e il moto ne avvantaggiato:
appena di fronte all'anello l'aria diventata pi rada
e il luogo pi libero e vuoto,
sbito avviene che tutta l'aria che posta dietro l'anello
quasi lo cacci da tergo e lo spinga innanzi.
Sempre infatti l'aria sferza le cose che circonda;
ma in tale circostanza avviene che spinga il ferro innanzi,
perch da un solo lato lo spazio vuoto e lo accoglie in s.
Quest'aria di cui parlo, per i fitti pori del ferro
sottilmente insinuandosi fino alle parti minute,
lo batte e lo spinge, come vento che spinga nave e vele.
Infine, tutte le cose devono nel corpo racchiudere
aria, perch sono di corpo poroso, e l'aria
a tutte le cose sta intorno ed accosto.
Quest'aria, dunque, che addentro sta nascosta nel ferro,
sempre agitata da moto senza tregua, e cos
sferza, senza dubbio, l'anellino e lo spinge dall'interno;
e questo certo va nella stessa direzione in cui gi una volta
s' precipitato e nella zona vuota verso cui ha preso lo slancio.
Avviene pure che da questa pietra talvolta la natura del ferro
si discosti, usando fuggirla e seguirla a vicenda.
Ho visto inoltre saltar su ferrei anelli di Samotracia
ed insieme infuriare limatura di ferro dentro bacini
di bronzo, sotto cui era stata messa questa pietra di Magnesia:
tanto il ferro appare smanioso di fuggir via dalla pietra.
Se il bronzo interposto, si crea una discordia tanto grande
perch, evidentemente, quando l'emanazione del bronzo
ha prima raggiunto e occupato gli aperti condotti del ferro,
l'emanazione della pietra arriva seconda, e tutto trova pieno
nel ferro, e non ha luogo per cui possa passare come prima;
quindi costretta a urtare e battere con la sua onda
gl'intrecci del ferro; cos respinge da s e agita
attraverso il bronzo quel che, senza questo, di solito attira.
A questo proposito, cessa di stupirti di ci: che la corrente
di questa pietra non ha la forza di muover parimenti altre cose.
Giacch alcune stan ferme in virt del proprio peso: tale l'oro;
altre invece, poich hanno corpo poroso, s che la corrente
vi passa a volo intatta, non possono esser spinte in alcun luogo:
di questa specie evidentemente la materia del legno.
La natura del ferro, dunque, intermedia e, quando
ha accolto in s certi corpuscoli di bronzo, allora avviene
che le pietre di Magnesia la muovano con la loro corrente.
N tuttavia questi fenomeni son tanto estranei ad altre cose
che solo ben poche cose di questa specie io trovi tali
da poterle menzionare come connesse esclusivamente fra loro.
In primo luogo, vedi che le pietre si legano soltanto con la calce.
Dalla colla di toro il legname congiunto insieme in tal modo
che spesso le venature delle tavole si schiantano per un difetto
prima che i legami della colla taurina possano allentare la stretta.
Il succo nato dalla vite pronto a mischiarsi con fonti d'acqua,
mentre non possono far questo la greve pece e l'olio lieve.
E il purpureo colore della conchiglia si congiunge insieme
col corpo della lana, s che non pu esser diviso in alcun modo,
neppure se col flutto di Nettuno t'adopri a ripristinarla,
neppure se l'intero mare voglia detergerla con tutte le onde.
Infine, non una sola la cosa che unisce l'oro all'oro,
e non vero che al bronzo il bronzo unito solo dallo stagno?
Quanti altri casi ancora potremmo trovare! Ma a che pro?
N tu hai alcun bisogno di tanto lunghe ambagi,
n a me conviene spendere qui tanta fatica, ma meglio
brevemente abbracciare molte cose con poche parole:
quei corpi i cui intrecci son capitati in reciproco riscontro,
s che i vuoti di questo corrispondono ai pieni di quello,
e i vuoti di quello ai pieni di questo, fanno l'unione migliore.
Accade pure che certi corpi possano tenersi congiunti fra loro
come se fossero intrecciati per mezzo di anellini e di uncini:
tale appare piuttosto il caso di questa pietra e del ferro.
