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Pubblicata il: luglio 11, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie latine | Totali visite: 901 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Tito Lucrezio Caro (55? - 99? ac)
|[LIBRO I, 2]|

Anzitutto, poich abbiamo scoperto che sussiste
una duplice natura, di gran lunga dissimile, di due cose,
la materia e lo spazio, nel quale tutte le cose si svolgono,
necessario che ognuna delle due esista per s e scevra di mescolanza.
Difatti, dovunque si stende libero lo spazio, che chiamiamo
vuoto, l non v' corpo; d'altra parte, dovunque sta un corpo,
li non v' assolutamente uno spazio sgombro, vuoto.
Sono dunque solidi e senza vuoto i corpi primi.
Inoltre, poich nelle cose generate c' il vuoto,
necessario che tutt'intorno stia materia solida;
n si pu con giusto ragionare provare che alcuna cosa
nel proprio corpo celi vuoto e l'abbia nel proprio interno,
se non ammetti che ci che lo racchiude solido.
D'altra parte, nient'altro pu essere che aggregato di materia,
qualcosa che sia capace di racchiudere il vuoto delle cose.
La materia dunque, che consta di corpo solido,
pu essere eterna, mentre tutto il resto si dissolve.
E poi, se non esistesse nulla che fosse sgombro e vuoto,
il tutto sarebbe solido; per contrario, se non esistessero
determinati corpi per empire tutti i luoghi che occupano,
tutto quanto esiste sarebbe spazio sgombro, vuoto.
Alternamente, dunque, senza dubbio il corpo intramezzato
dal vuoto, poich il tutto non totalmente pieno, n, d'altronde,
totalmente vuoto. Esistono dunque corpi determinati,
tali da potere intramezzare col pieno lo spazio vuoto.
Questi n possono dissolversi percossi da colpi
dall'esterno, n inoltre, penetrati a fondo, disgregarsi,
n possono in altro modo attaccati vacillare;
ci che gi sopra, poc'anzi, ti abbiamo dimostrato.
infatti evidente che senza vuoto nessuna cosa pu essere
schiacciata, n infranta, n scissa in due parti con un taglio;
n pu ricevere in s acqua e neppure il freddo che pervade,
n il fuoco penetrante, che sono i fattori d'ogni distruzione.
E quanto pi ogni cosa in s racchiude vuoto,
tanto pi da queste cose a fondo attaccata vacilla.
Dunque, se i corpi primi sono solidi e senza vuoto,
cos come ho dimostrato, necessario che siano eterni.
Inoltre, se la materia non fosse stata eterna, prima d'ora
tutte le cose sarebbero tornate interamente al nulla,
e dal nulla sarebbero rinate tutte quelle cose che noi vediamo.
Ma poich sopra ho dimostrato che nulla si pu creare dal nulla
e ci che fu generato non pu essere ridotto al nulla,
di corpo immortale devono essere i primi principi,
in cui tutte le cose possano risolversi nel momento supremo,
s che la materia sia bastante a ristorare la perdita delle cose.
Sono dunque di solida semplicit i primi principi,
n in altro modo possono essersi conservati attraverso le et
e ristorare le perdite delle cose, da tempo ormai infinito.
Ancora, se la natura non avesse fissato alcun limite
allo spezzarsi delle cose, ormai i corpi della materia,
spezzati dalle et passate, sarebbero ridotti a tal punto
che da essi nulla potrebbe, entro un tempo determinato,
esser concepito e raggiungere il sommo limite della vita.
Infatti vediamo che qualunque cosa pu pi in fretta dissolversi
che di nuovo rifarsi: pertanto ci che la lunga durata
dei giorni, l'infinita durata di tutto il tempo gi trascorso,
avrebbe fino ad ora spezzato, sconvolgendolo e dissolvendolo,
non potrebbe mai essere rinnovato nel tempo che resta.
Ma ora, senza dubbio, all'azione dello spezzare fissato
un limite determinato, immutabile, poich vediamo che ogni cosa
si rif e, insieme, per le cose, secondo le specie, sono fissati
tempi limitati in cui possano attingere il fiore dell'et.
A ci si aggiunge che, sebbene i primi corpi della materia
siano solidissimi, tuttavia tutte le cose molli che si producono,
l'aria l'acqua la terra i vapori, si pu spiegare in che modo
si producano e per qual forza tutte si svolgano,
una volta che nelle cose commisto il vuoto.
Ma per contro, se supponiamo molli i primi principi delle cose,
non si potr spiegare donde possano crearsi le dure
rocce e il ferro, giacch radicalmente tutta la natura
sar priva d'un principio che ne costituisca il fondamento.
