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Pubblicata il: luglio 11, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie latine | Totali visite: 939 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Tito Lucrezio Caro (99? - 55? ac)
LIBRO

Genitrice degli Eneadi, piacere degli uomini e degli di,
Venere datrice di vita, che sotto i corsi celesti degli astri
dovunque avvivi della tua presenza il mare percorso dalle navi,
le terre fertili di messi, poich grazie a te ogni specie di viventi
concepita e, sorta, vede la luce del sole -
te, o dea, te fuggono i venti, te le nuvole del cielo,
e il tuo arrivare; a te soavi fiori sotto i piedi fa spuntare
l'artefice terra, a te sorridono le distese del mare
e placato splende di un diffuso lume il cielo.
Ch appena dischiuso l'aspetto primaverile del giorno
e, disserrato, si ravviva il soffio del fecondo zefiro,
prima gli aerei uccelli te, o dea, e il tuo giungere annunziano,
colpiti nei cuori dalla tua potenza.
Poi fiere e animali domestici blzano per i pascoli in rigoglio
e attraversano a nuoto i rapidi fiumi; cos preso dal fascino
ognuno ti segue ardentemente dove intendi condurlo.
Infine, per i mari e i monti e i fiumi rapinosi
e le frondose dimore degli uccelli e le pianure verdeggianti,
a tutti infondendo nei petti carezzevole amore,
fai s che ardentemente propaghino le generazioni secondo le stirpi -
poich tu sola governi la natura
e senza di te niente sorge alle celesti plaghe della luce,
niente si fa gioioso, niente amabile,
te desidero compagna nello scrivere i versi
ch'io tento di comporre sulla natura
per il nostro Memmiade, che tu, o dea, in ogni tempo
volesti eccellesse ornato di ogni dote.
Tanto pi dunque, o dea, da' ai miei detti fascino eterno.
Fa' s che frattanto i fieri travagli della guerra,
per i mari e le terre tutte placati, restino quieti.
Tu sola infatti puoi con tranquilla pace giovare
ai mortali, poich sui fieri travagli della guerra ha dominio
Marte possente in armi, che spesso sul tuo grembo
s'abbandona vinto da eterna ferita d'amore;
e cos, levando lo sguardo, col ben tornito collo arrovesciato,
pasce d'amore gli avidi occhi anelando a te, o dea,
e, mentre sta supino, il suo respiro pende dalle tue labbra.
Quando egli sta adagiato sul tuo corpo santo, tu, o dea,
avvolgendolo dall'alto, effondi dalla bocca soavi parole:
chiedi, o gloriosa, pei Romani placida pace.
Ch in tempi avversi per la patria non possiamo noi compiere
quest'opera con animo sereno, n l'illustre progenie di Memmio
pu in tali frangenti mancare alla comune salvezza.
Infatti necessario che ogni natura divina goda
di per s vita immortale con somma pace,
remota dalle nostre cose e immensamente distaccata.
Ch immune da ogni dolore, immune da pericoli,
in s possente di proprie risorse, per nulla bisognosa di noi,
n dalle benemerenze avvinta, n toccata dall'ira.
*
Quanto al resto, presta alla vera dottrina orecchie sgombre
ed animo sagace, scevro d'affanni,
affinch non abbandoni con disprezzo, prima di averli intesi,
i miei doni disposti per te con cura fedele.
Ch mi accingo ad esporti la suprema dottrina
del cielo e degli di, e ti riveler i primi principi delle cose,
da cui la natura produce tutte le cose, le accresce e alimenta,
e in cui la stessa natura di nuovo risolve le cose dissolte:
questi nell'esporre la dottrina noi siamo soliti chiamare
materia e corpi generatori delle cose,
e li denominiamo semi delle cose, e inoltre li designamo
corpi primi, perch tutto da essi primamente ha esistenza.