Ora spiegher quale sia la causa delle malattie e donde
la forza maligna possa sorgere d'un tratto e arrecare esiziale
strage alla stirpe degli uomini e alle torme degli animali.
Anzitutto, sopra ho insegnato che esistono semi
di molte cose che per noi sono vitali,
e per contro necessario che ne volino molti altri che causano
malattia e morte. Quand'essi per casuale incontro
si son raccolti e han perturbato il cielo, l'aria si fa malsana.
E tutta quella forza di malattie e la pestilenza,
o vengono dall'esterno, attraversando nell'alto il cielo
come le nuvole e le nebbie, o spesso si raccolgono e sorgono
dalla terra stessa, quando essa, pregna di umidit,
diventata putrida sotto i colpi di piogge e di soli eccessivi.
Non vedi pure che dalla novit del cielo e delle acque
sono provati quanti giungono in un luogo lontano dalla patria
e dalla casa, perch grande la discrepanza delle cose?
Infatti, che differenza pensiamo ci sia fra il clima dei Britanni
e quello che c' in Egitto, dove l'asse del mondo s'abbassa?
O che differenza fra il clima che c' nel Ponto e quello
che va da Cadice fino alle nere stirpi d'uomini dal colore bruciato?
E come vediamo che questi quattro climi dalle parti
dei quattro venti e delle regioni del cielo son diversi fra loro,
cos si vede che il colore e la faccia degli uomini differiscono
largamente e le malattie s'attaccano ai viventi secondo le razze.
C' l'elefantiasi, che nasce presso il corso del Nilo,
nel cuore dell'Egitto, e in nessun altro luogo.
Nell'Attica sono colpiti i piedi, e nel territorio acheo
gli occhi. Altri luoghi poi sono nemici ad altre
parti e membra: di ci causa il variare dell'aria.
Perci quando una zona di cielo, che per caso ci sia avversa,
si mette in agitazione e un'aria malefica comincia a spargersi,
come una nebbia e una nuvola a poco a poco s'insinua
e, dovunque s'avanzi, tutto perturba e forza a trasformarsi;
avviene pure che, quando arriva alfine al nostro cielo,
lo corrompa e lo renda a s simile e a noi avverso.
E cos, sbito questa nuova specie di rovina e di pestilenza
o si abbatte sulle acque o penetra persino nelle messi
o in altri cibi degli uomini e nelle pasture del bestiame,
o anche rimane sospesa nell'aria stessa la sua forza,
e, quando respirando ne immettiamo in noi gli aliti contaminati,
dobbiamo insieme assorbire nel corpo quegli elementi maligni.
In simile modo la pestilenza raggiunge spesso anche i buoi,
e la malattia si estende ai tardi greggi belanti.
N importa se noi stessi andiamo in luoghi a noi avversi
e passiamo sotto il mantello di un altro cielo,
o la natura spontaneamente porta a noi un cielo corrotto
o qualcosa con cui non siamo avvezzi ad aver contatto,
che pu colpirci con l'arrivare improvviso.
Tale causa di malattie e mortifera emanazione, un tempo,
nel paese di Cecrope, rese funerei i campi
e spopol le strade, svuot di cittadini la citt.
Venendo infatti dal fondo della terra d'Egitto, ove era nato,
dopo aver percorso molta aria e distese fluttuanti,
piomb alfine su tutto il popolo di Pandione.
Allora, a torme eran preda della malattia e della morte.
Dapprima avevano il capo in fiamme per il calore
e soffusi di un luccicho rossastro ambedue gli occhi.
La gola, inoltre, nell'interno nera, sudava sangue,
e occluso dalle ulcere il passaggio della voce si serrava,
e l'interprete dell'animo, la lingua, stillava gocce di sangue,
infiacchita dal male, pesante al movimento, scabra al tatto.
Poi, quando attraverso la gola la forza della malattia
aveva invaso il petto ed era affluita fin dentro il cuore afflitto
dei malati, allora davvero vacillavano tutte le barriere della vita.