Esistono dunque corpi possenti di solida semplicit,
ed per il pi compatto aggregarsi di essi che tutte le cose
possono farsi pi salde e dimostrare valide forze.
Inoltre, se nessun limite assegnato allo spezzarsi
dei corpi, tuttavia necessario che dall'eternit sopravanzino
ancora, per ciascuna specie di cose, corpi che finora
non siano stati assaliti da alcun pericolo.
Ma, giacch sono dotati di natura fragile, con ci non s'accorda
che abbiano potuto continuare a sussistere in eterno,
travagliati da innumerevoli colpi nel corso di tutte le et.
Infine, poich per le cose secondo le specie fissato
un termine di crescita e di conservazione della vita,
e giacch risulta sancito da leggi di natura che cosa possa
ognuna e che cosa non possa, n alcunch si muta,
anzi tutto rimane cos costante che i variopinti uccelli,
di generazione in generazione, tutti mostrano
presenti nel corpo i colori propri di ciascuna specie,
evidentemente devono anche avere un corpo di materia
immutabile. Infatti, se i primi principi potessero
in qualche modo esser vinti e mutarsi,
in tal caso sarebbe incerto anche che cosa possa nascere,
che cosa non possa, infine in qual modo ciascuna cosa
abbia un potere finito e un termine, profondamente confitto;
n tante volte potrebbero le generazioni secondo ciascuna specie
riprodurre natura, costumi, modo di vivere e movimenti dei genitori.
E ancora: poich c' una punta estrema, in ogni caso,
di quel corpo che i nostri sensi non possono pi
discernere, essa evidentemente senza parti
e consta di natura minima, n esistette mai
per s separata, n tale potr essere in futuro,
poich di un'altra cosa essa stessa parte e prima e una;
poi altre ed altre parti simili, susseguendo in ordine,
in schiera compatta, completano la natura del corpo primo,
e, poich non possono esistere per s, necessario
che aderiscano l donde non possono in alcun modo esser strappate via.
Sono dunque di solida semplicit i primi principi,
essi che compatti di parti minime hanno stretta coesione,
non aggregati per il concorso di quelle,
ma piuttosto possenti di eterna semplicit.
Da essi la natura, riservando i semi alle cose, non concede
che alcunch sia strappato via o venga ancora detratto.
D'altronde, se non ci sar un minimo, tutti i corpi
pi piccoli consteranno di parti infinite,
giacch in tal caso la met di una met avr sempre
una propria met, n alcuna cosa porr un termine.
E allora, che differenza ci sar tra la somma delle cose e la cosa pi piccola?
Non sar possibile alcun divario: infatti, per quanto
l'universo in tutto il suo insieme sia infinito, tuttavia
le cose pi piccole consteranno egualmente di parti infinite.
Ma, poich la verit protesta contro ci e non ammette
che l'animo possa credervi, necessario che tu, vinto, riconosca
che esistono quelle cose che non sono pi costituite di parti
e constano di natura minima. E poich esse esistono, necessario
che tu riconosca che esistono anche quegli elementi, solidi ed eterni.
Infine, se la natura creatrice fosse solita costringere
tutte le cose a risolversi nelle parti minime,
nulla pi essa sarebbe in grado di ricomporre con queste,
perch le cose che sono prive di parti non possono avere
le qualit che deve avere la materia generatrice,
le varie connessioni, i pesi, gli urti,
gl'incontri, i movimenti, per cui tutte le cose si svolgono.
Perci coloro i quali pensarono che materia delle cose fosse
il fuoco e che di solo fuoco fosse costituito l'universo,
appare evidente che molto si allontanarono dalla verit.
Loro duce, entra primo in battaglia Eraclito,
illustre per l'oscura lingua pi tra i fatui
che tra i seri Greci ricercatori del vero.
Gli sciocchi infatti pi ammirano e amano tutte
quelle cose che scorgono nascoste sotto parole stravolte,
e tengono per vero ci che pu titillare gradevolmente
le orecchie ed colorato di una piacevole sonorit.
Come potrebbero infatti le cose essere tanto varie, io domando,
se si suppone che siano nate dal solo e puro fuoco?
Nulla, in verit, gioverebbe che il caldo fuoco si condensasse
o si rarefacesse, se le parti del fuoco avessero
la medesima natura che ha anche il fuoco intero.
Pi violento sarebbe difatti l'ardore per la concentrazione delle parti,
e, d'altro canto, pi languido per la loro disgiunzione e dispersione
Che con tali cause possa avvenire pi di questo,
non ti dato credere; tanto meno, poi, tanta variet di cose
pu provenire da fuochi densi e radi. E aggiungi questo:
soltanto se ammettono che alle cose misto il vuoto,
i fuochi potranno condensarsi o rarefarsi.