La vita umana giaceva sulla terra alla vista di tutti
turpemente schiacciata dall'opprimente religione,
che mostrava il capo dalle regioni celesti,
con orribile faccia incombendo dall'alto sui mortali.
Un uomo greco per la prima volta os levare contro di lei
gli occhi mortali, e per primo resistere contro di lei.
N le favole intorno agli di, n i fulmini, n il cielo
col minaccioso rimbombo lo trattennero: anzi pi gli accesero
il fiero valore dell'animo, s che volle, per primo,
infrangere gli stretti serrami delle porte della natura.
Cos il vivido vigore dell'animo prevalse,
ed egli s'inoltr lontano, di l dalle fiammeggianti mura del mondo,
e il tutto immenso percorse con la mente e col cuore.
Di l, vittorioso, riporta a noi che cosa possa nascere,
che cosa non possa, infine in qual modo ciascuna cosa
abbia un potere finito e un termine, profondamente confitto.
Quindi la religione a sua volta sottomessa e calpestata,
mentre noi la vittoria uguaglia al cielo.
Questo, a tale proposito, io temo: che per caso tu creda
d'essere iniziato ai fondamenti d'una dottrina empia e d'entrare
nella via della scelleratezza. Mentre per contro assai spesso proprio
essa, la religione, cagion azioni scellerate ed empie.
Cos in Aulide l'altare della vergine Trivia
col sangue d'Ifianassa turpemente macchiarono
gli eletti condottieri dei Danai, il fiore degli eroi.
Appena la benda avvolta attorno alla bella chioma virginea
le scese lungo le guance in due liste uguali,
appena si accorse che il padre stava mesto innanzi all'altare,
e accanto a lui i sacerdoti celavano il ferro,
e il popolo effondeva lacrime alla sua vista,
muta di terrore, piegate le ginocchia, crollava a terra.
N alla misera in tale frangente poteva giovare
l'aver dato per prima al re il nome di padre.
Ch sollevata dalle mani dei guerrieri e tremante
fu portata all'altare, non gi perch, compiuto il rito solenne,
potesse essere accompagnata al suono dello splendido imeneo,
ma perch pura impuramente, nel tempo stesso delle nozze,
cadesse vittima mesta immolata per mano del padre,
e cos fosse data alla flotta partenza felice e fausta.
A tali misfatti pot indurre la religione.
Tu stesso, una volta o l'altra, vinto dai detti terrificanti
dei vati, cercherai di staccarti da noi.
Quanti sogni difatti essi possono ora inventarti,
tali da poter sovvertire la condotta della vita
e turbare col timore tutta la tua sorte!
E a ragione. Ch, se gli uomini vedessero che esiste un termine
fisso per le loro pene, in qualche modo potrebbero avere
la forza di opporsi alle paure superstiziose e alle minacce dei vati.
Ora non c' nessun modo di resistere, nessuna facolt,
perch si devono temere nella morte pene eterne.
S'ignora infatti quale sia la natura dell'anima,
se sia nata o al contrario s'insinui nei nascenti,
se perisca insieme con noi disgregata dalla morte
o vada a vedere le tenebre di Orco e gli immani abissi,
o per volere divino s'insinui in animali d'altra specie,
come cant il nostro Ennio, che primo port gi
dall'ameno Elicona una corona di fronda perenne,
che doveva aver chiara fama tra le genti italiche;
e tuttavia Ennio inoltre espone, dichiarandolo in versi immortali,
che esistono le regioni acherontee,
fin dove non permangono n le anime, n i corpi nostri,
ma certi simulacri mirabilmente pallidi;
di l racconta che sorse innanzi a lui l'immagine di Omero
sempre fiorente e cominci a versare lacrime amare
e a rivelare con le sue parole la natura.
Perci, come dobbiamo esattamente renderci conto
delle cose celesti, in qual modo avvengano i moti
del sole e della luna, e per qual forza si svolga ogni cosa
in terra, cos e in primo luogo dobbiamo vedere con sagace ragionare
di che sian fatte l'anima e la natura dell'animo,
e quale cosa, venendo incontro a noi mentre siamo svegli
e affetti da malattia oppure sepolti nel sonno, atterrisca
le nostre menti, s che ci pare di vedere e udire da presso
i morti di cui la terra abbraccia le ossa.
