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Pubblicata il: giugno 24, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Poesie orientali | Totali visite: 1147 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
SULLA CASA

Allora si fece avanti un muratore e disse: Parlaci della Casa.
E lui rispose dicendo:
Costruite con l'immaginazione una capanna nel deserto, prima di costruire una casa entro le mura della citt:
poich come voi rincasate al crepuscolo, altrettanto fa il nomade che in voi, sempre esule e solo.
La casa il vostro corpo pi vasto.
Essa si espande nel sole e dorme nella quiete della notte, e non senza sogni. Non sogna forse la vostra casa?
E sognando non abbandona la citt per il bosco o la sommit della collina?

Vorrei riunire nella mia mano le vostre case, e come il seminatore disperderle in prati e foreste.
Vorrei che le vostre strade fossero valli e verdi sentieri i vostri viali, affinch potreste cercarvi l'un l'altro tra le vigne e ritrovarvi con l'abito odoroso di terra.
Ma questo non pu ancora accadere.
La paura dei vostri antenati vi ha radunati insieme, troppo vicini. E questa paura durer ancora in voi. E ancora le mura delle vostre citt separeranno dai campi i vostri focolari.

Ditemi, popolo di Orfalese, che avete in queste case?
E che mai custodite dietro l'uscio sbarrato?
Pace? Il calmo impeto che rivela la forza?
Ricordi? L'arco di pallida luce che unisce le cime della mente?
Avete la bellezza che conduce il cuore dagli oggetti creati nel legno e nella pietra alla montagna sacra?
Ditemi, avete questo nelle vostre case?
O avete solo benessere e l'avidit del benessere che furtiva entra in casa come ospite per diventarne padrona e infine sovrana?

S, essa vi domina, e con il rampino e la frusta riduce a fantocci le vostre aspirazioni pi alte.
Bench abbia mani di seta, il suo cuore di ferro.
Vi addormenta cullandovi per stare vicina al vostro letto e prendersi gioco della dignit della carne.
Schernisce i vostri sensi integri e li depone nella bambagia come fragili vasi.
In verit, l'avidit del benessere uccide la passione dell'anima e sogghigna alle sue esequie.

Ma voi, figli dell'aria, insonni nel sonno, non sarete ingannati n domati.
La vostra casa non sar l'ancora, ma l'albero della nave.
Non sar il velo lucente che ricopre la ferita, ma la palpebra a difesa dell'occhio.
Non ripiegherete le ali per attraversare le porte, non chinerete la testa per non urtare la volta, non tratterrete il respiro per paura che le mura si incrinino e crollino.
Non dimorerete in sepolcri edificati dai morti per i vivi.
E sebbene magnifica e splendida, la vostra casa non custodir il vostro segreto n dar riparo alle vostre brame.
Poich ci che in voi sconfinato risiede nella dimora del cielo, la cui porta bruma mattutina e le finestre sono canti di quiete notturna.


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