Ma, poich vedono molte cose opporsi a loro
e rifuggono dall'ammettere nelle cose il vuoto puro,
mentre temono la via ardua, smarriscono la via giusta;
n d'altronde vedono che, tolto dalle cose il vuoto,
tutto si condensa e di tutto si fa un corpo solo,
tale che da s non pu emettere nulla istantaneamente,
nel modo in cui il fuoco avvampante getta luce e calore,
s che vedi che non consta di parti compatte.
Ma, se per caso credono che in altro modo possano
i fuochi nell'addensamento estinguersi e mutar sostanza,
evidente che, se non si asterranno dal far ci in nessuna parte,
tutto l'ardore naturalmente cadr appieno nel nulla,
e dal nulla saranno prodotte tutte le creature.
Infatti ogni volta che una cosa si muta ed esce dai propri
termini, sbito questo la morte di ci che era prima.
Quindi necessario che alle creature qualcosa sopravanzi incolume,
perch tutte le cose non ti si riducano appieno al nulla,
e dal nulla rinasca e prenda vigore l'insieme delle cose.
Ora, dunque, poich ci sono certi corpi ben determinati,
che conservano una natura sempre uguale,
e per il cui distaccarsi o accostarsi e mutare di ordine
mutano natura le cose e si trasformano i corpi,
si vede che questi corpi primi non sono di fuoco.
Non farebbe infatti differenza che alcuni si disgiungessero
e partissero, e altri si aggiungessero, e alcuni mutassero ordine,
se tuttavia tutti quanti conservassero natura di fiamma:
infatti, qualunque cosa creassero, sarebbe in ogni modo fuoco.
Ma, a quel ch'io penso, la cosa sta cos: esistono certi corpi,
di cui gl'incontri, i movimenti, l'ordine, la disposizione, le forme
producono i fuochi, e col mutare ordine mutano natura,
n sono simili al fuoco, n ad alcun'altra cosa
che possa emettere corpi ai sensi
e con l'accostarsi colpire il nostro tatto.
Dire, poi, che fuoco sono tutte le cose e che nel novero
delle cose non esiste nulla che sia reale tranne il fuoco,
come fa questo medesimo Eraclito, pare essere mero delirio.
Infatti contro i sensi, partendo dai sensi, egli stesso combatte,
e infirma quelli da cui dipendono tutte le opinioni,
da cui egli stesso apprese questo che chiama fuoco.
Crede infatti che i sensi conoscano realmente il fuoco,
ma non tutte le altre cose, che per nulla son meno chiare.
E questo a me sembra falsit e delirio.
A che ci riferiremo infatti? Che mai pu essere per noi
pi sicuro degli stessi sensi per discernere il vero e il falso?
E d'altronde, perch uno eliminerebbe tutte le altre cose
e vorrebbe lasciare la sola natura del fuoco, piuttosto che negare
l'esistenza del fuoco e lasciare tuttavia sussistere un'altra natura?
Uguale demenza sembra, infatti, dire e l'una e l'altra cosa.
Perci coloro i quali pensarono che materia delle cose fosse
il fuoco e che di fuoco potesse essere costituito l'universo,
e coloro che posero l'aria quale principio generatore
delle cose, o quanti pensarono che l'acqua di per s sola
formasse le cose, o che la terra creasse tutto
e si trasformasse in ogni natura di cose,
sembrano essersi sperduti molto lontano dal vero.
Aggiungi anche coloro che duplicano i primi principi
delle cose, unendo l'aria al fuoco e la terra all'acqua,
e coloro che credono che da quattro cose possa crescer tutto,
dal fuoco, dalla terra e dall'aria e dall'acqua.
Fra questi primeggia Empedocle di Agrigento,
che entro le sue rive triangolari produsse l'isola
intorno a cui fluttuando negli ampi anfratti il mare
Ionio spruzza dalle onde glauche le salse spume,
e per angusto stretto acque impetuose dividono
con le onde le rive della terra Eolia dal suo territorio.
Qui la devastatrice Cariddi e qui i boati dell'Etna
minacciano di raccogliere di nuovo le ire delle fiamme,
s che ancora la sua violenza vomiti fuochi prorompenti
dalle fauci e al cielo lanci di nuovo folgori di fiamma.
E se questa regione appare in molti modi grande, meravigliosa
alle genti umane, e si dice che sia degna di essere veduta,
opima di cose buone, munita di molta forza di uomini,
pure sembra che in s non abbia avuto nulla di pi glorioso
che quest'uomo, nulla di pi santo e mirabile e caro.
