La Poesia

La casa della poesia
non avrà mai porte





Il più grande sito italiano di poesie e racconti

Entra o Registrati Che metta del giusto animo il pellegrino che bussa alla casa della poesia.


La Poesia | Antologia completa | Testi più votati | Ricerca avanzata | Rss Feeds | Invio materiale

    Poesie e racconti
» Poesia antica greca e latina
» Poesia dialettale italiana
» Poesia italiana
» Poesie inedite
» Poesie straniere tradotte
» Racconti inediti e/o celebri

  Filtra le poesie e racconti
Più lette
Più votate dagli utenti

  Felice Pagnani
Disegni
Sito Poesia
In ricordo

   Iscrivermi alla newsletter
Iscrivendoti alla newsletter riceverai la info dei nuovi materiali pubblicati.
Nome E-mail

Titolo/Autore Testi    ricerca avanzata
Pubblicata il: luglio 11, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie latine | Totali visite: 861 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Tito Lucrezio Caro (55? - 99? ac)
LIBRO VI

Per prima Atene dal nome illustre dispens un giorno
i frutti delle messi ai mortali infelici
e rinnov la vita e istitu le leggi;
e per prima dette le dolci consolazioni della vita,
quando gener l'uomo dotato di tale mente,
che un giorno rivel con veridica bocca ogni cosa;
sebbene egli sia morto, per le divine sue scoperte
la sua gloria, divulgata in antico, ormai s'innalza al cielo.
Difatti, quando egli vide che le cose richieste dal bisogno
per il sostentamento erano gi quasi tutte assicurate ai mortali
e che, per quanto era possibile, la loro vita era salda e sicura;
che gli uomini potenti abbondavano di ricchezze e onore e fama,
e s'ergevano orgogliosi per il buon nome dei figli,
e tuttavia nessuno nell'intimit aveva meno inquieto il cuore,
e, a dispetto dell'animo, affliggevano la propria vita senza alcuna
tregua ed eran costretti a smaniare con penosi lamenti,
comprese che l il vaso stesso cagionava il male
e che dal male d'esso eran corrotte nell'interno
tutte le cose che giungevano raccolte di fuori, anche i beni;
in parte perch lo vedeva screpolato e forato,
s che non si poteva mai riempire in nessuna maniera;
in parte perch scorgeva ch'esso al suo interno contaminava,
per cos dire, di un repellente sapore qualsiasi cosa avesse accolta.
Purific, dunque, gli spiriti con veridici detti
e stabil il termine del desiderio e del timore,
e rivel quale sia il bene sommo a cui tendiamo tutti,
e addit la via per la quale su breve sentiero
possiamo ad esso puntare con diritto cammino,
e quanto male sia diffuso nelle cose mortali,
che sorge e variamente vola per naturale caso
o forza, perch tale l'assetto di natura,
e da quali porte convenga far sortite per affrontare ogni male;
e prov che per lo pi vanamente il genere umano
agita nel petto amari flutti di affanni.
Difatti, come i fanciulli trepidano e tutto temono
nelle cieche tenebre, cos noi nella luce talora abbiamo paura
di cose che per nulla son da temere pi di quelle che i fanciulli
nelle tenebre paventano e immaginano prossime ad avvenire.
Questo terrore dell'animo, dunque, e queste tenebre
non li devono dissolvere i raggi del sole, n i lucidi dardi
del giorno, ma l'aspetto e l'intima legge della natura.
Quindi viepi seguiter a tessere fino al fondo con le parole l'opera intrapresa.
E poich ho insegnato che gli spazi del mondo
sono mortali e il cielo consiste di un corpo che nasce,
e tutte le cose che in esso avvengono, ed necessario avvengano,
per la maggior parte le ho spiegate, ascolta inoltre ci che resta,
giacch una volta montato sul glorioso carro
*
dei venti sorgano, come tutto si plachi di nuovo
*
ci che era stato, si sia cambiato, placatosi il furore;
e tutte le altre cose che avvenire in terra e in cielo vedono
i mortali, quando stanno spesso sospesi con spiriti impauriti:
quelle cose che umiliano gli animi col timore degli di
e depressi li abbattono a terra,
poich l'ignoranza delle cause costringe ad attribuire
gli eventi al potere degli di e ad ammetterne il regno.
[Fenomeni di cui in nessun modo possono scorgere le cause,
e credono che si producano per volere divino.]
Infatti coloro che bene hanno appreso che gli di vivono una vita serena,
se tuttavia frattanto si chiedono meravigliati in che modo
ogni cosa possa svolgersi, specialmente fra quelle cose
che sopra il nostro capo si vedono nelle plaghe eteree,
nuovamente ricadono nelle antiche superstizioni,
e accettano padroni dispotici, e nella loro miseria
li credono onnipotenti, ignorando che cosa possa essere,
che cosa non possa, infine in qual modo ciascuna cosa
abbia un potere finito e un termine, profondamente confitto;
quindi viepi errando son trascinati da cieco opinare.
Se non rigetti dalla mente queste cose e non scacci lontano
i pensieri indegni degli di ed estranei alla loro pace,
da te svilita la santa potenza degli di
spesso ti nocer; non gi perch la somma forza degli di possa
subire oltraggio, s che per l'ira aneli a infliggere pene tremende,
ma perch tu stesso, mentre essi son quieti in placida pace,
ti immaginerai che agitino grandi flutti d'ira,
n ai templi degli di ti accosterai con placido petto,
n potrai accogliere con tranquilla pace dell'animo
i simulacri che dal loro santo corpo fluiscono
nelle menti degli uomini, messaggeri della forma divina.
