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Pubblicata il: giugno 24, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie orientali | Totali visite: 4679 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
IL COMMIATO

E cos si fece sera.
E Almitra, l'indovina, disse: Sia benedetto questo giorno e questo luogo e il tuo spirito che ha parlato.
E lui rispose: Ero io a parlare? Non sono stato io stesso un uditore?

Quindi scese i gradini del tempio e tutto il popolo lo segu. Lui raggiunse la sua nave e rest in piedi sul ponte.
E ancora rivolto al popolo lev alta la voce e disse:
Popolo di Orfalese, il vento mi comanda di lasciarvi.
Io sono meno impaziente del vento, tuttavia devo andare.
Per noi, viandanti eternamente alla ricerca della via pi solitaria, non inizia il giorno dove un altro giorno finisce, e nessuna aurora ci trova dove ci ha lasciato al tramonto.
Anche quando dorme la terra, noi procediamo nel viaggio.
Siamo i semi della tenace pianta, ed nella nostra maturit e pienezza di cuore che veniamo consegnati al vento e dispersi.

Brevi furono i miei giorni tra voi, e ancor pi brevi le parole che ho detto.
Ma se la mia voce si affievolir nel vostro orecchio e il mio amore svanir nella vostra memoria, allora io torner.
E con cuore pi ricco e labbra pi docili allo spirito, parler con voi.
S, torner con la marea,
E se anche la morte mi celasse e mi avvolgesse il silenzio pi profondo, ancora cercher il vostro ascolto.
E non cercher invano.
Se ci che ho detto verit, questa verit dovr rivelarsi in una voce pi chiara e in parole pi somiglianti ai vostri pensieri.

Io vado col vento, popolo di Orfalese, ma non verso il nulla.
E se questo giorno non compimento delle vostre attese n del mio amore, sia allora promessa per un altro giorno.
I bisogni dell'uomo mutano, ma non il suo amore n il desiderio che sia l'amore a placarli.
Sappiate dunque che io torner dal silenzio pi grande.
La nebbia che all'alba si dissolve e lascia sui campi solo rugiada, si alzer per raccogliersi in nube e ricadere sotto forma di pioggia.
E io fui come nebbia.
Nella quiete della notte ho camminato per le vostre strade e il mio spirito entrato nelle vostre case,
I palpiti del vostro cuore erano nel mio cuore e sul mio volto soffiava il vostro respiro, e vi ho conosciuti tutti.
S, ho conosciuto la vostra gioia e il vostro dolore e, nel sonno, i vostri sogni erano i miei sogni.
Tra voi sovente sono stato un lago circondato da montagne.
In me si sono rispecchiate le vostre vette e i curvi pendii, e anche il lento sfilare delle greggi dei vostri pensieri e passioni.
E al mio silenzio giunto come a ruscelli il riso dei vostri bambini e a fiumi l'ardente desiderio dei vostri giovani.
E raggiunta la mia profondit, ruscelli e fiumi non avevano ancora smesso il canto.
Ma qualcosa di pi dolce del riso e pi grande del desiderio giunto sino a me.
L'infinito in voi;
L'uomo immenso del quale non siete altro che cellule e nervi;
Nel cui cantico ogni vostra voce non che un muto singhiozzo.
E' nell'uomo immenso che voi siete immensi,
Ed nel guardarlo che vi ho guardato e amato.
Poich a quali distanze, al di l di questa immensa sfera, pu giungere l'amore?
Quali visioni, quali attese e quali speranze si eleveranno oltre quel volo?
Come una quercia gigantesca in piena fioritura l'uomo immenso in voi.
La sua forza vi lega alla terra, la sua fragranza vi solleva nell'aria, e nel suo perdurare voi siete immortali.
Vi stato detto che voi, simili a una catena, siete deboli quanto il vostro anello pi debole.
Questa non che una mezza verit. Voi siete anche forti come il vostro anello pi forte.
Misurarvi dalla vostra azione pi meschina come calcolare la potenza dell'oceano dalla fragilit della sua schiuma.
Giudicarvi dai vostri errori accusare le stagioni per la loro incostanza.