E invero i canti del suo petto divino
svelano a gran voce ed espongono gloriose scoperte,
s che a stento sembra nato da stirpe umana.
Egli, tuttavia, e quelli che abbiamo menzionati sopra,
notevolmente inferiori sotto molti aspetti e molto minori,
bench scoprissero molte cose bene e in maniera divina,
e quasi dai penetrali del cuore dessero responsi
pi santamente e con molto maggiore certezza
che la Pizia, che parla dal tripode e dal lauro di Febo,
tuttavia nei primi principi delle cose rovinarono,
e gravemente ivi caddero, grandi in grande caduta;
prima perch, tolto dalle cose il vuoto, asseriscono
il movimento, e lasciano cose morbide e porose,
l'aria l'acqua il fuoco la terra gli animali le messi,
e tuttavia non mescolano nel loro corpo il vuoto;
poi perch credono che non ci sia alcun termine
alla divisione dei corpi, n esista arresto al loro spezzarsi,
n resti assolutamente alcun minimo nelle cose;
mentre vediamo che di ciascuna cosa esiste quel vertice estremo
che si vede essere il minimo rispetto ai nostri sensi,
s che puoi inferirne che il punto estremo esistente nei corpi
che non sei in grado di scorgere in essi la minima parte.
E a ci s'aggiunge ancora questo: poich suppongono
come primi principi cose molli, che noi vediamo soggette
alla nascita e dotate di corpo mortale, l'universo
dovrebbe in tal caso ritornare interamente al nulla,
e dal nulla rinascere e prender vigore l'insieme delle cose;
ma tu gi saprai quanto e questo e quello siano lontani dal vero.
Poi, quelle cose sono in molti modi nemiche ed hanno l'una
per l'altra effetto di veleno: perci o accozzatesi periranno
o fuggiranno qua e l, cos come, per addensamento di tempesta,
vediamo fuggire qua e l fulmini e piogge e venti.
Infine, se da quattro cose tutto si crea
e in esse cose tutto di nuovo si dissolve,
come possono queste esser chiamate primi principi piuttosto
che, al contrario e inversamente, le cose principi di queste?
Alternamente infatti si generano e cambiano colore
e l'intera loro natura reciprocamente, da sempre.
Ma se per caso credi che il corpo del fuoco e quello della terra
e i soffi dell'aria e il rorido umore si congiungano
cos che nell'unione per nulla muti la loro natura,
da essi non ti si potr formare nessun essere,
n animato, n con corpo inanimato, come un albero.
Difatti nella congiunzione del vario coacervo ciascuna cosa
mostrer la natura propria, e si vedr l'aria mista insieme
con la terra, e il fuoco permanere insieme con l'acqua.
Ma nella generazione delle cose bisogna che i primi principi
apportino una natura occulta e invisibile,
perch non spicchi qualcosa che contrasti, e precluda
a quanto vien creato la possibilit di un'esistenza propria.
Anzi, risalgono sino al cielo e ai suoi fuochi,
e suppongono che prima il fuoco si trasformi nei soffi dell'aria,
di qui si generi la pioggia, e dalla pioggia si crei la terra,
e dalla terra tutto ritorni indietro,
prima l'acqua, poi l'aria, quindi il calore,
e che queste cose non cessino di mutarsi tra loro,
di passare dal cielo alla terra, dalla terra agli astri del cielo.
Cosa che i primi principi non devono fare in alcun modo.
necessario, infatti, che qualcosa sopravanzi immutabile,
perch tutte le cose non si riducano appieno al nulla.
Infatti ogni volta che una cosa si muta ed esce dai propri
termini, sbito questo la morte di ci che era prima.
Perci, poich le cose che abbiamo dette poc'anzi
subiscono mutamento, necessario che esse constino
di altre che non possano assolutamente cambiarsi,
se non vuoi che tutte le cose si riducano appieno al nulla.
Perch non supponi piuttosto certi corpi dotati
di tale natura che, se per caso hanno creato il fuoco,
possano anche, tolti pochi di essi ed aggiunti pochi altri,
mutati ordine e moto, produrre i soffi dell'aria,
e che cos tutte le cose si mutino le une nelle altre?
"Ma fatti manifesti", dici, "mostrano apertamente che tutte
le cose nei soffi dell'aria crescono e s'alimentano dalla terra;
e se la stagione non prodiga in tempo propizio le piogge,
s che gli alberi vacillino per lo sciogliersi dei nembi,
e il sole per parte sua non li ristora e dispensa il calore,
non possono crescere messi, alberi, esseri viventi".