Si pu allora vedere quale vita ne segua.
Certo, molte cose ho gi dette perch la dottrina verissima
la ricacci lontano da noi,
e tuttavia molte ne restano e si devono ornare con versi
politi: bisogna comprendere l'intima legge e l'aspetto
del cielo, occorre cantare le tempeste e i fulmini lucenti,
quali effetti abbiano e quale causa in ogni caso li muova;
perch tu, diviso in parti il cielo, non cerchi, trepido
e dissennato, di dove sia giunta la fiamma volante o in che parte
si sia di qui volta, in che modo sia entrata in luoghi chiusi
e come, dopo aver spadroneggiato, se ne sia uscita.
[Fenomeni di cui in nessun modo possono scorgere le cause,
e credono che si producano per volere divino.]
Tu a me, mentre corro verso la candida linea della meta finale,
mostra il percorso ch' dinanzi, o Musa avveduta,
Calliope, requie degli uomini e piacere degli di,
perch, da te guidato, io consegua con insigne gloria la corona.
Per cominciare, i ceruli spazi del cielo sono scossi dal tuono
perch aeree nuvole, volando in alto, si scontrano,
quando i venti combattono l'uno contro l'altro.
E infatti il suono non viene dalla parte serena del cielo,
ma, dovunque le nuvole sono in schiera pi densa,
di l tanto pi spesso viene il fragore con un gran rimbombo.
Inoltre non possono essere le nuvole n di corpo denso
quanto quello delle pietre e del legno, n, d'altra parte,
tanto tenui quanto le nebbie e i fumi volanti;
dovrebbero, infatti, cadere premute dal peso inerte, come fanno
le pietre, o come il fumo non potrebbero restar compatte,
n contenere nevi gelide e rovesci di grandine.
Emettono anche un suono sulle distese dell'ampia terra,
come a volte un velario, teso in grandi teatri,
crepita scosso fra i pali e le travi;
talora, stracciato dai venti impetuosi, folleggia
ed imita il suono che emette la carta nel lacerarsi.
Difatti, anche un tale suono puoi riconoscere nel tuono,
o quello che si ode quando i venti rivoltano a sferzate
e battono nell'aria una veste appesa o carte svolazzanti.
Avviene anche, infatti, talora che possano le nuvole, non tanto
scontrarsi fronte contro fronte, quanto andare a fianco a fianco,
con movimenti opposti sfregandosi i corpi lentamente,
s che quel secco suono raschia gli orecchi e si trascina
a lungo, finch esse sono uscite dalle zone ristrette.
Anche in questa maniera, scosse da forte tuono, tutte le cose
spesso paiono tremare, e pare che a un tratto divelte
le vastissime mura dell'ampio mondo siano andate in pezzi:
quando, di sbito adunata, una procella di forte vento
si lanciata nelle nuvole e, rinchiusa l dentro,
con turbine roteante pi e pi da ogni parte sforza
la nuvola a incavarsi e a farsi spessa tutt'intorno;
poi, quando la violenza e l'impeto fiero del vento l'hanno
indebolita, con suono che tremendo crepita lacerandosi scoppia.
Non strano, giacch una piccola vescichetta piena d'aria
spesso cos fa un gran suono esplodendo d'un tratto.
C' ancora una maniera in cui si producono i tuoni:
quando i venti soffiano attraverso le nuvole. Vediamo infatti
spesso nuvole in molti modi ramose e irte vagare;
similmente, chiaro, quando i soffi del Cauro soffiano attraverso
una folta foresta, le foglie fanno un bruso e i rami si schiantano con strepito.
Accade anche talora che la forza impetuosa d'un vento possente
squarci la nuvola rompendola con assalto diretto.
Difatti, quanto possa l il soffio del vento, mostrato da quello
che manifesto qui, in terra, dov'esso pi leggero e tuttavia
svelle alti alberi dalle radici profonde e li inghiotte.
Nelle nuvole ci sono anche flutti, che nel frangersi fanno
una sorta di grave rimbombo; come avviene nei profondi
fiumi e nel vasto mare, quando si frangono le onde.
Ci avviene anche quando di nuvola in nuvola piomba l'ardente
forza del fulmine; se per caso la nuvola ha accolto la fiamma
entro acqua abbondante, sbito con grande clamore la spegne;
come talora il ferro che esce incandescente dalle fornaci ardenti
stride, se in fretta lo abbiamo immerso in acqua gelida.
Se poi una nuvola pi arida accoglie la fiamma,
d'un tratto s'incendia e brucia con un gran rumore,
come se per monti chiomati di lauri una fiamma si diffonda
sotto il turbino dei venti, bruciandoli nell'impeto suo grande;
n alcuna cosa pi che il delfico alloro di Febo
bruciata con suono terribile dalla fiamma crepitante.
Infine, spesso un ampio infrangersi di ghiaccio e un precipitare
di grandine produce un rumore nelle grandi nuvole, lass.
Difatti, quando il vento le comprime, s'infrangono le montagne
di nembi rapprese in spazio angusto e miste con grandine.
Similmente lampeggia quando le nuvole, scontrandosi fra loro,
hanno scosso via da s molti semi di fuoco; come se pietra
o ferro percuota una pietra; difatti anche allora una luce
guizza, e il fuoco sparge qua e l risplendenti scintille.
Ma il tuono, avviene che lo percepiamo con gli orecchi dopo
che gli occhi vedono lampeggiare, perch sempre agli orecchi
i suoni arrivano pi lenti che alla vista ci da cui stimolata.
Questo tu puoi conoscerlo anche di qui: se scorgi qualcuno
lontano con una scure a due tagli tagliare un alto albero,
avviene che tu veda il colpo prima che il suono dell'urto
pervenga agli orecchi; cos anche vediamo il lampo prima