Il fiato che usciva dalla bocca spargeva un puzzo ributtante,
simile al fetore che mandano i putridi cadaveri abbandonati.
Poi le forze dell'animo intero e tutto il corpo
languivano, gi sul limitare stesso della morte.
E agli intollerabili mali erano assidui compagni
un'ansiosa angoscia e un lamentarsi commisto con sospiri.
E un singhiozzo frequente, che spesso li costringeva notte e giorno
a contrarre assiduamente i nervi e le membra, li struggeva
aggiungendo travaglio a quello che gi prima li aveva spossati.
N avresti notato che per troppo ardore in alcuno
bruciasse alla superficie del corpo la parte pi esterna,
ma questa piuttosto offriva alle mani un tiepido contatto,
e insieme tutto il corpo era rosso d'ulcere quasi impresse a fuoco,
come accade quando per le membra si diffonde il fuoco sacro.
Ma la parte pi interna in quegli uomini ardeva fino alle ossa,
nello stomaco ardeva una fiamma, come dentro fornaci.
Sicch non c'era cosa, bench lieve e tenue, con cui potessi giovare
alle membra di alcuno, ma vento e frescura cercavano sempre.
Alcuni immergevano nei gelidi fiumi le membra ardenti
per la malattia, gettando dentro le onde il corpo nudo.
Molti caddero a capofitto nelle acque di pozzi profondi,
mentre accorrevano protendendo la bocca spalancata.
La sete che li riardeva inestinguibilmente e faceva immergere
i corpi, rendeva pari a poche gocce molta acqua.
E il male non dava requie: i corpi giacevano
stremati. La medicina balbettava in un muto sgomento,
mentre quelli tante volte rotavano gli occhi spalancati,
ardenti per la malattia, privi di sonno.
E molti altri segni di morte si manifestavano allora:
la mente sconvolta, immersa nella tristezza e nel timore,
le ciglia aggrondate, il viso stravolto e truce,
le orecchie, inoltre, tormentate e piene di ronzii,
il respiro frequente o grosso e tratto a lunghi intervalli,
e stille di sudore lustre lungo il madido collo,
sottili sputi minuti, cosparsi di color di croco
e salsi, a stento cavati attraverso le fauci da una rauca tosse.
Non cessavano, poi, di contrarsi i nervi nelle mani e di tremare
gli arti, e di montare su dai piedi a poco a poco il freddo.
Cos, quando alfine si appressava il momento supremo,
erano affilate le narici, assottigliata e acuta la punta
del naso, incavati gli occhi, cave le tempie, gelida e dura
la pelle nel volto, cascante la bocca aperta; la fronte rimaneva tesa.
E non molto dopo le membra giacevano irrigidite dalla morte.
E generalmente quando raggiava il sole dell'ottavo giorno,
o anche sotto la luce del nono, esalavano la vita.
E se taluno d'essi, come accade, era sfuggito a morte e funerali,
per ulcere orrende e nero flusso di ventre
pi tardi tuttavia lo attendevano consunzione e morte;
o anche molto sangue corrotto, spesso con dolore di testa,
gli colava dalle narici intasate: qui affluivano
tutte le forze dell'uomo e la sostanza del suo corpo.
Se poi qualcuno era scampato al terribile profluvio di sangue
ributtante, ci nonostante la malattia gli penetrava nei nervi
e negli arti e fin dentro gli organi genitali.
E alcuni, gravemente temendo il limitare della morte,
vivevano dopo essersi mutilati del membro virile col ferro;
e taluni, pur senza mani e senza piedi, rimanevano
tuttavia in vita, come altri perdevano gli occhi:
tanto si era impadronito di loro un acuto timore della morte.
E inoltre un oblio di tutte le cose invase certuni,
sicch non potevano riconoscere neppure s stessi.
E bench sulla terra giacessero insepolti mucchi di corpi
su corpi, tuttavia gli uccelli e le fiere o fuggivano
balzando lontano, per evitare l'acre puzzo,
oppure, se li assaggiavano, languivano per morte imminente.