S, voi siete come l'oceano,
E sebbene le navi, pesanti di carichi, attendano la marea sulle vostre rive, voi, come l'oceano, non la potete affrettare.
E inoltre siete come le stagioni,
E bench nel vostro inverno neghiate la vostra primavera,
La primavera che in voi sorride intatta e assopita.
Non pensiate che io vi parli cos affinch vi diciate l'un l'altro: "Ci ha ben lodato. In noi non ha visto che il buono".
Io vi ho solo tradotto in parole ci che voi stesse conoscete in pensiero.
E che cos' la parola se non l'ombra di una conoscenza inespressa?
I vostri pensieri e le mie parole sono le onde di una memoria sigillata che conserva la traccia del nostro passato,
E dei remoti giorni in cui la terra non conosceva noi n s stessa,
E delle notti in cui era preda del caos.

Uomini savi sono venuti per darvi la loro saggezza. Io sono venuto per attingerla da voi.
E ho trovato quanto pi grande della saggezza:
La fiamma dello spirito in voi che si alimenta di s stessa,
Mentre voi, noncuranti del suo espandersi, piangete l'inaridire dei giorni.
E ho trovato la vita che cerca la vita in corpi che temono la tomba.

Qui non ci sono tombe.
Queste montagne e queste pianure sono una culla e una pietra per il guado.
Quando passate per il campo dopo aver sepolto i vostri avi, guardatevi intorno e vedrete voi stessi con i vostri figli danzare mano nella mano.
In verit, spesso fate festa senza saperlo.

Altri uomini vennero a blandire la vostra fede con dorate promesse e voi a loro rendeste ricchezze e potenza e gloria.
Io vi ho dato meno di una promessa, eppure siete stati con me pi generosi:
Mi avete dato la pi profonda sete di vita futura.
Certo non vi dono pi grande per un uomo di ci che muta ogni proposito in labbra ardenti e tutta la vita in una fonte.
E in questo sta il mio onore e la mia ricompensa:
Vengo a bere a una fonte e trovo l'acqua viva essa stessa assetata;
E mentre io bevo l'acqua mi beve.

Qualcuno tra voi mi ha stimato superbo e troppo schivo per ricevere doni.
In verit sono troppo superbo per accettare compensi, ma non doni.
E sebbene abbia mangiato bacche sulle colline quando mi avreste invitato alla vostra mensa,
E dormito sotto il portico del tempio quando mi avreste dato asilo con gioia,
Non stata forse la vostra amorevole preoccupazione per i miei giorni e le mie notti a rendere il cibo dolce alla mia bocca e a circondare il mio sonno di visioni?
Per tutto questo io vi benedico ancora.
Voi date molto e lo ignorate:
In verit la bont che si ammira allo specchio si tramuta in pietra,
E una buona azione che si compiace di s stessa genera una maledizione.

E alcuni di voi mi hanno giudicato distante ed ebbro della mia solitudine,
E hanno detto, "Lui tiene consiglio con gli alberi della foresta, ma non con gli uomini.
Siede solitario sulle cime dei monti e guarda dall'alto la nostra citt".
E' vero, ho scalato montagne e ho camminato in luoghi remoti.
Ma come avrei potuto vedervi se non da una grande altitudine o da una grande distanza?
In verit, come si pu essere vicini se non si conosce la lontananza?

E altri tra voi si sono tacitamente rivolti a me pronunziando queste parole:
"Straniero, straniero, amante di irraggiungibili altezze, perch vivi sulle cime dove le aquile costruiscono il loro nido?
Perch cerchi l'impossibile?
Quali tempeste vorresti carpire?
E quali uccelli chimerici insegui nel cielo?
Vieni, e sii uno di noi.
Scendi, placa la tua fame col nostro pane e spegni la tua sete col nostro vino".
Nella solitudine dell'anima questo hanno detto;
Ma se la loro solitudine fosse stata pi profonda avrebbero capito che ricercavo soltanto il segreto della vostra gioia e della vostra pena,
E che inseguivo soltanto la vostra essenza pi vasta che si libra nel cielo.
Ma il cacciatore stato anche la preda;
Molte frecce hanno lasciato il mio arco solo per mirare al mio petto.
E il volatile stato anche il rettile;
Quando le mie ali si dispiegavano al sole, la loro ombra sulla terra era una tartaruga.
E io, il credente, sono stato anche lo scettico,
Poich sovente ho messo il dito nella mia stessa piaga, per avere di voi la conoscenza e la fede pi profonde.