di udire il tuono, che prorompe con la fiamma, al tempo stesso,
per simile causa, nato dallo stesso scontro.
Anche in questo modo le nuvole cospargono i luoghi di luce
che vola, e la tempesta lampeggia di tremuli guizzi:
quando il vento piombato in una nuvola e, roteando l dentro,
ha fatto che la nuvola incavata, come prima ho insegnato,
s'ispessisse, esso si riscalda per il proprio rapido moto: cos
vedi ogni cosa per il moto scaldarsi molto e ardere; e una palla
di piombo turbinando in lunga corsa persino si fonde.
Cos il vento infocato, quando ha squarciato la nuvola nera,
d'un tratto scaccia, per cos dire, a forza e sparge qua e l
quei semi di fuoco che fanno i guizzanti lampi di fiamma;
viene poi il suono, che colpisce gli orecchi pi lento
delle immagini che arrivano alla vista dei nostri occhi.
Ci avviene, s'intende, quando le nuvole son dense e, insieme,
accumulate in alto le une sulle altre, con slancio meraviglioso;
che non t'inganni il fatto che noi dal basso vediamo
come sono ampie pi che quanto si alzano accumulate in su.
Contempla, infatti, quando i venti porteranno
di traverso per l'aria nuvole somiglianti a monti,
o quando per grandi monti le vedrai starsene
accumulate le une sopra le altre e premere di sopra,
immote ai propri posti, essendo da ogni lato sepolti i venti:
allora potrai riconoscere le loro grandi moli
e discernervi grotte formate come da rupi sospese;
quando, scoppiata la tempesta, i venti le hanno riempite,
con grande rumore s'infuriano rinchiusi nelle nuvole,
e minacciano in quelle gabbie al modo delle belve;
ora di qui, ora di l mandan ruggiti fra le nuvole,
e in cerca di un'uscita girano tutt'intorno, e dalle nuvole
trascinano semi di fuoco e cos molti ne raccolgono,
e ruotano la fiamma dentro le cave fornaci,
finch, lacerata la nuvola, erompono in lampi corruschi.
Anche per questa causa avviene che voli gi in terra
quel celere aureo colore di liquido fuoco,
perch le nuvole stesse devono avere in s moltissimi semi
di fuoco; difatti, quando sono del tutto prive di umidit,
per lo pi di fiamma il loro colore e splendente.
E invero dalla luce del sole devono accogliere in grembo
molti semi, s che naturalmente rosseggiano e spargono fuochi.
Quando, dunque, il vento che le spinge, le ha ammassate
e compresse in un unico luogo addensandole, spremono fuori
e spargono i semi che fanno lampeggiare i colori della fiamma.
Del pari lampeggia anche quando si fan rade le nubi in cielo.
Giacch, quando il vento le divide lievemente mentre vanno
e le disgrega, necessario che a forza cadano quei semi
che fanno il lampo. Allora senza odioso terrore
e rumore lampeggia, e senza alcun tumulto.
Quanto al resto, di quale natura siano dotati
i fulmini, lo svelano i colpi e gli impressi segni
di bruciato e le impronte esalanti grevi odori di zolfo.
Segni di fuoco infatti son questi, non di vento, n di pioggia.
Inoltre, spesso incendiano anche i tetti delle case
e con celere fiamma spadroneggiano anche dentro le dimore.
Questo fuoco, vedi, pi sottile che ogni altro fuoco sottile,
la natura lo ha foggiato con corpi minuti e veloci,
tale che nulla mai gli pu resistere.
Passa infatti il fulmine possente per i muri delle case,
come il grido e le voci, passa per le rocce, per oggetti di bronzo,
e in un momento fonde il bronzo e l'oro;
similmente fa che dai vasi intatti il vino d'un tratto
si dilegui, certo perch il suo calore, arrivando,
facilmente dilata tutt'intorno e raref le pareti
del vaso e, penetrato nel vaso stesso,
celermente scioglie e disperde gli elementi del vino.
Ma questo effetto si vede che neppure in molto tempo
pu produrlo il calore del sole, cos possente d'ardore corrusco:
tanto pi celere e predominante la forza del fulmine.
Ora in che modo i fulmini nascano e diventino tanto
impetuosi da potere con l'urto squarciare le torri,
demolire le case, svellere pali e travi,
e smuovere e travolgere i monumenti degli eroi,
togliere la vita agli uomini, abbattere qua e l le greggi,
per quale forza possano fare tutte le altre cose di questo genere,
io spiegher, e non ti tratterr pi oltre con le promesse.
Si deve credere che i fulmini nascano da nuvole fitte
e accumulate in alto: infatti non piombano mai
dal cielo sereno, n da nuvole di tenue densit.
Che senza dubbio ci avvenga, lo insegna un fatto manifesto,
giacch allora per tutta l'aria si addensano nuvole,
s che potremmo credere che da ogni parte le tenebre
abbiano tutte lasciato l'Acheronte e abbiano empito
le grandi caverne del cielo: a tal punto, sorta la tetra
notte dei nembi, incombono dall'alto volti di cupa paura,
quando la tempesta s'accinge a porre in movimento i fulmini.
Inoltre spessissimo anche un nero nembo incombente sul mare,
come un fiume di pece calato dal cielo, cade pieno
di tenebre sulle onde lontano e trascina
una fosca tempesta gravida di fulmini e di bufere,
essendo per primo esso stesso colmo di fuochi e di venti,
s che persino sulla terra si rabbrividisce e si corre ai ricoveri.
Cos, dunque, si deve credere che la tempesta si levi
alta sul nostro capo. N, infatti, le nuvole seppellirebbero
la terra in tanta oscurit, se non fossero accumulate
lass, molte su molte, s da nascondere il sole;