E d'altronde in quei giorni non era affatto facile che qualche
uccello comparisse, e le stirpi delle fiere, abbattute,
non uscivano dalle selve. La maggior parte languiva
per la malattia e moriva. Soprattutto la fedele forza dei cani,
stesa per tutte le strade, spirava penosamente;
ch la forza della malattia strappava la vita dalle membra.
Funerali senza corteo, desolati, gareggiavano nell'esser affrettati.
N c'era specie di rimedio che valesse sicuramente per tutti;
infatti ci che ad uno aveva dato la possibilit di continuare
a respirare i vitali aliti dell'aria e a contemplare gli spazi
del cielo, ad altri era esiziale e cagionava la morte.
Una cosa, in tali frangenti, era miseranda, e molto,
sopra ogni altra, penosa: ognuno, quando si vedeva
assalito dalla malattia, come se fosse condannato a morte,
perdendosi d'animo giaceva col cuore addolorato
e, rivolto a visioni funeree, esalava l'anima in quel punto stesso.
E infatti il contagio dell'avida malattia non cessava
in alcun momento d'attaccarsi dagli uni agli altri,
come se fossero lanute pecore e torme di cornuti bovi.
E questo soprattutto accumulava morti su morti.
Giacch tutti quelli che evitavano di visitare i congiunti malati,
mentre troppo bramavano la vita e temevano la morte,
li puniva poco dopo con morte turpe e trista,
derelitti, privi di soccorso, la micidiale mancanza di cure.
Ma quelli che davano aiuto, se ne andavano per il contagio e la fatica,
cui allora li costringevano a sobbarcarsi il senso dell'onore
e la carezzevole voce dei languenti con mista una voce di pianto.
Questo genere di morte affrontavano, dunque, tutti i migliori
*
e l'uno sugli altri, gareggiando nel seppellire la folla
dei congiunti; tornavano spossati dal pianto e dal cordoglio;
poi, in gran parte s'abbandonavano sui letti per l'angoscia.
N si poteva trovare alcuno che la malattia
o la morte o il lutto non colpissero in tale frangente.
Inoltre languiva ormai ogni pastore e custode di armenti
e insieme il robusto guidatore dell'aratro ricurvo;
e ammucchiati in fondo ai tuguri giacevano i corpi
che povert e malattia avevano dati in bala della morte.
Su esanimi fanciulli corpi inanimati di genitori
avresti potuto talora vedere, e viceversa figli
esalare la vita su madri e padri.
E in non minima parte dai campi quell'afflizione conflu
nella citt: la port la languente folla dei campagnoli,
che colpita dalla malattia conveniva da ogni parte.
Riempivano tutti i luoghi e le case: tanto pi, quindi,
nell'arsura cos ammassati la morte a caterve li accatastava.
Molti corpi prostrati dalla sete per via e stramazzati
presso le fontane giacevano distesi,
col respiro strozzato dal troppo deliziarsi d'acqua;
e in gran numero avresti potuto vedere, per i luoghi aperti
al popolo, qua e l, e per le vie, membra languide nel corpo
mezzo morto, orride per lo squallore e coperte di stracci,
perire nella sozzura del corpo, con sulle ossa la sola pelle,
ormai quasi sepolta sotto ulcere spaventose e lordura.
Tutti i santuari degli di la morte aveva infine riempiti
di corpi esanimi; e tutti i templi dei celesti
rimanevano ingombri di cadaveri dovunque,
perch i custodi avevano gremito di ospiti quei luoghi.
E infatti ormai n la religione, n la maest degli di
contavano molto: il dolore presente aveva il sopravvento.
N si serbava nella citt quel rito di sepoltura
con cui prima quel popolo sempre aveva usato farsi inumare;
infatti, sconvolto, era tutto preso dal panico; e ognuno, mesto,
inumava il proprio morto composto secondo la circostanza.
E a molti orrori li indussero gli eventi repentini e la povert.
Cos con grande clamore ponevano i propri consanguinei
sopra roghi eretti per altri, e di sotto accostavano
le fiaccole, spesso rissando con molto sangue
piuttosto che lasciare i corpi in abbandono.


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