Naturalmente! E, se cibi secchi e teneri liquidi
non ci sostenessero, senz'altro, deperito il corpo,
anche tutta la vita da tutti i nervi e le ossa si scioglierebbe.
Infatti senza dubbio noi siamo sostentati e alimentati da cose
determinate, come da cose determinate altri esseri e altri ancora.
Certo perch molti principi primi, comuni a molte cose
in molti modi, nelle cose son misti,
per questo cose diverse si alimentano di cose diverse.
E spesso importa molto con quali altri i medesimi primi
principi, e in quale disposizione, siano collegati,
e quali movimenti a vicenda imprimano e ricevano;
giacch gli stessi costituiscono il cielo, il mare, le terre, i fiumi,
il sole, gli stessi le messi, gli alberi, gli esseri viventi,
ma si muovono commisti ad altri e in altro modo.
Anzi qua e l nei nostri stessi versi tu vedi
molte lettere comuni a molte parole,
mentre tuttavia devi ammettere che versi e parole distano
tra loro, e per significato e per modulazione di suono.
Tanto il potere delle lettere, solo che se ne muti l'ordine.
Ma i primi principi delle cose sono in grado di apportare
pi mezzi, perch se ne possano creare tutte le varie cose.
Ora scrutiamo anche l'omeomeria di Anassagora,
come i Greci la chiamano, mentre a noi la povert del patrio
linguaggio non concede di denominarla nella nostra lingua;
ma tuttavia la cosa stessa facile esporla con parole.
Anzitutto - ci che egli denomina omeomeria delle cose -
evidentemente crede che le ossa siano formate di ossa
piccolissime e minute, e di piccolissime e minute
carni la carne, e che il sangue si crei da molte
gocce di sangue che si uniscano tra loro,
e che l'oro possa esser costituito di briciole d'oro,
e che la terra si componga per aggregarsi di particelle di terra,
di particelle di fuoco sia fatto il fuoco, d'acqua l'acqua;
e in simile maniera immagina e crede tutte le altre cose.
N tuttavia in alcuna parte egli concede che nelle cose ci sia
il vuoto, n che esista un limite alla divisione dei corpi.
Perci in entrambe le dottrine mi sembra che egli erri
allo stesso modo di coloro di cui parlammo sopra.
Aggiungi che troppo deboli s'immagina i primi principi;
se effettivamente sono primi principi, quelli che son dotati
di natura simile a quella che propria delle cose stesse, e ugualmente
soffrono fatica e morte, e nulla ne arresta il disfacimento.
Quale di essi infatti sotto una pressione violenta resister
tanto da sfuggire alla distruzione, tra i denti stessi della morte?
Il fuoco o l'acqua o l'aria? Quale di questi? Il sangue o le ossa?
Nessuno, a parer mio; quando in egual modo ogni cosa, senza eccezione,
sar mortale, tanto quanto i corpi che manifestamente vediamo
scomparire, vinti da qualche forza, sotto i nostri occhi.
Ma che le cose non possano ricadere nel nulla, n, poi,
crescere dal nulla, chiamo a testimoniarlo le cose gi provate.
Inoltre, poich il cibo accresce il corpo e lo alimenta,
se ne pu concludere che in noi le vene e il sangue e le ossa
o, se diranno che tutti i cibi sono di sostanza mista
ed hanno in s piccoli corpi di nervi
e ossa e generalmente vene e parti di sangue,
ne conseguir che ogni cibo, sia secco sia liquido,
si debba credere costituito esso stesso di cose d'altra natura,
di ossa e di nervi e di siero e di sangue commisti.
Inoltre, se tutti i corpi che crescon dalla terra son contenuti
nelle particelle di terra, la terra deve essere composta
delle cose d'altra natura che sorgono su dalla terra.
Trasporta lo stesso ragionamento a un altro oggetto: potrai usare
le stesse parole. Se nel legno stan nascosti fiamma e fumo e cenere,
necessario che il legno consti di cose d'altra natura.
Inoltre, tutti quei corpi che la terra alimenta, accresce
delle cose d'altra natura che sorgono su dal legno.
Resta qui una tenue scappatoia: quella di cui s'avvale
Anassagora, supponendo che in tutte le cose
si celino commiste tutte le cose, ma appaia
solo quella di cui nel miscuglio esistano pi particelle,
e siano pi in evidenza e collocate in prima linea.
Ma questo si discosta molto dalla verit.
Giacch in tal caso anche le messi dovrebbero spesso, quando
son frantumate dalla minacciosa forza della pietra, emettere traccia
di sangue o qualcuna di quelle cose che si alimentano nel nostro corpo;
quando le stritoliamo con pietra su pietra, il sangue dovrebbe versarsi.
