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Pubblicata il: giugno 24, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie orientali | Totali visite: 1805 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Almustafa, l'eletto e l'amato, come un'alba verso il suo giorno, aveva atteso dodici anni nella citt di Orfalese il ritorno della nave che doveva riportarlo all'isola nativa.

E nel dodicesimo anno, il giorno settimo di Iellol mese della mietitura, sal sopra la collina fuori le mura della citt e guard verso il mare, e nella foschia vide la sua nave venire.
Allora le porte del suo cuore si spalancarono e la sua gioia vol lontano, al di sopra del mare. E Almustafa chiuse gli occhi e preg nei silenzi dell'anima.

Ma discendendo dalla collina, una grande tristezza cal su di lui, e cos ragion nel suo cuore:
Come andarsene in pace e senza dolore? No, non senza ferita nell'anima lascer questa citt.
lunghi sono stati i giorni di sofferenza consumati tra le sue mura, lunghe le noti di solitudine; e chi pu senza rimpianto lasciare il suo dolore e la sua solitudine?
Troppi frammenti dello spirito ho disseminato in queste strade, troppi figli del mio desiderio vanno nudi tra queste colline, e io non posso allontanarmi da loro senza peso e dolore.
Non una veste che oggi io respingo, ma una pelle che strappo con le mie stesse mani.
Non un pensiero che io lascio dietro a me, ma un cuore reso dolce da fame e sete.

Tuttavia pi a lungo non posso indugiare.
Il mare che pretende ogni cosa mi chiama, e io devo imbarcarmi.
Poich se resto, nonostante brucino le ore della notte, io sar ghiaccio e fossile, costretto in una forma.
Vorrei portare con me ogni cosa che qui. Ma come potr?
Una voce non pu portare con s la lingua e le labbra che le hanno dato le ali. Sola dovr approdare al cielo.
E sola e senza nido l'aquila voler attraverso il sole.

Giunto ai piedi della collina, nuovamente guard verso il mare e vide la sua nave avvicinarsi al porto e sulla prua i marinai, gli uomini della sua terra.

E la sua anima grid loro:
Figli della mia antica madre, cavalieri delle onde,
quante volte avete veleggiato nei miei sogni. E adesso approdate al mio risveglio, che il mio sogno pi profondo.
Sono pronto a partire, e a vele spiegate il mo desiderio aspetta il vento.
Ancora una volta respirer quest'aria calma e ancora una volta volger indietro il mio sguardo d'amore.
E allora sar tra voi, navigante tra i naviganti.
E tu, vasto mare, materno e insonne,
Unica pace e libert per il torrente e il fiume,
In questa piana la corrente traccer solo un'altra svolta, avr solo un altro mormorio.
E allora io verr a te, goccia infinita in sconfinato oceano.

E camminando vide di lontano uomini e donne lasciare campi e vigneti e accorrere alle porte della citt.
E ud le loro voci pronunciare il suo nome e gridare da campo a campo annunziandosi l'un l'altra l'arrivo della sua nave.
E lui si disse:
Il giorno della separazione sar forse giorno di convegno?
E questa mia vigilia, in verit, sar detta la mia aurora?
E cosa offrir a chi ha lasciato l'aratro a met solco o ha fermato la ruota del suo torchio?
Sar il mio cuore l'albero pesante di frutti che doner loro?
E sgorgheranno come fonte i miei desideri affinch ne siano colme le loro coppe?
Sono forse io quale arpa sfiorata dalla mano del potente, o un flauto che il suo soffio attraversa?
Io sono un esploratore di silenzi, e quali tesori scoperti nei silenzi potr dispensare con fiducia?
Se questo il mio giorno delle messi, in quali campi ho sparso il seme e in quali stagioni dimenticate?
Se veramente questo il giorno in cui lever alta la mia lanterna, non mia la fiamma che qui brucer.
Buia e vuota alzer la mia lanterna.
E a riempirla d'olio, cos come ad accenderla, sar il guardiano della notte.

Questi pensieri lui tradusse in parole. Ma molto rest nel suo cuore di non detto. Poich lui stesso era incapace di esprimere il suo segreto pi profondo.
E quando entr nella citt tutto il popolo gli venne incontro e lo acclam con una voce sola.
E gli anziani della citt si fecero avanti e dissero:
Non lasciarci ancora.
Sei stato un meriggio nel nostro crepuscolo e la tua giovinezza ci ha donato visioni di sogno.
Non sei ospite tra noi, non straniero, ma il figlio nostro prediletto.
Non tollerare che ai nostri occhi manchi il nutrimento del tuo volto.
E i sacerdoti e le sacerdotesse gli dissero:
Non adesso ci separino le onde del mare e non diventino ricordo gli anni che hai trascorso tra noi.
Come spirito hai camminato in mezzo a noi e la tua ombra stata luce per i nostri volti.
Molto ti abbiamo amato. Ma senza parole, nascosto, fu il nostro amore.
Ora esso grida e a te vorrebbe rivelarsi.
Poich sempre l'amore ignora la sua profondit fino all'ora del distacco.

E altri vennero a supplicarlo. Ma lui non rispose. Chin soltanto la testa, e chi gli era vicino vide le lacrime cadergli sul petto.
E con il popolo avanz sulla grande piazza, davanti al tempio.
E dal santuario usc una donna di nome Almitra. Ed era un'indovina.
E lui la fiss con estrema tenerezza perch per prima lo aveva cercato, e aveva creduto in lui dal giorno del suo arrivo in quella citt.
E lei lo salut dicendo:
Profeta di Dio, che cerchi l'assoluto, a lungo hai spiato l'orizzonte per scorgere la tua nave.
E ora la tua nave giunta e tu devi andare.
Profonda in te la nostalgia per la terra dei tuoi ricordi e per la dimora delle tue grandi speranze; e neppure il nostro amore potr trattenerti n la nostra necessit.
Ma prima di lasciarci noi ti chiediamo: parlaci e dona a noi la tua verit.
Noi la doneremo ai nostri figli, questi a loro figli, ed essa non perir.
In solitudine hai vegliato sui nostri giorni, e vigile hai udito il pianto e il riso del nostro sonno.
E allora dischiudici a noi stessi e a noi rivela ci che sai su quanto passa tra la nascita e la morte.

E lui rispose:
Popolo di Orfalese, di che cosa posso parlare se non di ci che anche ora si agita nel vostro cuore?


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