n arrivando potrebbero sommergerla con tanta pioggia
da far s che i fiumi straripino e i campi siano inondati,
se l'etere non fosse colmo di nuvole ammassate in alto.
Qui, dunque, tutto pieno di venti e di fuochi;
per questo da ogni canto sorgono fremiti e lampi.
Difatti, sopra ho insegnato che le cave nuvole contengono
in s moltissimi semi di calore, e molti necessario
che ne ricevano dai raggi del sole e dalla loro fiamma.
Perci, quando lo stesso vento che le ammassa a caso
in un luogo qualunque, ha spremuto fuori molti semi
di calore e s' mischiato al tempo stesso con quel fuoco,
un vortice vi penetra e rotea in spazio angusto,
e dentro le fornaci ardenti aguzza il fulmine.
In due modi infatti si accende: perch per il suo stesso
rapido moto si scalda e per il contatto col fuoco.
Poi, quando il vento possente s' molto scaldato e l'impeto
forte del fuoco l'ha investito, allora, come maturo, il fulmine
squarcia subitamente la nuvola, e una fiamma prorompe
e vola illuminando ogni luogo con luci corrusche.
La segue un violento fragore, sicch pare che la volta del cielo
esploda d'un tratto e di sopra crollando ci schiacci.
Poi un tremore violentemente investe la terra, e rumori
percorrono l'alto cielo; ch allora quasi tutte le nuvole
tempestose scrollate tremano e fremiti si spandono.
A quella scrollata segue pioggia violenta e abbondante,
s che tutto l'etere sembra convertirsi in pioggia
e cos precipitando riportare sulla terra il diluvio:
tanta, per il fendersi della nuvola e la procella di vento,
se ne versa, quando col colpo ardente il tuono vola innanzi.
Talora, inoltre, la forza impetuosa del vento piomba
dall'esterno su una nuvola calda per fulmine maturo;
e, quando l'ha squarciata, sull'istante cade quell'igneo
vortice che col nome dato dai padri chiamiamo fulmine.
Lo stesso avviene in altre direzioni, ovunque quella forza abbia spinto.
Avviene anche talora che la forza del vento, lanciata senza fuoco,
s'infuochi tuttavia nel lungo percorso attraverso lo spazio,
mentre viene perdendo nella corsa certi corpi grandi,
che non possono al pari degli altri penetrare nell'aria,
ed altri dall'aria stessa raschiando via porta,
piccoli, che, mischiandosi in volo, fanno il fuoco;
in modo non molto diverso spesso una palla di piombo
si fa rovente nella corsa, quando, lasciando andare
molti corpi di freddo, ha preso fuoco nell'aria.
Avviene anche che la forza stessa dell'urto susciti il fuoco,
quando fredda s'abbatte la forza del vento lanciata senza fuoco,
certo perch, quando ha percosso con colpo veemente,
dallo stesso vento possono confluire elementi di calore,
e insieme da quella cosa che allora riceve il colpo;
come, quando battiamo una pietra col ferro, sprizza
il fuoco, n, perch la forza del ferro fredda, per questo
meno accorrono sotto il suo colpo semi di caldo fulgore.
Cos dunque una cosa dev'essere accesa anche dal fulmine,
se per caso adatta e si presta alle fiamme.
N facilmente la forza del vento pu essere del tutto, appieno
fredda, quando con tanta forza s' lanciata dall'alto:
se non prende fuoco prima, nella corsa,
tuttavia arriva intiepidita e mista a calore.
Ma rapido il moto del fulmine e violento il suo colpo,
e con celere caduta comunemente i fulmini compiono la loro corsa,
perch nelle nuvole in genere gi prima la loro forza da s
si muove e si raccoglie e fa un grande sforzo per partire,
e poi, quando la nuvola non pu pi contenere l'impeto crescente,
la forza si sprigiona e quindi vola con impeto mirabile,
come i proiettili che corrono lanciati da macchine possenti.
Aggiungi che fatto di elementi piccoli e lisci,
n facile che alcunch resista a tale natura:
fugge infatti frammezzo e penetra per gl'interstizi dei pori;
non s'indugia, dunque, e non s'arresta per molti
impedimenti: perci con celere impeto scivola e vola.
Inoltre, poich in generale tutti i corpi pesanti
tendono per natura verso il basso, se poi s'aggiunge un urto,
la velocit si raddoppia e quell'impeto diventa pi violento,
s che pi veemente e pi rapido disperde coi suoi colpi
ogni ostacolo che lo rallenta, e prosegue il suo viaggio.
Infine, poich viene con lungo slancio, deve acquistare
una velocit via via maggiore, che cresce con l'andare
e aumenta le forze possenti e fa pi forte il colpo.
Infatti essa fa s che tutti i semi del fulmine si muovano
in linea retta, quasi verso un luogo solo,
tutti spingendoli, mentre volano, nella medesima corsa.
Forse anche, mentre viene, il fulmine trascina dall'aria stessa
certi corpi che con gli urti ne accendono il rapido moto.
E attraversa cose senza danneggiarle e molti oggetti trapassa
lasciandoli interi, perch il liquido fuoco trascorre per i pori.
E molte cose il fulmine trafigge, quando i suoi stessi atomi
son piombati sugli atomi delle cose, ove fanno un tessuto compatto.
Discioglie inoltre facilmente il bronzo e in un istante
fonde l'oro, perch la sua forza fatta d'una sottile
distribuzione di corpi piccoli e di elementi lisci,
che facilmente s'insinuano e, insinuatisi, in un istante
disciolgono tutti i nodi e allentano i legami.
E soprattutto d'autunno scossa da ogni parte la dimora
del cielo trapunta di stelle fulgenti e con essa tutta la terra;
parimenti quando si apre la fiorita stagione di primavera.