N alla mia mente sfugge che difficile illustrare
in versi latini le oscure scoperte dei Greci,
tanto pi che di molte cose bisogna trattare con parole nuove,
per la povert della lingua e la novit degli argomenti;
ma il tuo valore tuttavia e lo sperato piacere
della soave amicizia mi persuadono a sostenere qualsiasi fatica
e m'inducono a vegliare durante le notti serene,
cercando con quali detti e con quale canto alfine
io possa accendere innanzi alla tua mente una chiara luce,
per cui tu riesca a scrutare a fondo le cose occulte.
Questo terrore dell'animo, dunque, e queste tenebre
non li devono dissolvere i raggi del sole, n i lucidi dardi
del giorno, ma l'aspetto e l'intima legge della natura.
Il cui principio prender per noi l'avvo da questo:
che nessuna cosa mai si genera dal nulla per volere divino.
Certo per ci la paura domina tutti i mortali:
perch vedono prodursi in terra e in cielo molti fenomeni
di cui in nessun modo possono scorgere le cause,
e credono che si producano per volere divino.
Pertanto, quando avremo veduto che nulla si pu creare
dal nulla, allora di qui penetreremo pi sicuramente
ci che cerchiamo, e donde si possa creare ogni cosa
e in qual modo tutte le cose avvengano senza interventi di di.
Infatti, se dal nulla si producessero, da tutte le cose
potrebbe nascere ogni specie, nulla avrebbe bisogno di seme.
E anzitutto dal mare gli uomini, dalla terra potrebbero sorgere
le squamose specie dei pesci, e gli uccelli erompere dal cielo;
gli armenti e le altre greggi, ogni specie di fiere, partoriti
qua e l senza regola, occuperebbero luoghi coltivati e deserti.
N sugli alberi comunemente permarrebbero gli stessi frutti,
ma si muterebbero, tutti gli alberi tutto potrebbero produrre.
E in verit, se non esistessero corpi generatori per ciascuna specie,
come potrebbero le cose avere costantemente una madre propria?
Ma ora invece, poich tutte le cose sono create da semi
determinati, ciascuna nasce ed esce alle plaghe della luce
dal luogo che ha in s la materia e i corpi primi ad essa propri;
ed appunto per ci che non possono da tutte le cose essere generate
tutte le cose, perch ogni cosa determinata ha in s una facolt distinta.
Inoltre, per qual motivo in primavera la rosa, d'estate il frumento,
all'invito dell'autunno le viti vediamo in rigoglio,
se non perch, quando determinati semi di cose confluirono
nel tempo loro proprio, allora si schiude ogni cosa creata,
mentre sono in corso stagioni favorevoli e la terra ricca di vita
produce senza pericolo le tenere cose alle plaghe della luce?
Ma, se dal nulla nascessero, improvvisamente sorgerebbero,
con intervallo incerto e in parti dell'anno non proprie a loro,
giacch allora non ci sarebbero primi principi che la stagione
avversa potesse tener lontani dall'aggregazione generatrice.
N poi per la crescita delle cose ci sarebbe bisogno del tempo
occorrente al confluire dei semi, se potessero crescere dal nulla.
Ch da piccoli infanti diverrebbero sbito giovani, e gli alberi,
appena spuntati dalla terra, si leverebbero in alto d'improvviso.
Ma manifesto che nulla di ci accade, giacch tutte le cose
crescono a poco a poco, com' naturale per quel che nasce da un seme certo,
e crescendo conservano i caratteri della specie; s che puoi riconoscere
che ogni cosa ingrandisce e si alimenta di materia propria.