Similmente dovrebbero anche spesso le erbe e le acque
stillare gocce dolci e di sapore simile a quello
che ha il grasso latte delle pecore lanute;
e certo dovremmo anche, sminuzzate le zolle di terra,
vedere spesso varie specie di erbe e messi e fronde
disseminate tra la terra nascondersi in particelle minute;
infine, nella legna spezzata si dovrebbero vedere
cenere e fumo e minuti fuochi nascosti.
Ma, poich fatti manifesti mostrano che nessuna
di tali cose accade, chiaro che nelle cose non sono in quel modo
mischiate le cose, ma semi comuni a molte cose
devono celarsi nelle cose, commisti in molti modi.
"Ma spesso", tu dici, "sui grandi monti avviene
che le vicine cime degli alti alberi si sfreghino le une
contro le altre, quando a far ci le costringono gli austri possenti,
finch rifulgono d'uno sbocciato fiore di fiamma".
Certo; eppure nel legno non si annida il fuoco,
ma ci sono molti semi di calore, che, confluiti
per lo strofino, producono incendi nelle selve.
Che se la fiamma si nascondesse nelle selve gi formata,
non potrebbero per alcun tratto di tempo restar celati i fuochi,
divorerebbero dappertutto le selve, brucerebbero gli alberi.
E dunque non vedi ora che, come dicemmo poc'anzi,
spesso importa moltissimo con quali altri i medesimi
primi principi, e in quale disposizione, siano collegati,
e quali movimenti a vicenda imprimano e ricevano,
e che i medesimi, di poco mutati tra loro, producono
i fuochi e il legno? Appunto come anche le parole stesse
constano di lettere di poco mutate tra loro,
mentre con distinti vocaboli significhiamo ligneo e igneo.
E infine, se tutto quanto discerni nelle cose visibili
credi che non possa avvenire senza che tu supponga
dotati di natura consimile i corpi primi della materia,
con questo criterio i primi principi ti vanno in rovina:
avverr che sghignazzino, scossi da tremulo riso,
e di lacrime salse inumidiscano i volti e le guance.
E ora, suvvia, apprendi ci che resta e ascolta pi chiaro canto.
N sfugge al mio pensiero quanto queste cose siano oscure;
ma una grande speranza di gloria ha trafitto il mio cuore
con tirso penetrante e insieme mi ha infuso nel petto un dolce
amore delle Muse, dal quale ora incitato con mente vivida
percorro remote regioni delle Pieridi, ove nessuno prima
impresse orma. Godo ad appressarmi alle fonti intatte
e bere, e godo a cogliere nuovi fiori
e comporre per il mio capo una corona gloriosa,
di cui prima a nessuno le Muse abbiano velato le tempie;
anzitutto perch grandi cose io insegno, e cerco
di sciogliere l'animo dagli stretti nodi della superstizione;
poi perch su oscura materia compongo versi tanto luminosi,
tutto cospargendo col fascino delle Muse.
Infatti anche questo appare non privo di ragione;
ma, come i medici, quando cercano di dare ai fanciulli
il ripugnante assenzio, prima gli orli, tutt'attorno al bicchiere,
cospargono col dolce e biondo liquore del miele,
perch nell'imprevidenza della loro et i fanciulli siano ingannati,
non oltre le labbra, e intanto bevano interamente l'amara
bevanda dell'assenzio e dall'inganno non ricevano danno,
ma al contrario in tal modo risanati riacquistino vigore;
cos io ora, poich questa dottrina per lo pi pare
troppo ostica a coloro che non l'hanno coltivata,
e il volgo rifugge lontano da essa, ho voluto esporti
la nostra dottrina col canto delle Pieridi che suona soave,
e quasi cospargerla col dolce miele delle Muse,
per provare se per caso potessi in tal modo tenere
avvinto il tuo animo ai miei versi, finch penetri tutta
la natura, in quale forma sia disposta e ornata.
Ma, poich ho insegnato che gli atomi sono solidissimi
e in perpetuo volteggiano, invitti attraverso ogni tempo,
ora investighiamo se la loro somma abbia o non abbia
alcun limite; e parimenti, il vuoto di cui abbiamo scoperto
l'esistenza, o luogo o spazio, in cui tutte le cose si svolgono,
scrutiamo se sia tutto assolutamente finito
oppure si apra immenso e smisuratamente profondo.
Tutto quanto esiste, dunque, non limitato in alcuna
direzione; altrimenti dovrebbe avere un'estremit.
evidente, d'altra parte, che niente pu avere un'estremit,
se al di l non esiste qualche cosa che lo delimiti, s che appaia
un punto oltre il quale questa natura di senso non possa pi seguirlo.