Nella stagione fredda, infatti, mancano i fuochi, e nella calda
vengon meno i venti, n le nuvole hanno corpo tanto denso.
Quando, dunque, le stagioni del cielo stanno in mezzo
fra quelle due, allora tutte concorrono le varie cause del fulmine.
Giacch appunto la stagione di transizione frammischia freddo e caldo,
entrambi necessari alla nuvola per fabbricare i fulmini,
s che v' discordia fra gli elementi, e l'aria, furibonda
per fuochi e per venti, fluttua con grande tumulto.
La prima parte del caldo infatti l'ultima del gelo,
e questo il tempo primaverile; quindi devono combattere
gli elementi dissimili fra loro e mischiati agitarsi.
Anche l'estremo calore scorre mischiato col primo freddo,
e questa la stagione chiamata autunno;
anche qui gli inverni pungenti sono in conflitto con le estati.
Perci questi si devono chiamare punti critici dell'anno,
n strano se in quel tempo si producono moltissimi
fulmini e una tempesta torbida infuria nel cielo,
poich si fa scompiglio con incerta guerra da entrambi i lati,
di qui con le fiamme, di l coi venti e l'acqua frammista.
Questo discernere bene la vera natura dell'igneo fulmine
e vedere con quale forza esso produca ogni suo effetto.
Ci non s'ottiene col ripercorrere invano le formule tirrene
e con l'indagarvi segni dell'occulto volere degli di, cercando
di dove sia giunta la fiamma volante o in che parte
si sia di qui volta, in che modo sia entrata in luoghi chiusi
e come, dopo aver spadroneggiato, se ne sia uscita,
o che danno possa fare il colpo del fulmine dal cielo.
Ma, se sono Giove e gli altri di che scuotono
con terrificante fragore le fulgenti volte celesti
e scagliano il fuoco dovunque ognuno d'essi voglia,
perch non fanno che quanti non aborrirono
da un detestabile delitto siano colpiti ed esalino le fiamme
della folgore dal petto trafitto, acerbo monito ai mortali?
Perch, per contro, colui cui la coscienza non rinfaccia nulla
di disonesto, avvolto nelle fiamme, innocente, ed stretto,
subitamente afferrato dal turbine celeste e dal fuoco?
Perch colpiscono anche luoghi solitari e s'affaticano invano?
Forse allora esercitano le braccia e rinsaldano i muscoli?
Perch sopportano che il dardo del padre si spunti al suolo?
Perch egli stesso permette ci e non lo riserva per i nemici?
E poi, perch, quando il cielo da ogni parte puro,
Giove non scaglia mai il fulmine sulla terra, n sparge i tuoni?
Forse, appena le nuvole gli si son messe di sotto, allora egli stesso
vi discende, per dirigere di l, da vicino, i colpi del dardo?
E a che scopo poi lo lancia nel mare? Che cosa rimprovera
alle onde e alla liquida massa e alle distese fluttuanti?
E, se vuole che ci guardiamo dal colpo del fulmine,
perch esita a far s che ne possiamo discernere il lancio?
Se invece vuole abbatterci col fuoco quando non l'aspettiamo,
perch tuona da quella parte, s che possiamo evitarlo;
perch solleva prima tenebre e fremiti e rimbombi?
E come potresti credere che lanci fulmini simultanei
in molte direzioni? Forse oseresti sostenere che non sia mai
avvenuto questo, che pi colpi scoppiassero ad un tempo?
Ma spesso avvenuto, ed necessario che avvenga,
che, come piove in molte regioni e cadono acquazzoni,
cos i fulmini scoppino numerosi ad un tempo.
Infine, perch col fulmine esiziale abbatte i sacri templi
degli di e le proprie splendide sedi
e infrange le ben foggiate statue degli di
e toglie alle proprie immagini con violenta ferita la bellezza?
E perch per lo pi colpisce i luoghi elevati e sulle cime
dei monti vediamo le pi frequenti tracce del suo fuoco?
Procedendo, facile da queste cose intendere
in che modo quelli che i Greci denominarono dai loro effetti
"presteres", scendano sul mare, lanciati dall'alto.
Infatti avviene talora che una specie di colonna, mandata gi,
discenda dal cielo sul mare; e intorno ad essa ribollono
i flutti, sollevati dai venti che spirano violenti,
e tutte le navi che allora sono state prese in quel tumulto,
son travagliate e corrono il pericolo pi grave.
Ci avviene, talora, quando la forza sfrenata del vento non pu
rompere la nuvola che ha cominciato a rompere, ma la preme
in basso, s che sembra una colonna mandata dal cielo gi in mare,
a poco a poco, come se qualcosa col pugno e con la pressione
d'un braccio sia spinta dall'alto in gi e allungata fin alle onde;
e, quando la forza del vento ha squarciato la nuvola, di l esso
prorompe sul mare e produce nelle onde uno stupefacente ribollo.
Infatti un turbine che gira su s stesso discende
e tira gi con s quella nuvola dal corpo cedevole;
e appena l'ha cacciata gi, gravida, alla superficie del mare,
d'un tratto il turbine s'immerge tutto nell'acqua e con fragore
enorme sommuove l'intero mare costringendolo a ribollire.
Avviene anche che un vortice di vento s'avvolga da s stesso
dentro le nuvole, raschiando via semi di nuvola dall'aria,
ed imiti, per cos dire, il "prester" disceso gi dal cielo.
Quando esso piombato sulla terra e s' dissolto,
vomita immane violenza di turbine e procella.
Ma, poich avviene molto di rado e necessariamente i monti
ne impediscono la vista sulla terra, esso appare pi spesso
nell'ampia prospettiva del mare e nel cielo aperto.
Le nuvole si formano quando molti corpi, volando