A ci si aggiunge che senza piogge in determinate stagioni
la terra non pu far crescere i frutti giocondi;
e cos la natura degli animali, se vien privata di cibo,
non pu propagare la specie e conservarsi in vita;
quindi meglio pensare che molti elementi son comuni a molte
cose, come vediamo che le lettere sono comuni alle parole,
piuttosto che pensare che alcuna cosa possa esistere senza primi principi.
Per di pi, perch la natura non pot formare uomini tanto grandi
da poter coi piedi passare a guado il mare
e con le mani divellere grandi monti
e vivendo superare molte generazioni di viventi,
se non perch al nascere delle cose assegnata una materia
determinata, da cui resta fissato cosa possa sorgere alla vita?
Bisogna dunque riconoscere che nulla pu esser prodotto dal nulla,
poich alle cose necessario un seme, da cui creata
ciascuna possa protendersi ai leggeri soffi dell'aria.
Infine, poich vediamo che i luoghi coltivati prevalgono
sugli incolti e rendono alle mani frutti migliori,
evidente che nella terra ci sono primi principi delle cose
che noi, rivoltando col vomere le glebe feconde
e domando il suolo della terra, stimoliamo alla germinazione.
Se non ci fossero, vedresti ogni cosa senza nostra fatica
spontaneamente diventare molto migliore.
A ci si aggiunge che la natura dissolve ogni corpo di nuovo
nei suoi elementi e non distrugge le cose fino ad annientarle.
Ch se qualcosa fosse mortale in tutte le parti,
ogni cosa perirebbe d'improvviso rapita ai nostri occhi.
Non ci sarebbe infatti bisogno di alcuna forza capace di produrre
la disgregazione delle sue parti e di scioglierne i legami.
Ma ora, poich le cose constano tutte di semi eterni,
fintantoch non sia andata contro di loro una forza che le spezzi
con l'urto o penetri addentro per i vuoti e le dissolva,
di nessuna la natura lascia che si veda la fine.
Inoltre, quanto il tempo toglie via per vecchiezza,
se interamente lo annienta consumandone tutta la materia,
donde Venere riconduce alla luce della vita le stirpi animali
specie per specie, o donde, ricondotte, l'artefice terra
le alimenta e accresce, offrendo nutrimenti specie per specie?
Donde riforniscono il mare fonti native e dall'esterno fiumi
provenienti di lontano? Donde l'etere pasce gli astri?
Infatti tutto ci che ha un corpo mortale dovrebbero
averlo gi consumato il tempo infinito e i giorni trascorsi.
Che se per tutta la durata del tempo trascorso esistettero
gli elementi di cui consiste, dopo essersi rinnovato, questo
universo, d'immortale natura sono certo dotati:
non pu dunque ogni cosa ridursi al nulla.
Per di pi, una stessa forza e causa distruggerebbe comunemente
tutte le cose, se non le tenesse insieme una materia eterna,
meno o pi ristretta nelle connessioni delle sue parti.
Un contatto infatti sarebbe certo sufficiente causa di morte,
giacch non ci sarebbero elementi dotati di corpo eterno,
dei quali una forza appropriata dovesse dissolvere l'aggregazione.
Ma ora, poich connessioni dissimili stringono tra loro
i principi, e la materia eterna,
le cose conservano incolume il corpo, finch non si presenti
una forza che sia abbastanza gagliarda in proporzione alla tessitura di ciascuna.
Non ritorna dunque al nulla alcuna cosa, ma tutte
per disgregazione ritornano agli elementi della materia.
Infine, scompaiono le piogge, quando il padre etere
le ha precipitate nel grembo della madre terra; ma ne sorgono
splendide messi, e i rami degli alberi rinverdiscono,
gli alberi stessi crescono e si caricano di frutti;
di qui si alimentano poi la nostra specie e quella delle fiere,
di qui gioconde citt vediamo fiorire di fanciulli,
e frondose selve d'ogni parte risuonare dei canti di nuovi uccelli;
di qui le greggi s'impinguano e stanche distendono i corpi
sui pascoli rigogliosi, e il candido umore del latte
stilla dalle mammelle turgide; di qui una prole novella
con membra malferme allegramente ruzza tra l'erba
tenera, di latte puro inebriata la mente giovinetta.