Ora, poich dobbiamo ammettere che niente c' al di fuori del tutto,
questo non ha un'estremit: manca, dunque, di confine e di misura.
N importa in quali sue regioni tu ti fermi;
perch sempre, qualsiasi luogo uno abbia occupato,
per ogni verso lascia altrettanto infinito il tutto.
E inoltre, supponiamo ora che tutto lo spazio esistente
sia limitato e che qualcuno corra avanti, all'estrema
riva, spingendosi fino all'ultimo punto, e scagli un dardo volante:
preferisci tu pensare che esso, lanciato con valide forze,
vada ove stato vibrato e voli lontano,
o credi che qualcosa possa arrestarlo e ad esso opporsi?
O l'una o l'altra ipotesi occorre infatti che tu ammetta e scelga.
Ma sia l'una che l'altra ti preclude ogni via di scampo
e ti obbliga a riconoscere che il tutto si estende senza confine.
Infatti, sia che esista qualcosa che l'arresti e gl'impedisca
di giungere ove stato vibrato e di conficcarsi nel segno,
sia che pi oltre esso voli, il punto donde partito non il confine estremo.
In tal modo ti incalzer e, dovunque porrai l'estrema
riva, chieder: "che sar poi del dardo?".
Avverr che in nessun luogo si potr fissare il confine,
e la possibilit della fuga sempre allontaner la scappatoia.
Inoltre, se tutto lo spazio dell'intero universo
fosse chiuso da ogni parte e stesse entro certi confini,
se fosse limitato, gi la massa della materia per il peso
dei suoi corpi solidi sarebbe confluita da ogni parte nel fondo,
n alcuna cosa potrebbe svolgersi sotto la volta del cielo;
e assolutamente non ci sarebbe cielo, n luce di sole,
ch in tal caso tutta la materia giacerebbe accumulata,
gi da tempo infinito depositandosi.
Ma ora, certamente, nessuna requie data ai corpi
dei primi principi, perch non c' un ultimo fondo,
ove possano quasi confluire e porre le loro sedi.
Sempre in continuo moto si svolgono tutte le cose,
per ogni dove, e anche dal basso vengono forniti
i corpi della materia che muovono dall'infinito.
Infine, palesemente appare agli occhi che una cosa delimita
un'altra cosa: l'aria fa da confine ai colli, e i monti all'aria;
il mare confina con la terra e, a loro volta, tutte le terre col mare;
ma il tutto, invero, non c' nulla che lo delimiti dall'esterno.
La natura dello spazio , dunque, e la distesa dell'abisso tale
che i fulgidi fulmini non potrebbero percorrerla nella loro corsa,
volando per un tratto ininterrotto di tempo, n procedendo
potrebbero affatto ottenere che resti meno cammino da fare:
a tal segno s'apre dovunque alle cose un'immensa estensione,
senza confini da ogni punto verso qualunque parte.
Che poi tutto l'insieme delle cose possa porsi da s stesso
un limite, lo vieta la natura; la quale costringe la materia
a essere limitata dal vuoto, e quanto vuoto a essere limitato
dalla materia, s che con la loro alternanza rende infinito
il tutto, o altrimenti l'uno o l'altro dei due, se non lo delimita
l'altro, con la semplice sua natura si stende tuttavia illimitato.
n il mare, n la terra, n la volta luminosa del cielo,
n la stirpe mortale, n i santi corpi degli di
potrebbero sussistere per l'esiguo tratto di un'ora:
dispersa fuori dalla sua compagine la massa della materia
vagherebbe dissolta per il vuoto immenso,
o piuttosto non si sarebbe mai aggregata per formare
alcuna cosa, perch, sparpagliata, non avrebbe potuto adunarsi.
Ch certo non secondo un deliberato proposito i primi principi
delle cose si collocarono ciascuno al suo posto con mente sagace,
n in verit pattuirono quali moti dovesse produrre ciascuno;
ma, poich molti di essi, in molti modi trasmigrando per il tutto,
da tempo infinito sono stimolati e travagliati dagli urti,
sperimentando ogni genere di movimenti e aggregazioni
pervengono finalmente a tali disposizioni,
quali son quelle per cui s' formato e sussiste il nostro universo,
e, per molti lunghi anni conservatosi,
una volta che si combin in movimenti concordanti,
fa che i fiumi con le onde abbondanti delle loro correnti
alimentino l'avido mare e, riscaldata dalle vampe del sole, la terra
rinnovi i parti e, sorte dal suo grembo, fioriscano le generazioni
degli animali e vivano i fuochi che scivolano nell'etere.
Ci che in nessun modo farebbero, se dall'infinito
non potesse affluire in abbondanza la materia
con cui sogliono riparare a tempo tutte le perdite.