in questo spazio di cielo che sta sopra di noi, si sono incontrati
d'un tratto: corpi alquanto ruvidi, s che, sebbene intrecciati
tenuemente, possono tuttavia tenersi stretti, attaccati fra loro.
Questi fanno dapprima che si formino piccole nuvole;
poi esse si stringono fra loro e si aggregano
e congiungendosi crescono e son trasportate dai venti
continuamente, finch insorge una tempesta furiosa.
Avviene anche che le cime montane, quanto pi sono,
in ogni caso, vicine al cielo, tanto pi a quell'altezza fumino
assiduamente per la densa caligine di una nuvola fulva,
perch, quando le nuvole cominciano a formarsi,
prima che gli occhi possano vederle, tenui come sono, i venti
trasportandole le ammassano presso le pi alte cime montane.
Qui alfine avviene che esse, levatesi in folla pi numerose
e addensate, possano mostrarsi e nel medesimo tempo sembrino
dal vertice stesso del monte sorgere nel cielo puro.
In effetti, che i luoghi a quell'altezza siano aperti ai venti,
lo mostrano il fatto stesso e i sensi, quando saliamo su alti monti.
Inoltre, che la natura sollevi moltissimi corpi
anche da tutto il mare, lo mostrano le vesti appese sul lido,
quando si impregnano di umidit che aderisce.
Perci ancor pi chiaro che ad accrescere le nuvole
molti corpi si possono anche levare dal salso mare fluttuante;
giacch tali specie di umidit hanno natura in tutto affine.
Inoltre, da tutti i fiumi e insieme dalla stessa
terra vediamo sorgere nebbie e vapori,
che, di l emanati come un alito, son trasportati in alto,
e inondano il cielo della loro caligine, e formano,
radunandosi a poco a poco, le alte nuvole;
li preme, infatti, dall'alto anche il calore dell'etere stellato
e, addensandoli, per cos dire, vela l'azzurro d'un tessuto di nembi.
Avviene anche che in questo cielo vengano dall'esterno
quei corpi che fanno le nuvole e i nembi volanti.
Difatti ho insegnato che il loro numero innumerevole
e che lo spazio in tutto il suo estendersi infinito;
e ho mostrato con quanta velocit volino i corpi, e come ratti
sogliano passare attraverso uno spazio indicibile.
Non fa dunque meraviglia se spesso in breve tempo
la tempesta e le tenebre coprono con s grandi nembi
mari e terre incombendo dall'alto,
giacch dappertutto, per tutti i meati dell'etere
e, per cos dire, per gli spiragli dell'ampio mondo intorno,
agli elementi sono state concesse l'uscita e l'entrata.
Ora, suvvia, spiegher in che modo l'acqua della pioggia
si formi nelle alte nuvole e come l'acquazzone ne cada gi,
precipitando sulla terra. Prima di tutto prover che molti
semi d'acqua sorgono insieme con le nuvole stesse
da tutte le cose e che cos crescono di pari passo entrambe,
e le nuvole e l'acqua, quanta ce n' nelle nuvole,
come di pari passo col sangue cresce il nostro corpo,
e anche il sudore e infine ogni altro liquido ch' nelle membra.
Inoltre spesso le nuvole s'imbevono anche di molta
umidit marina, come velli di lana sospesi,
quando i venti le trasportano sul vasto mare.
In simile maniera da tutti i corsi d'acqua l'umidit si solleva
alle nuvole. E, quando molto numerosi semi d'acqua
in molti modi si sono l raccolti, accresciuti da ogni dove,
le nuvole rigonfie gareggiano a rovesciare la pioggia
per due cause: difatti la forza del vento le spinge, e per altro
la massa stessa dei nembi, addensata in folla pi numerosa,
urge e preme dall'alto e fa scorrere fuori gli acquazzoni.
Inoltre, anche quando sono diradate dai venti o si sciolgono
al calore del sole che le colpisce dall'alto, le nuvole
emettono l'acqua della pioggia, e stillano, come se cera,
struggendosi su ardente fuoco, goccioli in abbondanza.
Ma cade un violento acquazzone, quando con violenza ambedue
le forze premono le nuvole, l'accumulo e il forte vento.
D'altra parte le piogge son solite durare per molto tempo
e prolungarsi assai, quando affluiscono molti semi d'acqua,
e nuvole e nembi s'ammucchiano gli uni sugli altri, stillanti,
e accorrono di continuo, da ogni dove, e quando la terra
fumante esala dappertutto, restituendo l'umidit.
In quel punto, se il sole coi raggi fra la tempesta opaca
rifulge contro il gocciolo dei nembi che gli stanno di fronte,
allora nelle nere nuvole compaiono i colori dell'arcobaleno.
Tutte le altre cose che in alto crescono e in alto nascono,
e quelle che si formano dentro le nubi, tutte, proprio
tutte, la neve, i venti, la grandine e le gelide brine
e la grande forza del gelo, quel grande indurimento delle acque,
quell'indugio che dovunque raffrena i fiumi impazienti,
queste cose, malgrado tutto molto facile scoprirle, e vedere
con la mente come tutte avvengano e perch nascano,
quando tu abbia bene appreso le propriet degli elementi.
Ora, suvvia, ascolta quale sia la causa dei terremoti.
E anzitutto induciti a credere che la terra,
di sotto, come di sopra, dappertutto piena di spelonche
ventose, e racchiude nel grembo molti laghi
e molti stagni e rupi e massi dirupati;
e si deve pensare che molti fiumi, nascosti sotto il dorso
della terra, travolgano con violenza flutti e massi sommersi.
Difatti, che la terra sia ovunque simile a s, lo esige la realt stessa.
Essendo, dunque, tali cose connesse e poste sotto di essa,
la terra di sopra trema scossa da grandi rovine,