Non perisce dunque del tutto ogni cosa che pare perire,
poich la natura rinnova una cosa dall'altra e non comporta
che alcuna si generi se non l'aiuta la morte di un'altra.
E ora, poich ho mostrato che le cose non si possono creare
dal nulla e parimenti che, una volta generate, non possono ridursi
al nulla, affinch tu non cominci per caso a diffidare tuttavia
delle mie parole, perch i primi principi delle cose non possono
essere scorti con gli occhi, ascolta quali altri corpi necessario
che tu stesso riconosca esistenti nella realt eppure non visibili.
Anzitutto la forza sfrenata del vento sferza il mare
e travolge grosse navi e disperde le nuvole,
e talvolta, percorrendo con rapinoso turbine i campi,
grandi alberi vi abbatte e sparge, e contro le vette dei monti
si avventa con raffiche che schiantano le selve: tanto infuria
con fremito violento e imperversa con minaccioso rombo il vento.
Esistono dunque, senza dubbio, invisibili corpi di vento,
che spazzano il mare e le terre e alfine le nuvole in cielo
e, con subitaneo turbine avventandosi, le trascinano via;
e scorrono e spargono strage, non altrimenti che quando
la molle natura dell'acqua si rovescia d'improvviso
con corso straripante: per piogge dirotte la ingrossa
un gran defluire d'acque gi dagli alti monti,
che scaglia rottami di piante ed alberi interi;
n solidi ponti possono reggere all'assalto subitaneo
dell'acqua che incalza: tanto il fiume, torbido per grandi
piogge, investe gli argini con forza possente;
con grande fragore li abbatte, e travolge sotto le onde grossi
macigni, rovescia ogni cosa che oppone ostacolo ai suoi flutti.
Cos dunque devono infuriare anche i soffi del vento,
che, quando come un fiume possente sono piombati verso
una qualsiasi parte, cacciano le cose innanzi a s e le abbattono
con assalti frequenti, talvolta con vortice tortuoso le afferrano
e rapinosi con roteante turbine le trasportano.
Perci, ancora e ancora, esistono invisibili corpi di vento,
giacch nei fatti e nei caratteri si scoprono emuli
dei grandi fiumi, che hanno corpo visibile.
Inoltre noi sentiamo i vari odori delle cose e tuttavia
non li discerniamo mai mentre vengono alle narici,
n scorgiamo le emanazioni di calore, n possiamo cogliere
con gli occhi il freddo, n ci avviene di vedere i suoni;
e tuttavia tutte queste cose necessario che constino
di natura corporea, perch possono colpire i sensi.
Nessuna cosa infatti pu toccare ed essere toccata, se non un corpo.
Ancora, sospese sul lido contro cui s'infrangono i flutti,
le vesti s'inumidiscono, sciorinate al sole s'asciugano.
Ma non s' veduto in che modo l'umore dell'acqua sia penetrato,
n in che modo sia poi fuggito per effetto del calore.
L'umore dunque si sparge qua e l in piccole parti,
che gli occhi non possono vedere in alcun modo.
Per di pi, nel corso di molti anni solari l'anello,
a forza d'essere portato, si assottiglia dalla parte che tocca il dito;
lo stillicidio, cadendo sulla pietra, la incava; il ferreo vomere
adunco dell'aratro occultamente si logora nei campi;
e le strade lastricate con pietre, le vediamo consunte
dai piedi della folla; e poi, presso le porte, le statue
di bronzo mostrano che le loro mani destre si assottigliano
al tocco di quelli che spesso salutano e passano oltre.
Che queste cose dunque diminuiscano, noi lo vediamo,
perch son consunte. Ma quali particelle si stacchino in ogni
momento, l'invidiosa natura della vista ci precluse di vederlo.