Ed con questa fede e questa conoscenza che io dico,
Voi non siete rinchiusi nel vostro corpo, n confinati nelle case o nei campi.
Ci che voi siete ha la sua dimora tra le montagne ed erra nel vento.

E non qualcosa che striscia al sole per scaldarsi o scava buche nel buio per trovare rifugio.
Ma qualcosa di libero, uno spirito che avvolge la terra e muove nell'etere.
Se queste sono parole vaghe, non cercate di chiarirle.
Vago e nebuloso l'inizio di ogni cosa, ma non la sua fine.
E vorrei che mi ricordaste come un inizio.
La vita, e tutto ci che vive, concepito nella nebbia e non nel cristallo.
E chiss se il cristallo non la nebbia che si dilegua?

Nel ricordarmi, non scordatevi di questo:
Ci che in voi sembra pi fragile e confuso, invece pi forte e determinato.
Non forse il respiro che ha eretto e temprato la vostra struttura?
E non forse un sogno che nessuno di voi ricorda di aver sognato, ci che ha edificato la vostra citt e modellato ogni cosa in essa?
Se solo poteste vedere il flusso di questo respiro, non vorreste vedere nient'altro.
E se solo poteste udire il sussurro di questo sogno, non vorreste ascoltare suono diverso.

Ma voi non vedete n udite, e questo bene.
Il velo che offusca i vostri occhi sar sollevato dalla mano che lo ha tessuto,
E la creta che ostruisce le vostre orecchie sar rimossa dalle dita che l'hanno impastata.
E voi vedrete.
E voi udirete.
Ma non rimpiangerete di aver conosciuto la cecit, n di essere stati sordi.
Poich in quel giorno conoscerete il fine nascosto.
E benedirete l'oscurit come avreste benedetto la luce.

Dette queste cose si guard intorno e vide il timoniere in piedi vicino alla sbarra scrutare ora le vele gonfie ora l'orizzonte.
E disse:
Paziente, troppo paziente il capitano della mia nave.
Il vento soffia e le vele sono inquiete;
Anche il timone implora la sua rotta;
Tuttavia il mio capitano ha atteso con calma il mio silenzio.
E questi miei marinai, che gi udivano il coro del mare aperto, hanno saputo ascoltarmi pazienti.
Non aspetteranno pi a lungo.
Sono pronto.
Il fiume ha raggiunto il mare, e ancora una volta la grande madre accoglie il figlio nel suo grembo.

Addio, popolo d'Orfalese.
Questo giorno finito.
Si chiude su di noi come il giglio acquatico sul suo domani.
Serberemo quello che qui ci stato donato,
E se non sar sufficiente, ci ricongiungeremo per tendere ancora le mani verso colui che d.
Torner a voi, non dimenticatemi.
Sar tra breve, e il mio anelito raccoglier polvere e saliva per un altro corpo.
Sar tra breve, un attimo di calma nel vento e un'altra donna mi partorir.
Addio a voi e alla giovinezza trascorsa con voi.
Appena ieri ci incontrammo.
Voi avete cantato per me nella mia solitudine e io ho costruito una torre nel cielo con i vostri desideri.
Ma ora il nostro sogno finito, volato via il sonno e non pi l'alba.
Il mattino volge al termine, il nostro dormiveglia si trasformato nella pienezza del giorno, e dobbiamo separarci.
Se ancora una volta ci incontreremo nel crepuscolo della memoria, parleremo nuovamente insieme, e il canto che voi intonerete sar allora pi profondo.
E se le nostre mani si toccheranno in un altro sogno, costruiremo un'altra torre nel cielo.

Cos dicendo fece un segnale ai marinai e subito essi levarono le ancore e, liberata la nave dagli ormeggi, salparono verso oriente.
E un grido venne dal popolo come da un solo cuore, sal nel crepuscolo e dal mare fu portato lontano come uno squillo di tromba.
Solo Almitra rimase in silenzio fissando la nave fino a che scomparve nella foschia.
E quando tutto il popolo si disperse lei rest sola sul molo mentre nel suo cuore riaffioravano le parole:

"Sar tra breve, un attimo di calma nel vento, e un'altra donna mi partorir"


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