quando di sotto il tempo ha scalzato vaste spelonche;
giacch cadono interi monti, e alla grande scossa d'un tratto
tremori di l si diffondono serpeggiando per ampio spazio.
Ed naturale, poich scosse dai carri tremano le case
lungo la strada, per un peso non grande tutte quante,
e non meno sussultano i carri stessi se un sasso della strada
fa sobbalzare i cerchi ferrati delle ruote dall'un lato e dall'altro.
Avviene anche, quando in grandi e vasti laghi rotola
una massa enorme che il tempo ha distaccata dalla terra,
che anche la terra si agiti e vacilli sotto il fluttuare dell'acqua;
come un vaso talora non pu star fermo, se il liquido
dentro non ha cessato di agitarsi con instabile fluttuare.
Inoltre, quando il vento per le caverne sotterranee
si raccoglie e da una parte sola si rovescia e sospinge,
premendo con grande forza sulle spelonche profonde,
la terra inclina ove spinge la precipite forza del vento.
Allora le case che sono costruite sulla terra,
e tanto pi quelle che pi s'innalzano verso il cielo,
s'inclinano e restan quasi sospese, tratte verso la stessa parte,
e le travi, spinte fuori, pendono pronte a cadere.
E si rifugge dal credere che un tempo di distruzione e rovina
incomba sulla natura del vasto mondo,
quando si vede pencolare una massa di terra tanto grande!
E se i venti non cessassero di spirare, nessuna forza potrebbe
porre freno alle cose, n ritrarle dalla rovina mentre cadono.
Ora, poich alternamente cessano di spirare e rinforzano
e, come raccolti, ritornano all'attacco e respinti cedono,
perci la terra minaccia rovina pi spesso che non rovini
davvero; s'inclina infatti e ritraendosi si raddrizza
e, dopo esser caduta in avanti, riprende la propria posizione
tornando in equilibrio. Cos, dunque, le case vacillano tutte,
in cima pi che al mezzo, al mezzo pi che alla base, alla base pochissimo.
C' anche un'altra causa dello stesso grande tremore:
quando il vento con una subitanea massa grandissima d'aria,
sorta o dall'esterno o dentro la terra stessa,
si scagliato nelle cavit della terra, ed ivi freme
dapprima con tumulto fra le grandi spelonche
e turbinando scorrazza; poi l'impetuosa forza
sfrenata erompe fuori e, insieme squarciando
profondamente la terra, produce una grande voragine.
ci che accadde in Siria, a Sidone, e avvenne ad Egio,
nel Peloponneso, citt che furono distrutte
da tale erompere di vento e dal terremoto che insorse.
E, oltre a queste, molte mura crollarono per grandi
movimenti nella terra, e molte citt s'inabissarono
in fondo al mare coi propri abitanti.
E, anche se non prorompono, tuttavia l'impeto stesso dell'aria
e la fiera forza del vento si diffondono per i fitti canali
della terra come un brivido, e di l provocano un tremore;
come il freddo, quando penetra a fondo nelle nostre membra,
loro malgrado le scuote e le costringe a tremare e a dimenarsi.
Per duplice terrore si trepida dunque nelle citt:
di sopra temono le case, di sotto paventano le caverne,
che la natura della terra non le disgreghi d'un tratto,
e squarciata spalanchi ampiamente la sua voragine
e sconvolta voglia riempirla delle sue rovine.
Quindi credano pure, a loro piacimento, che il cielo e la terra
resteranno incorrotti, sotto la garanzia di un'eterna salvezza:
ci nonostante talora la forza stessa del pericolo presente
insinua da qualche lato anche questo stimolo di timore:
che la terra, all'improvviso sfuggita di sotto i piedi, cada
nel baratro, e l'insieme delle cose la segua, travolto
totalmente, e sopravvenga una confusa rovina del mondo.
Anzitutto si meravigliano che la natura non renda
pi grande il mare, quando vi defluiscono tante acque,
quando vi si versano da ogni parte tutti i fiumi.
Aggiungi le vaganti piogge e le tempeste volanti,
che aspergono e inondano tutti i mari e le terre;
aggiungi le sorgenti sue proprie; eppure, rispetto all'intera massa
del mare, tutto sar un aumento appena pari a un'unica goccia;
s che non fa meraviglia se il mare, grande com', non cresce.
Inoltre, gran parte ne toglie il sole col suo ardore.
E infatti vediamo che coi suoi raggi ardenti il sole
asciuga vesti imbevute di umidit;
ma di mari ne vediamo molti e che si stendono per ampi tratti.
Quindi, bench da ogni singolo luogo il sole sottragga
alla distesa del mare una piccola parte d'acqua,
tuttavia in cos grande spazio ne prender molta alle onde.
Per altro, anche i venti possono togliere gran parte d'acqua
spazzando le distese dei mari, poich per effetto dei venti
molto spesso vediamo in una sola notte le strade
asciugarsi e il molle fango rappigliarsi in croste.
Inoltre ho insegnato che anche le nuvole tolgono molta
acqua raccogliendola dalla grande distesa del mare,
e la spargono dappertutto sull'intero orbe terrestre,
quando piove sulle terre e i venti trasportano le nuvole.
Infine, poich la terra ha corpo poroso
ed congiunta col mare, di cui cinge da ogni lato le rive,
l'acqua, come defluisce nel mare dalla terra, cos deve
diffondersi nella terra dalla distesa salmastra;
vien filtrata infatti la salsedine, e l'elemento liquido
rifluisce indietro e confluisce tutto alla sorgente dei fiumi,
e di l ritorna sulle terre con dolce corrente,
ove la via una volta aperta fa scender le onde con liquido piede.