Infine tutto ci che il tempo e la natura aggiungono alle cose
a poco a poco, facendole crescere proporzionatamente,
nessun acume di occhi, bench si sforzi, pu scorgerlo;
n d'altra parte potresti discernere tutto ci che invecchia
per l'et e la macilenza, n cosa perdano in ciascun momento
gli scogli che sovrastano il mare, corrosi dall'avido sale.
Mediante corpi invisibili, dunque, opera la natura.
N tuttavia da ogni parte tutte le cose sono compatte,
occupate dalla natura corporea: infatti esiste nelle cose il vuoto.
Sapere questo ti sar utile in molti casi,
e non lascer che errando dubiti e faccia sempre ricerche
sull'universo e diffidi delle nostre parole.
Esiste dunque uno spazio che non si pu toccare, ci che vuoto
e libero. Se non esistesse, in nessun modo potrebbero le cose
muoversi; infatti quella che la funzione propria del corpo,
opporsi e fare ostacolo, sarebbe presente in ogni momento
in tutte le cose; nulla dunque potrebbe avanzare,
perch nessuna cosa comincerebbe a cedere il posto.
Ora, al contrario, per i mari e le terre e le eccelse plaghe del cielo,
molte cose in molti modi, per vari motivi, vediamo muoversi
innanzi ai nostri occhi, che, se non esistesse il vuoto,
non tanto sarebbero del tutto prive dell'inquieto movimento,
quanto non sarebbero state assolutamente, in alcun modo, generate,
perch la materia da ogni parte compatta sarebbe rimasta quieta.
Inoltre, per quanto solide si reputino le cose, da questo tuttavia
puoi vedere che sono di corpo in cui frammisto il vuoto.
In rocce e spelonche s'infiltra il liquido umore dell'acqua
e dappertutto vi piangono abbondanti gocce.
In tutto il corpo degli esseri viventi il cibo si propaga.
Crescono gli alberi e a tempo debito producono i frutti,
perch il cibo ogni loro parte pervade, fin dalle profonde
radici diffondendosi per i tronchi e per i rami tutti.
Passano le voci per le pareti e trasvolano il chiuso
delle case, il rigido freddo penetra fin dentro le ossa.
Tutto ci, non lo vedresti in alcun modo avvenire,
se non ci fossero vuoti per cui i vari corpi potessero passare.
Infine, perch vediamo che alcune cose sopravanzano altre
nel peso, pur non avendo affatto dimensioni maggiori?
Infatti, se in un gomitolo di lana c' tanta quantit di materia
quanta ce n' in un uguale pezzo di piombo, naturale che pesi altrettanto,
perch propriet della materia premere ogni cosa verso il basso,
mentre al contrario la natura del vuoto rimane senza peso.
Dunque, ci che grande ugualmente e si trova pi leggero,
senza dubbio manifesta di contenere una parte maggiore di vuoto;
per contrario, ci che pi pesante, indica di contenere una parte
maggiore di materia e di aver dentro una molto minore parte di vuoto.
Esiste dunque, senza dubbio, mescolato nelle cose quel che noi
cerchiamo con ragionare sagace, quel che chiamiamo vuoto.
A questo proposito, necessario che io prevenga, perch non possa
trarti lontano dal vero, ci che alcuni vanno fantasticando.
Dicono che le acque cedono alla spinta degli esseri squamosi
e aprono liquide vie, perch i pesci lasciano dietro di s
luoghi dove le onde che cedono possono confluire:
cos anche altre cose possono muoversi e mutar luogo
scambievolmente, quantunque il tutto sia pieno.
Ma certo ci stato creduto per un ragionamento in tutto falso.
Infatti, dove mai potranno gli esseri squamosi avanzare,
se le acque non hanno lasciato spazio vuoto? E d'altra parte,
dove potranno ritrarsi le onde, quando i pesci non potranno andare avanti?