Infatti, come, privati del cibo, gli esseri viventi
si sfanno perdendo i corpi, cos tutte le cose devono
dissolversi appena ha cessato di rifornirle la materia,
deviata per qualche cagione dal giusto cammino.
E gli urti dall'esterno, provenienti da ogni parte, non hanno il potere
di conservare tutto l'insieme di qualunque mondo si sia aggregato.
Possono bens battere spesso e trattenere una parte,
fin quando ne vengano altri e l'insieme si possa completare;
tuttavia talora sono costretti a rimbalzare e ad accordare
frattanto ai principi delle cose spazio e tempo di fuga,
s che possano volar via, liberi dall'aggregazione.
Perci, ancora e ancora, necessario che molti atomi affluiscano;
e d'altronde, perch possano essere sufficienti gli stessi urti,
da ogni parte abbisogna infinita quantit di materia.
A tale proposito, tieniti lontano dal credere, o Memmio,
a quello che dicono: che tutte le cose convergono verso il centro
dell'universo, e che la natura del mondo resta salda senza sostegno
di colpi dall'esterno, e l'alto e il basso non possono dissolversi
da nessuna parte, per questo: perch tutte le cose premono verso il centro
(se a te pare possibile che qualcosa poggi su s stessa);
e che i corpi pesanti che sono sotto la terra, convergono tutti
verso l'alto e riposano poggiati all'inverso sulla terra,
come le immagini che adesso noi vediamo nell'acqua.
E similmente sostengono che animali camminano supini
e tuttavia non possono cader via dalla terra
nelle regioni inferiori del cielo, pi di quanto i corpi nostri
possano di per s stessi volare verso le plaghe del cielo;
e che, quando quelli vedono il sole, noi scorgiamo gli astri
della notte, e alternamente dividono con noi le stagioni
del cielo e trascorrono notti corrispondenti ai nostri giorni.
Ma un vano errore ha fatto approvare ad uomini sciocchi tali assurdit
perch hanno abbracciato una teoria con falso ragionare.
Infatti non pu esserci un centro, perch l'universo
infinito. N assolutamente, se pure ci fosse un centro,
alcuna cosa potrebbe ivi star fissa per questo,
anzich essere, in qualsiasi altro modo, respinta lontano.
Infatti tutta l'estensione e lo spazio, che chiamiamo vuoto,
per il centro come fuori dal centro, deve ugualmente lasciare
il passo ai corpi pesanti, dovunque tendano i loro movimenti.
Non c' alcun luogo, ove i corpi, quando siano giunti, possano,
perduta la forza del peso, restar fermi nel vuoto;
n, d'altra parte, ci che vuoto deve sussistere quale base sotto
alcuna cosa senza continuare a cedere, come esige la sua natura.
Dunque non possono le cose in tal modo esser tenute
insieme in un'aggregazione, vinte dalla brama del centro.
Inoltre, poich s'immaginano che al centro tendano,
non gi tutti i corpi, ma solo quelli della terra e dell'acqua,
i flutti del mare e le grandi onde che scendono gi dai monti,
e quelle cose che sono contenute, per cos dire, nel corpo
terrestre, ma al contrario dicono che i tenui soffi dell'aria
e i caldi fuochi insieme si irradiino dal centro,
e che tutto l'etere all'intorno tremoli di stelle
e la fiamma del sole pascoli attraverso i ceruli spazi del cielo
perch, fuggendo dal centro, il calore si raccoglie tutto l,
e che agli alberi le cime dei rami non potrebbero affatto
frondeggiare, se dalla terra a poco a poco cibo a ciascuno
che le mura del mondo, al modo delle fiamme volanti,
fuggano via improvvisamente dissolte nel vuoto immenso,
e tutte le altre cose tengano loro dietro in modo consimile,
e crollino in alto le volte tonanti del cielo,
e la terra si sottragga rapidamente ai nostri piedi, e tutta,
fra le frammiste rovine delle cose terrene e del cielo
dissolventi i corpi, si inabissi attraverso il vuoto profondo,
s che in un istante nessun avanzo resti,
tranne lo spazio deserto e i primi principi invisibili.
Infatti, da qualunque parte supporrai che prima vengano a mancare
i corpi, questa parte sar per le cose la porta della morte,
per questa si riverser fuori tutta la folla della materia.
Queste cose cos conoscerai, condottovi con poca fatica;
e infatti da una cosa un'altra cosa si chiarir, n la cieca notte
ti toglier il cammino, s che tu non giunga a vedere gli ultimi confini
della natura: cos le cose accenderanno la luce su altre cose.


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