[continua: Libro VI,2]


 Commenti degli utenti

Non ci sono commenti...



Protected by Copyscape DMCA Takedown Notice Violation Search
1 2 3 4 5
Come ti è sembrato?     Scarso
Eccellente    


Ti proponiamo i Poesie latine più letti

» Marco Valerio Marziale Libro Nono Marco Valerio Marziale Epigrammi Libro Nono 100 DESIDERIO D'UNA TOGA NUOVA
» Sulpicia E GIUNTO FINALMENTE IL MIO AMORE
» Orazio Ricorda Odi, II, 3
» Gaio Valerio Catullo 46 primavera, tornano i giorni miti
» Gaio Valerio Catullo 56 Scherzo cos divertente
Gli ultimi Poesie latine pubblicati

» Catullo - Quaeris quot mihi basiationes
» Catullo - Vivamus, mea Lesbia
» Lucius Apuleius BRIGID
» Sulpicia E GIUNTO FINALMENTE IL MIO AMORE
» Orazio LlBRO III
» Gaio Giulio Fedro IL CANE E IL LUPO


    Una pubblicazione proposta fra le tante presenti nel sito
Non fu proprio un caso, la sua bellezza mi aveva attratto come un fiore variopinto attrae le farfalle e le api

    Statistiche generali
Pubblicazioni
6543
Autori registrati
3082
Totali visite
9965447
Categorie
35

Eliminare i file cookie | Torna su   

2000, 2013 © La-Poesia.it | Fondato da Felice Pagnani e ripubblicato nel 2013 dalla redazione di Latamclick.