Dunque, bisogna o negare il movimento a ogni corpo
o dire che alle cose commisto il vuoto e che da questo
ciascuna cosa prende l'inizio primo del movimento.
Infine, se due corpi larghi e piatti, dopo essersi scontrati
combaciando, con brusco rimbalzo si distaccano, certo necessario
che l'aria occupi tutto il vuoto che si produce tra i due corpi.
Ma, per quanto essa confluisca tutt'intorno con celeri correnti,
tuttavia non potr lo spazio esserne riempito tutto in un solo
istante: necessario infatti che essa occupi il luogo
che via via le sta pi vicino, e poi prenda possesso dell'intera
estensione. Che se per caso qualcuno pensa che ci avvenga
quando i corpi si sono distaccati, per il condensarsi dell'aria,
erra; infatti allora si produce un vuoto che prima
non c'era, e insieme si riempie ci che prima era vuoto,
n in tal modo pu addensarsi l'aria,
e, se pure potesse, non potrebbe, credo, senza il vuoto
contrarsi in s e raccogliere le sue parti in un punto solo.
Perci, per quanto tu indugi adducendo molti pretesti,
necessario tuttavia che ammetta che esiste nelle cose il vuoto.
E io potrei, rammentandoti molti altri argomenti,
riuscire a strappare il tuo assenso ai miei detti.
Ma ad una mente sagace queste piccole orme sono
sufficienti: con esse tu stesso puoi conoscere il resto.
E infatti come i cani spesso col fiuto scoprono il covile
coperto di fronde di una fiera che vaga sui monti,
una volta che si son messi sulle tracce d'una via sicura,
cos in tali questioni potrai tu stesso, da solo, passare
da una conoscenza all'altra e addentrarti in tutte
le cieche latebre e trarne fuori il vero.
Ma se sei pigro o ti ritrai un poco dalla cosa,
questo posso senz'altro prometterti, o Memmio:
cos larghi sorsi, attinti alle grandi fonti,
la lingua soave verser dal mio petto colmo,
ch'io temo che la tarda vecchiezza serpeggi
per le membra e sciolga in noi i vincoli della vita,
prima che su una qualsiasi singola cosa tutta la quantit
delle prove ti sia coi versi trasmessa per le orecchie.
Ma ora, perch io riprenda a intessere con le parole il lavoro
intrapreso, tutta la natura dunque, come per s stessa,
consiste di due cose: ci sono infatti i corpi e il vuoto,
in cui quelli son posti e attraverso cui si muovono per diverse vie.
Infatti, che il corpo esista, lo indica di per s il senso
di cui tutti siamo dotati; se non avr anzitutto valore
la fede in questo, ben fondata, non esister, quando tratteremo
di cose occulte, nulla a cui riferendoci possiamo provare qualcosa
col ragionare della mente. E poi, se non esistesse l'estensione
e lo spazio, che chiamiamo vuoto, i corpi non potrebbero esser posti
in alcun luogo, n assolutamente muoversi verso alcun punto,
per diverse vie: ci che gi sopra, poc'anzi, ti abbiamo dimostrato.
Oltre a questi, non c' cosa che tu possa dire disgiunta
da ogni corpo e separata dal vuoto,
e che risulti costituente quasi una terza natura.
Infatti, qualunque cosa esister, dovr essere qualche cosa per s stessa.
E se essa sar tangibile, per quanto in modo leggero ed esiguo,
accrescer, con un accrescimento grande o anche piccolo,
purch esista, il numero dei corpi e si aggiunger alla loro somma.
Se invece sar intangibile, perch da nessuna parte potr impedire
a una cosa, che cerca di passare per essa, di attraversarla,
evidentemente questo sar ci che chiamiamo libero vuoto.
Inoltre, qualunque cosa esister per s stessa, o far qualcosa
o, agendo altri, dovr essa stessa subire, oppure sar tale
che in essa le cose possano esistere e svolgersi.
Ma fare e subire non pu alcuna cosa senza corpo, n offrire
luogo pu alcuna cosa, tranne lo spazio vuoto e libero.
Dunque, oltre il vuoto e i corpi, non si pu lasciare nel novero
delle cose nessuna terza natura esistente per s stessa,
n tale che cada in alcun tempo sotto i nostri sensi,
n tale che qualcuno possa giungervi col ragionare della mente.
Infatti tutte le cose che hanno un nome, o le troverai propriet
di queste due cose o vedrai che sono loro accidenti.
Propriet ci che in nessun caso si pu disgiungere
e separare senza un distacco distruttore: tale la pesantezza
per i sassi, il calore per il fuoco, la liquidit per l'acqua,
la tangibilit per tutti i corpi, l'intangibilit per il vuoto.
Al contrario, servit, povert e ricchezza,
libert, guerra, concordia, e tutte le altre cose di cui
l'arrivo e la partenza lasciano incolume la natura della cosa,
siamo soliti chiamarle, come naturale, accidenti.
Anche il tempo non esiste per s, ma dalle cose stesse
deriva il senso di ci che si svolto nel tempo,
poi di ci che presente, infine di ci che segue pi tardi.
E bisogna riconoscere che nessuno avverte il tempo per s,
separato dal movimento e dalla placida quiete delle cose.
Ancora, quando dicono che "il ratto della Tindaride" e il "soggiogamento
delle genti troiane in guerra" esistono, bisogna badare
che per avventura non ci costringano a riconoscere che queste cose
esistano per s, poich quelle generazioni di uomini, di cui queste
furono accidenti, le tolse via, irrevocabile, l'et gi passata.
Giacch qualunque cosa si sar compiuta, potr essere detta
accidente, in un caso, in un altro delle regioni stesse.
Infine, se non fosse esistita la materia delle cose,
n il luogo e lo spazio in cui tutte le cose si svolgono,
giammai il fuoco dell'amore, suscitato dalla bellezza della Tindaride,
divampando profondo nel frigio petto di Alessandro,
avrebbe acceso le famose battaglie della crudele guerra,
n di nascosto ai Troiani il ligneo cavallo avrebbe
incendiato Pergamo col notturno parto dei Greci;
s che tu puoi ben vedere che gli avvenimenti, tutti, senza
eccezione, non sussistono per s, n esistono cos come i corpi,
n si pu dire che siano allo stesso modo in cui sussiste il vuoto;
ma piuttosto son tali che giustamente puoi chiamarli accidenti
dei corpi e del luogo in cui tutte le cose si svolgono.
I corpi poi sono in parte i primi principi delle cose,
in parte le cose costituite dall'aggregazione dei primi principi.
Ma quelli che effettivamente sono primi principi delle cose, nessuna
forza pu estinguerli; infatti per la solidit del corpo son essi
che vincono alla fine. Sebbene sembri difficile credere
che tra le cose se ne possa trovare qualcuna di corpo solido.
Passa infatti il fulmine del cielo attraverso i muri delle case,
come il grido e le voci; nel fuoco il ferro diventa incandescente,
e le pietre si spaccano a un calore che fiero ferva;
come la rigidit dell'oro cede alla vampa e si scioglie,
cos il ghiaccio del bronzo, vinto dalla fiamma, si fonde;
attraversano l'argento il calore e il freddo penetrante,
poich l'uno e l'altro comunemente sentiamo tenendo in mano, come s'usa, le coppe, quando dall'alto vi stata versata l'acqua che le irrora.
A tal segno sembra che nelle cose non ci sia nulla di solido.
Ma poich, tuttavia, la verit e la natura delle cose lo impongono,
presta attenzione, finch dimostriamo, in pochi versi,
che esistono cose costituite di corpo solido ed eterno,
che noi mostriamo essere i semi delle cose e i primi principi
da cui fu creato tutto l'universo quale ora costituito.

[continua: Libro I,2]


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